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Venti di guerra

Scritto da PCI Fed. Brescia.

All'annuncio dell'accordo Russia-Turchia che determinerà la liberazione di Idlib senza guerra in parecchi ci sono rimasti male. Sono incominciati bombardamenti sulla Siria. Bombardamenti da frustrazione da parte di USA, Israele e Francia. E' stato abbattuto un aereo russo: 14 morti.
 

Un aereo russo con 14 militari a bordo è scomparso dai radar mentre si trovava sul mar Mediterraneo durante un attacco israeliano sulla Siria. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo. "I contatti con l'equipaggio di un Il-20 si sono interrotti nel Mar Mediterraneo a 35 km dalle coste siriane mentre rientrava alla base aerea di Hmeimim" in Siria, ha spiegato il ministero. La sorte dei militari "è ignota" e sono in corso ricerche.

Secondo il dicastero, i contatti col jet si sono persi mentre quattro F-16 israeliani attaccavano obiettivi siriani nella provincia di Latakia. "Allo stesso tempo - riporta il ministero - i radar russi hanno registrato lanci di missili dalla fregata francese Auvergne, che era in quella zona".

LE BONTA’ CATTIVE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Guardare il Mediterraneo oggi con gli occhi della Storia da’ un senso di angoscia, quasi un groppo alla gola, col suo Adriatico senza più pesci, con i fondali dello Ionio e del Canale di Sicilia cosparsi di cadaveri, i muri eretti alle frontiere, i porti chiusi e le navi bloccate sequestrate in mezzo al mare, gli schiavi che muoiono di fatica e di fame nelle campagne a rendere più economica la nostra caprese.

Non è più tempo di minute contabili giornaliere ma di bilanci complessivi che rimandiamo da troppo tempo.

Era più di seicento anni fa che dalle nostre coste si irradiava la prima grande spinta globalizzatrice verso il mondo che coinvolse tutta l’Europa rinascimentale. Partivano navi cariche di armati e di preti e tornavano cariche di ricchezze e di schiavi. Erano altri tempi.

Ma oggi di tutti gli angoli colonizzati del mondo nuovo l’Africa è l’unico ad esserci stato tanto vicino da poter essere ritenuto il nostro ‘giardino di casa’, rimanendo quasi sempre nelle condizioni in cui abbiamo voluto mantenerla, condizioni che sono, generalmente, peggiori di quelle in cui era prima.

L’Africa che si riversa sulle nostre spiagge è rimasta al palo, non è mai stata illuminata da nessun Illuminismo ne’ liberata da alcuna Rivoluzione francese e, se pensiamo che una delle monete più in uso è il Franco africano a indicare una chiara servitù economica, scopriamo che non è arrivato neppure il novecento. Nessuna nuova Amsterdam o Brasilia o Shangai quindi in quelle terre se non una lunga lista di leader africani assassinati e imprigionati perché volevano crescere, perché volevano l’autonomia da noi.

E se bilancio complessivo deve essere non può riguardare solo la vergognosa contabilità di un colonialismo rinnovato e vigoroso. Vogliamo anche capire che ruolo politico e psicologico abbia avuto quell’internazionale della bontà che ci catapulta ossessivamente ogni giorno, ore pasti, le medesime buone intenzioni da secoli senza apparentemente nulla capire e senza farci capire nulla di quello che accade. Non ci sembra sia servita davvero a migliorare le condizioni dei popoli aiutati. Siamo sempre lì, dopo il Biafra il Ruanda, dopo il Sudan il Sud Sudan, dopo il Congo la Libia, la Costa D’Avorio, la Liberia, la Mauritania, la Somalia e non finisce mai, e siamo al nostro Mediterraneo di oggi. La risposta sembra essere sempre la stessa: dobbiamo essere più buoni. Già ma a questo punto bisogna chiedersi: buoni come?

Lo schema paludoso della bontà che assolve dai peccati non funziona più, si incrina e si denuda nelle sabbie mobili di un sistema complessivo che ha arruolato politicamente la maggior parte delle Organizzazioni Non Governative asservendole ad una complicità in cui, nei casi migliori, la merce di scambio pare proprio essere la possibilità di assolversi. Destabilizzare e affamare degli uni diventa così per gli altri l’occasione imperdibile per essere buoni e aiutare. E va peggio quando lo si fa anche in nome della democrazia perché allora diventiamo davvero incontentabili.

Il dramma del ruolo politico dell’Europa, dell’occidente, in Africa chiama a rispondere tutti, anche i leader, anche i buoni che, in quanto tali, non ritengono di dover rispondere mai di nulla né mai erano stati chiamati a farlo.

Qualche paese, come l’Eritrea, qualcosa ha capito se ha deciso di fare da solo e chiudere i confini alle “missioni”. Perché poi arrivano le multinazionali e noi non si conta più nulla, dicono. E, manco a dirlo, è l’Eritrea a comparire in cima alla lista dei cattivi. Lo schiavismo stesso si è evoluto: del resto perché andare a caricare schiavi razziandoli dall’entroterra quando basta bruciargli il villaggio dieci volte perché poi siano loro stessi a pagarti per poter venire a fare gli schiavi qui? E, di nuovo, c’è chi, tra i mercanti, riesce pure a farci bella figura risultando essere il paladino del mondo senza frontiere. Il Mediterraneo di oggi rappresenta il cortocircuito di quella formula che appariva perfetta in una relazione con l’Africa che ci vedeva arricchiti, buonissimi e progrediti mentre oggi pare non salvarsi più nessuno. Le distanze si sono accorciate, l’Africa non è più lontana dagli occhi, non regge più fare i democratici in Europa ed i fascisti là. Oggi lo si vede, lo si tocca: fascisti in Africa fascisti ovunque. Verrebbe quasi da chiedere scusa per queste righe, per la sbrigatività, l’ingenerosità verso attivisti splendidi che ognuno di noi conosce, ma il minuetto davvero non lo si regge più. Viene da chiedersi, per ogni volta che ci coglie un impeto di altruismo verso gli africani, verso gli immigrati, ma di quale delle innumerevoli liste di ‘buoni’ stiamo facendo parte, ma è una bontà veramente buona o una bontà cattiva? Abbiamo denunciato il colonialismo, abbiamo sfilato in difesa di Gheddafi, Sankarà, Gbagbo, o non ci è interessato mai sorbendoci volentieri le versioni del colonialismo perbenista?

Centinaia di milioni di vittime, l’arretratezza forzosa mantenuta per secoli, escludono per decenni futuri che si possa parlare delle nostre qualità, anzi sembrano escludere che in gioco ci sia stata mai una qualsiasi nostra sensibilità’ positiva. Per fortuna niente in quel continente aspetta più il nostro intervento, tocca agli africani, ad altre culture politiche, ad altri paesi.

Lamberto Lombardi

Segretario PCI Brescia


FESTA PROVINCIALE PCI BS - 2018

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Festa Provinciale PCI Brescia
Dal 26 Luglio al 5 Agosto
Chiesetta del Rugby
Via Maggia 3 - Brescia (S.Polo)

TUTTI I VIDEO DEI DIBATTITI DAL  CANALE YOUTUBE PCI BRESCIA

https://www.youtube.com/watch?v=an4vkKdqE_E&list=PL4EZNmAM1Cmm8jWzLTwsI0-uFYumKy4Z_

COMUNICATO PCI BRESCIA SULLA VICENDA Medtronic/Invatec

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La vicenda della crisi industriale Medtronic/Invatec rappresenta l'ennesimo attacco frontale che il padronato conduce contro i lavoratori con l'unico motivo di un maggior guadagno, con la scelta della multinazionale del biomedicale di chiudere entro due anni sia l’unità produttiva di Roncadelle che quella di Torbole Casaglia, cancellando in un solo colpo 314 posti di lavoro.

Il PCI di Brescia considera la salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro come l'obiettivo più politicamente avanzato, obiettivo non a caso perseguito con maggior determinazione dalle operaie che in questa fase conducono la lotta più aspra tra i lavoratori dell'impianto.

Ad esse va il nostro plauso ed il nostro sostegno incondizionato, così come alle strutture sindacali che affiancano la lotta.
Qualsiasi risultato nel senso indicato sarà da noi ritenuto positivo a prescindere dall'appartenenza politica di chi lo avrà determinato.

CIAO COMPAGNO DOMENICO, ADDIO PROFESSOR LOSURDO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Comitato Centrale del PCI

E’ morto questa mattina, giovedì 28 giugno 2018, dopo una malattia tanto rapida quanto impietosa, il compagno Domenico Losurdo.

Un dolore profondo, agghiacciante, ci sta prendendo tutti e tutte. Per il grandissimo valore del suo pensiero filosofico, ideologico, storico e politico, avvertiamo già attorno a noi un vuoto immenso. Un vuoto che tuttavia lo stesso compagno Losurdo, combattente per tutta la  vita per gli ideali del comunismo, non ci permetterebbe di vivere e subire, poiché invece ci spronerebbe immeditatamente all’impegno, alla militanza organizzata, alla lotta politica e culturale in senso antimperialista e anticapitalista. In tantissime e tantissime abbiamo studiato i libri, le opere, di Domenico e l’insegnamento è immenso.

 

In questa purtroppo lunga fase di resa da parte di tanta parte della sinistra, di rimozione del pensiero e della prassi della rivoluzione, Losurdo si è eretto come un gigante  nella difesa ed il rilancio del marxismo e del leninismo, rimettendo vigorosamente al centro dell’analisi teorica e politica le questioni dell’ imperialismo e del neocolonialismo. I suoi libri, le sue pagine di scrittura nitida, sorvegliata, antiretorica, ridanno voce ai popoli negletti, emarginati, spoliati dallo sfruttamento imperialista e dalle sue guerre. E la lotta, politica e ideologica contro l’ inestirpabile pulsione alla guerra delle forze imperialiste, dagli USA e dalla NATO, è  la cifra stessa,  il segno maggiore di tutta l’opera di Losurdo.

Per tutto ciò non ci sembra in nessun modo retorico, e Domenico non ce l’avrebbe permesso, affermare che in questa fase controrivoluzionaria, Losurdo si è offerto ed è stato vissuto come uno degli argini più importanti, a livello internazionale, dell’ intera onda del riflusso. I suoi libri sono stati tradotti in tanta parte del mondo: Germania, Brasile, Francia, Cina, Spagna, Portogallo e molti altri.

Il rilancio del pensiero marxista, leninista, gramsciano, l’interpretazione materialistica del quadro mondiale in movimento e dei moti sociali profondi non è mai scaduta nel dogmatismo o nella coazione a ripetere e ciò ha contribuito in modo determinante a consegnare al pensiero di Losurdo una libertà piena, una lontananza totale dalla retorica e dalle parole vuote e scarlatte. Il pensiero di Losurdo è stato e rimane vastissimo e profondo e innanzitutto i comunisti e le comuniste dovranno studiarlo. L’impegno intellettuale di Losurdo, specie negli ultimi dieci/quindici anni della sua vita, è stato strenuo, in qualche modo terribile.

Chi scrive si concede in aneddoto: noi chiamavamo sempre Losurdo ad incontri,  convegno, dibattiti. Domenico veniva sempre, in tutta Italia e fuori dell’ Italia, con un impegno logorante. E un giorno di dieci anni fa ci disse: “Io vengo sempre volentieri, perché sono un militante, ma vi prego,  lasciatemi questi ultimi miei anni per scrivere!”.

Solo ora, difronte alla grande opera lasciataci dal compagno Losurdo, di fronte a quell’immenso contributo alla rinascita di un pensiero e di una prassi del comunismo, cogliamo pienamente il senso della sua richiesta. Su Losurdo, sul suo pensiero, dovremo tornare a lungo e da lì molto attingere.

Per ora siamo  moralmente obbligati a ricordate un tratto della sua natura, culturale e politica: l’umiltà, un valore prezioso che troppi dirigenti e intellettuali, lontani dal valore di Losurdo, hanno perduto o mai conosciuto.

Losurdo è stato uno dei fondatori del PCI, membro del comitato centrale e presidente  dell’associazione politica e culturale Marx 21. Negli ultimi anni aveva seguito e sostenuto, tra le altre cose, la nascita di Marxismo oggi online.

Tutti noi abbiamo perso molto, oggi, con la morte di Domenico. Ma la sua opera è li, viva, profonda, capace di riorientarci in questa fase buia. In questo senso, in questo senso tutto vero e concreto il compagno Domenico Losurdo non è morto ma resiste, milita e lotta assieme a noi. Alla sua famiglia un grandissimo abbraccio!

 

La Federazione PCI bresciana, nell`unirsi al cordoglio della famiglia e di tutti i Compagni, lo vuole ricordare vivo in occasione della sua conferenza tenuta a Brescia per il centesimo anniversario della rivoluzione sovietica.

 

CONGRESSO PROVINCIALE PCI BRESCIA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Domenica 24 Giugno
Sala Comunale Via Villa Glori, 13 Brescia
Congresso Provinciale PCI Brescia
ordine dei lavori
Ore 9,30
Elezione della Presidenza del Congresso
ore 10,00
Saluti delle forze politiche, sindacali ecc.
ore 10,30
Relazione del Segretario Provinciale e della Segreteria
ore 11,00
Discussione sulle Tesi Congressuali e proposta di eventuali emendamenti da portare al Congresso Regionale del 1 Luglio
Ore 12.30
Elezione degli Organismi Provinciali (Segretario, Segreteria e Direttivo Provinciale)

BRESCIA SENZA INDUSTRIE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La campagna elettorale è terminata, il lavoro da fare resta!

Comunicato congiunto PCI Federazione di Brescia e Partito dei CARC – Brescia.

Con la fine della campagna elettorale non si esaurisce la necessità di mettere al centro la questione del lavoro come asse portante della vita sociale della città e oltre. Una necessità ulteriormente affermata dalla vicenda Invatec – Medtronic, con il suo portato drammatico di centinaia di posti di lavoro messi in discussione. Il freno a questa china discendente lo troviamo nella lotta per ricreare un contesto che riporti al centro il protagonismo dei lavoratori, troppo spesso relegati a massa di manovra o numeri di esuberi in sede di trattativa sindacale.

C’è bisogno di una prospettiva politica e del protagonismo della classe operaia e di questo abbiamo parlato all’incontro pubblico “Brescia, le elezioni e il futuro dell’Iveco”, svoltosi lunedì 4 giugno presso la Sala Civica di via Villa Glori a Brescia.

Malgrado la sempre crescente richiesta di qualità urbanistica da parte della cittadinanza, gli ultimi trent'anni segnati dalla cosiddetta deregulation ci hanno consegnato tessuti urbani profondamente feriti, ed in alcuni casi devastati, dalla terziarizzazione, ovvero dalla dismissione degli impianti produttivi per lasciare i lavoratori al loro destino nell'ambito del settore dei 'servizi'. Come se l'incipiente era dei centri commerciali potesse garantire gli stessi livelli occupazionali e lo stesso benessere. Non si tratta solo di interessi nella cessione di aree ex-industriali alla speculazione edilizia, né si tratta solo di crisi industriale. C'è stata una scelta a mente fredda di spostare impianti, di frammentare le produzioni, oltre che il disinteresse a tutelare le produzioni stesse quando le difficoltà erano solo di ordine finanziario. La sorte di Torino valga come monito per tutti: una città industriale ridotta ad un cimitero di capannoni ed una popolazione che per la sua parte maggioritaria si prepara ad entrare di fatto ed in silenzio nel sottoproletariato o nella miseria in mezzo ai quartieri dormitorio.

A Brescia sta accadendo lentamente la stessa cosa: gli impianti storici dismessi (ATB, Pietra, ecc.) si contano a decine e il più grande di quelli rimasti, l'Iveco, sta lentamente svuotando il proprio stabilimento, pur non obsoleto, preferendo deportare tutte le mattine centinaia di propri dipendenti verso altri impianti tra Mantova e Piacenza.