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Solidarietà al Popolo Libanese

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La Federazione Bresciana del Pci esprima la massima solidarietà al Popolo libanese, già colpito duramente dalla crisi economica aggravata dalle inique sanzioni volute da USA e alleati, per la tragedia che lo ha colpito nel cuore di Beirut.

Di seguito il comunicato del Partito Comunista Libanese. 

Da http://lcparty.org/en/statements-en/item/33278-lcp-expresses-condolences-and-requests-a-prompt-investigation

LCP esprime condoglianze per le famiglie dei martiri e chiede una rapida indagine trasparente per rivelare le responsabilità

Il Partito comunista libanese esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime che martirizzano oggi a Beirut nell'esplosione del porto e auspica un rapido recupero per tutti i feriti. A questo proposito, chiediamo al popolo libanese in generale e ai comunisti in particolare di mostrare solidarietà a coloro che hanno subito l'esplosione, fornire supporto e aprire le case a coloro che ne hanno bisogno.

Chiediamo anche donazioni di sangue nelle cliniche della Croce Rossa, negli ospedali, nelle istituzioni sociali e di aiuto e dove è necessario e per essere pronti a impegnarsi in tutti i compiti di volontariato e assistenza sociale richiesti da tutti noi, prendendo in considerazione le procedure di sicurezza e indossare maschere.

Il Partito comunista libanese dichiara mercoledì 5 agosto 2020 come una giornata di solidarietà umanitaria con le persone danneggiate e solidarietà sociale con i compatrioti e mette tutte le sue risorse disponibili per affrontare le conseguenze del disastro che si è verificato.

La parte chiede un'indagine tempestiva e trasparente per rivelare la verità su ciò che è accaduto e determinare le persone responsabili di questa catastrofe nazionale.

 

Ufficio politico del Partito comunista libanese

4 agosto 2020

22 LUGLIO: IL FUTURO DELL’IVECO È IL FUTURO DI BRESCIA!

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Resoconto dalla mobilitazione in Iveco del 22 Luglio: Il futuro dell’Iveco è il futuro di Brescia!

Ieri, 22 Luglio 2020, si è svolta a Brescia in Via Volturno, di fronte al Palazzo di Vetro dell’Iveco, un assemblea pubblica dei lavoratori nell’ambito delle 8 ore di sciopero chiamate dalle sigle sindacali per protesta contro la decisione della dirigenza CNHi di rivedere i piani aziendali firmati a Marzo, annunciando il definanziamento degli stabilimenti di Brescia e Lecce.
Come Comitato Futuro Iveco eravamo presenti per portare la nostra solidarietà e ribadire il nostro appoggio più volte dichiarato negli ultimi due anni.

L’assemblea, molto partecipata, (lo sciopero ha avuto una partecipazione di circa l’80% del personale, compresi molti impiegati), ha visto, oltre agli interventi delle rappresentanze sindacali (a partire da quella del Responsabile automotive Fiom-Cgil Michele De Palma), la partecipazione di Emilio del Bono, sindaco di Brescia, del presidene della Provincia Samuele Alghisi, ma soprattutto di molti operai e delegati di base che hanno fatto sentire la propria rabbia e la propria indignazione nei confronti della direzione aziendale e, in alcuni casi, anche critiche nei confronti di un certo immobilismo sindacale.

Più volte è stata ricordato la centralità e l’importanza, anche simbolica, dello storico stabilimento ex OM all’interno della città, non solo per una questione di ‘posti di lavoro’ ma anche di ‘cultura operaia del lavoro’; più voci ne hanno ricordato la storia, anche di ‘conflitto’ e il ruolo avuto in molte battaglie, a partire da quella per lo Statuto dei Lavoratori fino a quelle più recenti per la difesa del posto e della qualità del lavoro, battaglie a volte vinte, a volte perse, ma sempre combattute con orgoglio, dignità e coraggio.

 

E’ stato ribadito che questa vertenza non è solo per la salvaguardia degli stabilimenti di Brescia e Lecce ma una mobilitazione che si deve allargare a tutti gli stabilimenti Iveco e, ancora oltre, a tutti gli stabilimenti CNHi, FCA e altre aziende orbitanti attorno al gruppo Exor (Agnelli Elkann), gruppo ormai da anni proiettato nella finanza speculativa, come dimostra il fatto che dei 6,3 miliardi ricevuti dallo Stato per l’emergenza Covid-19 l’unica urgenza è stata quella dividerne immediatamente 5 con gli azionisti per poi stracciare gli accordi presi al MISE solo pochi mesi prima. 
Di ‘prenditori’ con questa mentalità non ci si può più fidare e come è stato detto oggi da più voci bisogna parlare l’unica lingua che capiscono: gli scioperi e la lotta di classe.

Vorremmo aggiungere che il ragionamento va portato oltre i cancelli degli stabilimenti CNHi, va allargato alla città e alla provincia, perché i costi di questa ‘crisi’, l’ennesima prodotta dal capitalismo, ricadranno e verranno fatti pagare alla classe produttiva, ai lavoratori e alle lavoratrici, alle loro famiglie. Perché ogni posto perso nella grande industria trascina con sé almeno altri due, tre posti di lavoro nell’indotto e nei servizi (importante è stata la presenza di un nutrito gruppo di lavoratori della logistica in lotta per il posto di lavoro che hanno portato la loro voce e la loro solidarietà).

L’impoverimento e la riduzione numerica della classe operaia, la sua precarizzazione, sono la causa principale della caduta dei consumi interni che provoca perdita di posti di lavoro nel commercio, nel turismo, nella ristorazione, nell’intrattenimento. È una reazione a catena, avviata già da anni, che bisogna provvedere ad interrompere al più presto, ne va non solo del futuro di chi lavora oggi, ma di quello delle generazioni future, dei nostri figli e nipoti. Sindaco e Presidente della Provincia lo hanno ricordato nei loro interventi e ci auguriamo che diano seguito alle loro belle parole.

Per fare questo è necessario che la classe lavoratrice riacquisti il ruolo centrale, politico, sociale e culturale che ha avuto negli anni delle grandi lotte e delle grandi conquiste, che la logica interclassista della ‘stessa barca’ ha smantellato minuziosamente, dall’abolizione della scala mobile, la moltiplicazione dei contratti fino all’abolizione dell’articolo 18, con l’aumento dell’età pensionabile e la privatizzazione della sanità pubblica. Oggi Confindustria, dopo avere tenuto aperte le fabbriche in piena emergenza sanitaria e anche durante il lock-down chiede addirittura l’abolizione dei contratti nazionali!!!

L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro e sui Lavoratori, non sul profitto di pochi Paperoni con i conti all’estero e le sedi fiscali in Olanda!!! 

 

Con questa logica è nato il Comitato Futuro Iveco, per questo siamo al fianco dei lavoratori in lotta e li sosteniamo senza condizioni.

La proprietà deve rispettare gli accordi presi sul piano industriale. Basta promesse, basta speculazioni con soldi pubblici sulle spalle dei lavoratori, ora servono i fatti! 

Il futuro dell’Iveco è il futuro di Brescia!

FIORI E GERARCHI

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Come capita dopo un qualche uragano, ci accorgiamo che questa influenza, non ancora terminata, non ha lasciato dietro di sè solo lutti e problemi economici.

Abbiamo riscoperto il valore delle presenze umane che ci hanno aiutato, la disciplina collettiva fatta del rispetto per la salute di tutti, l’importanza del lavoro di chi coltiva pomodori, di chi li trasporta, di chi li vende, magari mettendo consapevolmente in pericolo la propria incolumità per consentirci di mangiare quando tutto si era fermato. E ancora il sacrificio delle vite di infermieri e medici, l’abnegazione di associazioni che si sono prestate al servizio di supporto, la generosità di aiuti internazionali, l’insostituibilità di operai chiamati spesso illegalmente e impudentemente a non far fermare la macchina produttiva, la disponibilità alla chiusura dei piccoli esercizi commerciali che pure rischiavano tutto. 

Insomma ci portiamo dentro la percezione che ogni momento di sollievo in questi mesi ci sia stato donato da questa o quella parte della categoria dimenticata che sono i lavoratori in un frangente dove sono emerse impietosamente tutte le deficienze strutturali del nostro sistema. 

A DOMENICO LOSURDO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

LA FORMA PARTITO AUTONOMA ED ORGANIZZATA È INDISPENSABILE PER I COMUNISTI.

 

"I #Comunisti non possono sciogliersi nel #movimentismo per una serie di ragioni:

 

1) i #movimenti vanno e vengono. Si pensi alla grande ondata del ‘68 ed alla fine che hanno fatto molti dei suoi leaders.

 

Dal lutto alla lotta - #blacklivematter a Brescia

Scritto da PCI Fed. Brescia.

#blacklivematter a Brescia

Presidio promosso dall'associazione UNO. in piazza Vittoria il 12 Giugno 2020.

Questo il contributo del Pci:

 

«La lotta degli afroamericani non è soltanto una lotta per la libertà e l'emancipazione condotta dai neri sfruttati e oppressi, ma è anche un nuovo squillo di tromba che chiama a raccolta tutti i cittadini sfruttati e oppressi perché lottino contro il barbaro dominio della borghesia monopolistica. Essa è di grande aiuto e di grande incoraggiamento a tutti i popoli del mondo in lotta contro l'imperialismo capitalista*.>>

Quella 'sovrastruttura' razzista che si vuole giustamente distruggere è infatti saldamente correlata ad una precisa 'struttura' economica basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dove l'unico orizzonte è la sopravvivenza e la messa a profitto del Capitale, 'con ogni mezzo necessario'. 

Ragioni E Conflitti - Numero 1

Scritto da PCI Fed. Brescia.

REC, Ragioni E Conflitti, il periodico online del PCI, è scaricabile online all'indirizzo 

 https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/2020/06/08/ragioni-e-conflitti-numero-uno/

 

Tra gli articoli un editoriale di Lamberto Lombardi (Segretario Provinciale PCI Brescia) e un forum su Comunisti e Sinistra di Classe al quale hanno partecipato Alessio Arena (Fronte Popolare), Franco Bartolomei (Risorgimento Socialista), Adriana 

Bernardeschi (La Città Futura), Mauro Casadio (Rete dei 

Comunisti), Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo), Marco Pondrelli (Marx21), Marco Rizzo (Partito Comunista), Mauro Alboresi (Partito Comunista Italiano).

 

Buona lettura.

Stato di emergenza e Diritti Costituzionali

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Chi scrive ritiene onesto informare il lettore che si è avvalso, per la complessità del tema, dell’articolo “Emergenza sanitaria. Dubbi di costituzionalità di un giudice e di un avvocato” scritto da Maria Giuliana Civinini, Presidente del Tribunale di Pisa e Giuliano Scarselli, Professore di Diritto Processuale Civile e Avvocato in Firenze sulla rivista Questione giustizia in data 14 aprile 2020.

di Pietro Musicco - PCI Federazione di Brescia

Il perdurare dello stato di emergenza rende necessaria una riflessione: le limitazioni alle quali siamo sottoposti ora e alle quali probabilmente, in presenza di una seconda ondata, lo saremo ancora ssono compatibili con il nostro dettato costituzionale? Meglio ancora: c'è stato effettivo bilanciamento tra il diritto alla salute e gli altri diritti limitati oppure si è elevato a principio assoluto e primario il primo?