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Quattro righe sulla disciplina

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCI Brescia


Nella stagione dell'individualismo imperante sono poche le pratiche in sofferenza, e divenute sostanzialmente sconosciute nei suoi significati operativi, come quella della disciplina di Partito.
Eppure essa viene ancora ampiamente esibita particolarmente da singoli o da insiemi politici che si richiamano ad una cultura come quella comunista.
E' opportuno ricordare che questa cultura individua la pratica collettiva come strumento principe per la risoluzione dei problemi sia sociali che individuali partendo dalla constatazione ovvia che la forza dei potentati economici possa essere contrastata solo da una solida e disciplinata organizzazione di lavoratori.
Solida e disciplinata almeno quanto solido e tentacolare è l'apparato capitalistico con cui vuole misurarsi.
E' in questo contesto di necessità oggettiva che nasce la forma partito moderna nella sua rappresentazione più evoluta, come luogo in cui si sviluppa la dialettica interna ad una parte sociale, la classe operaia, che non ha altri strumenti per farsi valere.
Il Partito gramsciano, quello della guerra di posizione, era divenuto il simbolo rispettato e temuto di un'autonomia progettuale e di sistema in grado di sostanziare non solo la forza di una classe ma anche la compiutezza di una democrazia in quanto unico reale contrappeso ai poteri forti, perché senza contrappesi nessuna democrazia è data, quali siano le regole costituzionali.
Inutile dire che il Partito, come qualsiasi altro umano istituto, è soggetto a degenerazioni ma, per chi sta scrivendo queste righe, rimane il più alto esempio di costruzione sociale e politica.
Agire sulla base di una linea politica autonoma elaborata e vissuta in una costante dialettica interna, col fine di incidere al meglio nella società e per la società partendo non dalle disponibilità economiche del mercato ma dalla scelta collettiva di stare uniti e dare peso a chi non potrebbe mai averne altrimenti, non fu un'intuizione ma un processo che richiese decenni di instancabili dedizioni e verifiche.
L’irrinunciabile autorevolezza dei gruppi dirigenti non avrebbe mai potuto darsi senza quella esibizione di compattezza che, in apparenza, consentiva loro qualsiasi scelta senza apparente turbamento alcuno della base.
La disciplina dunque, non per attribuire autorevolezza ai propri dirigenti ma per attribuirla a sé.
La fallibilità o meno dei dirigenti in realtà non è mai stata un dogma, il dogma era piuttosto l'infallibilità della dialettica interna che avrebbe consentito di trovare, nel tempo, la strada giusta nella complessità delle situazioni e degli errori commessi.
Oggi che tutto pare cambiato, nello sfilacciamento delle organizzazioni che non siano padronali, misuriamo l'abisso che ci separa da quelle pratiche. L'individuo, divenuto paradigma di tutto ciò che sembra avere un senso, nelle organizzazioni politiche appare in tutta la sua fragilità, incapace di raccordarsi con altri per più di poche ore, rendendo perennemente labili le proprie appartenenze sino a riprodurre l’inutile frammentazione di oggi..
Ogni elemento non condiviso di un programma, non importa quanto limitato, viene drammaticamente assunto come finale, degno di essere sottolineato con feroci accuse e abiure.
Tornano alla mente i due anni forse più difficili per un militante comunista, quelli dal '37 al '39, gli anni che andarono dalla firma del patto Ribbentrop - Molotov all'inizio della seconda guerra mondiale. I comunisti che avevano guidato sino a quel momento l'opposizione al nazismo erano scesi a patti con Hitler! Quei militanti cosa hanno pensato e cosa avrebbero dovuto dire quando si sparse la notizia?
Pochissimi capirono, molti non capirono subito ma solo dopo di cosa si trattava, quasi tutti tennero duro e furono i protagonisti di una vittoria epocale.
Certo tutto è cambiato, si sta ricominciando da capo in un contesto in cui le prospettive sono incerte se non invisibili, mentre la sovraesposizione singola del militante alle intemperie della cultura del politicamente corretto ne misura ora per ora la capacità di tenuta.
Eppure è proprio questa difficoltà quasi insormontabile e disperante a dirci che proprio questa è l’opera che manca e che vale la pena di essere tentata, che proprio il Partito tanto inviso a benpensanti e anarchisti gran borghesi è l’elemento mancante dell’equazione che tenta di comporre gli interessi di classe con le condizioni reali dei lavoratori.
La disciplina di cui si parla non è tale perché tende ad escludere dubbi e divergenze ma perché le dà per scontate e tende a comporle in una dialettica costante in cui le verifiche, queste sì, devono essere ferocemente condotte nell’interesse primo della tutela dello strumento. E il tempo per poter valutare tutti gli elementi assunti diviene dimensione fondamentale nella concezione gramsciana della politica militante. Non importa, o poco importa, quanto sia buono quello che pensi o quello che fai, importa per quanto tempo sei in grado di farlo.

SABATO 20 GENNAIO: IL PCI A GHEDI, CONTRO LE BOMBE NUCLEARI !

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Fosco Giannini, responsabile dipartimento esteri PCI

Il PCI aderisce e partecipa con spirito unitario e con le proprie bandiere a questa importante manifestazione contro le guerre e il riarmo nucleare che si terrà a Ghedi, in provincia di Brescia, sabato 20 gennaio. Aderendo a questa manifestazione il PCI continua il suo impegno e la sua lotta contro le guerre imperialiste degli USA e della NATO, ribadendo e rilanciando anche in questa giornata di lotta la propria parola d’ordine: ” Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!”. Per il 20 gennaio a Ghedi il PCI chiama i propri militanti, i propri dirigenti e le proprie strutture a mobilitarsi e a coinvolgere nella mobilitazione i compagni e le compagne di ” Potere al Popolo”, i lavoratori, le lavoratrici, i giovani e i movimenti contro la guerra e le basi NATO.

 

IDEAL STANDARD - OGGI ROCCASECCA E DOMANI?

Scritto da PCI Fed. Brescia.

 

 

 

 

 

I lavoratori dello stabilimento di Frosinone bloccano la fabbrica, i vertici aziendali rifiutano la mediazione del Governo.

 

I vertici aziendali dell'Ideal Standard confermano, nonostante l'incontro con il Ministro Calenda, la volontà di chiudere entro un mese lo stabilimento di Roccasecca (FR) lasciando a casa 300 lavoratori che diventano oltre 500 considerando l'indotto.

Questo avviene dopo che, a partire dal piano industriale del 2014, la multinazionale ha beneficiato dei Contratti di Solidarietà e fatto ricorso a contratti di secondo livello per abbassare il costo del lavoro, piano industriale sottoscritto con il Governo che avrebbe dovuto coprire il periodo 2004-2020.

Nell'incontro tenutosi ieri al Mise il Ministro ha chiesto all'azienda di sospendere momentaneamente il piano di chiusura comunicando di avere trovato un nuovo soggetto imprenditoriale interessato ad acquisire lo stabilimento. Alla proposta i vertici aziendali hanno risposto: ''le faremo sapere''.

Ancora una volta dopo essersi abbeverata ai finanziamenti pubblici e dopo aver beneficiato di contratti agevolati (a scapito del salario dei dipendenti) un'azienda multinazionale decide di chiudere uno stabilimento in Italia per spostarlo dove più gli conviene, dopo avere mantenuta alta la produttività grazie agli accordi con i sindacati e le rappresentanze aziendali dei lavoratori. Ancora una volta si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti.

E' chiaro che quello che oggi avviene a Frosinone domani diventerà la prassi in tutti gli stabilimenti rimasti.

Il Partito Comunista Italiano si associa allo sdegno di lavoratori e sindacati per questa ennesima provocazione nei confronti dei dipendenti e delle loro famiglie e preannuncia iniziative di solidarietà con le mobilitazioni in programma.

La Segreteria Provinciale del Partito Comunista Italiano Federazione di Brescia.

 

DICHIARAZIONE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO TUDEH DELL'IRAN (Partito Comunista d’Iran)

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Pubblicato: - 31 dicembre 2017

Traduzione di comunistibrescia.org 

Cari compatrioti,

La crisi politico-economica del regime teocratico in bancarotta dell'Iran sta crescendo e approfondendosi ogni giorno. L'impatto di questa crisi può essere osservato nei conflitti interni al regime e nelle rivelazioni senza precedenti di lotte intestine tra potenti fazioni - rivelando la profondità della corruzione e dell'oppressione che prevale nel cosiddetto "sistema esemplare del mondo".

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

 

Il PCI esprime piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della grande distribuzione in sciopero per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, scaduto ormai da quattro anni.

Questo comparto ha subito profonde trasformazioni negli ultimi anni, soprattutto per l’estensione abnorme degli orari d’apertura dei punti vendita, coperti con l’uso indiscriminato di tutte le forme di precariato messe a disposizione della classe padronale dai Governi che si sono succeduti in questi anni. Questa estensione esasperata degli orari, sperimentando anche aperture notturne, mette le lavoratrici e i lavoratori nella condizione di non distinguere più fra tempo di lavoro e tempo di vita. La loro esistenza è scandita dalle esigenze del profitto.

Adesso si vorrebbero aprire i punti vendita anche per i giorni festivi natalizi che, fatte salve le convinzioni religiose di ciascuno, rappresentano per molti un momento di riappropriazione della vita familiare e sociale.

A tutti i lavoratori e le lavoratrici va il nostro sostegno e l’augurio di una rapida e soddisfacente soluzione della vertenza.

Invitiamo i cittadini a non fare la spesa venerdì 22 dicembre, in solidarietà con le lavoratrici e lavoratori della Distribuzione Cooperativa e della Distribuzione Organizzata che scenderanno in sciopero.

Le Proposte del PCI - Banchetto a Brescia in C.so Zanardelli

Scritto da PCI Fed. Brescia.

E` cominciata a Brescia la campagna informativa sul programma del PCI per cambiare l`Italia. Distribuito in C.so Zanardelli un estratto del programma politico  +STATO -MERCATO. Interesse e curiosita` da parte dei passanti per il ritorno nelle piazze delle bandiere e del simbolo del Partito Comunista Italiano.

La campagna continuera' per tutto il mese di Dicembre con iniziative settimanali.

 

IDEAL STANDARD IN SCIOPERO - A ROCCASECCA (FR) 500 famiglie sul lastrico.

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Sciopero di quattro ore oggi negli stabilimenti Ideal Standard, compresa la sede Bresciana, dopo che l`azienda ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Roccasecca (Frosinone), con il licenziamento dei 300 dipendenti (piu` altri 200 dell`indotto che resteranno coinvolti dalla dismissione dell`impianto) senza la possibilita` di ricorrere ad ammortizzatori sociali (qui il link al comunicato aziendale).

La decisione di cessare l’attività a Roccasecca è stata comunicata ieri dai vertici societari della multinazionale alle segreterie nazionali dei sindacati, ai quali è stato annunciato che saranno avviate le procedure per arrivare alla chiusura del sito industriale. E ieri l’azienda ha fatto sapere all’ex Ceramica che quanto sta accadendo a Roccasecca non avrà ripercussioni su Trichiana. Ma nervosismo e apprensione hanno comunque e inevitabilmente iniziato a diffondersi anche tra i lavoratori delle altre sedi.

Come PCI bresciano esprimiamo massima solidarieta` ai lavoratori ed esprimiamo preoccupazione per la continua e apparentemente inarrestabile deindustrializzazione in corso nel nostro paese.

Di seguito il comunicato delle sigle sindacali.