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IL REFERENDUM E IL RUOLO DELLA CLASSE MEDIA

Scritto da Lamberto Lombardi - Segr. Prov. PCI BS.

di Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCI Brescia

Quel che colpisce del dibattito accesosi attorno al quesito referendario di settembre non è tanto la
pochezza delle argomentazioni a sostegno del SI’. Difficile, se non impossibile, sostenere che ciò che
funziona male con 900 eletti debba per forza funzionare meglio con seicento, cioè che sia il numero
responsabile del malfunzionamento, soprattutto se il giudizio di malfunzionamento è totalmente
soggettivo e per di più riferito ad organismi politici complessi soggetti, per loro natura, a ben altri criteri di
valutazione. O sostenere che il risparmio legato a questa diminuzione sia significativo in termini
economici generali, o che ci debba in qualche modo interessare il numero degli eletti nelle altre
democrazie, democrazie di cui peraltro, come sopra, è difficile se non impossibile tracciare un bilancio
utile per questo confronto. E difficile, se non impossibile, è sostenere che è sulla base di queste
argomentazioni che si rende necessario un referendum dalle diverse, incerte e delicatissime
implicazioni.
Colpisce piuttosto la granitica certezza con cui queste argomentazioni vengono sostenute dai tanti
soggetti che di tutto possono essere accusati tranne che di superficialità, o di mancanza di cultura
istituzionale. E’ con questi in particolare che ci si accorge che il dibattito sostanzialmente non esiste. O,
meglio, quando pare decollare si schianta contro un muro quasi che a questa diminuzione di
parlamentari venga attribuita una valenza taumaturgica, cioè risolutiva in sè, magica, al di là di ogni
considerazione terrena, e quindi in nessun modo sottoponibile alle ragioni di un dibattito.
Questo fa intendere come, per loro, le ragioni del SI’ possano essere altre e non crediamo che si tratti di
antipolitica, o quantomeno di una forma consueta di antipolitica, ovvero quella espressione del millenario
e rancoroso sospetto per ogni istituto collettivo.
Traspare e si esprime, piuttosto, ci pare, un rimprovero irreversibile legato ad una delusione cocente e
strutturata, della serie: non mi rappresenti più, non ti comprendo più, non comprendo più nessuno di voi,
quindi meglio non comprenderne seicento che novecento, accada quel che accada, spenderemo pure di
meno. Stop.
Sono questi i rappresentanti, che una volta si sarebbe detto illuminati, di quella classe media che agiva
scientemente come elemento di equilibrio politico tra classi opposte, operando una sintesi nel segno
della progressività della democrazia. Questa ‘parte’ ha subìto come noi il maggioritario e Maastricht,
scoprendosi, a differenza di noi, dopo trent’anni, senza funzione per l’apparente venir meno di una delle
due classi ai lati del tavolo, evento a cui hanno clamorosamente mancato di opporsi, in un Parlamento
dalla capacità rappresentanza ridotta ai minimi storici. Stiamo parlando di quella classe media sconfitta,
che leggeva due quotidiani al giorno e ora non lo fa più, che una mattina si è svegliata e si è trovata ad
aver dato il proprio consenso a drammatiche derive di politica sociale nazionale e di politica
internazionale, derive ben peggiori di quelle cui si oppose ai tempi del Vietnam o di Allende. Una classe
un tempo egemone che ora scopre di essere rappresentata/sostituita dai Briatore o dagli Sgarbi e di
essere subalterna come le altre, ricattata in quanto detentrice solo di una tranquillità economica
costantemente minacciata. Il loro voto SI non è assimilabile al voto di pancia contro la politica, è la rivolta
contro il tradimento, è la delusione per la propria impotenza.
Non semplifica le cose che l’altra metà vincente di quella classe, come rappresentata dal quotidiano La
Repubblica o da Matteo Renzi, dopo aver picconato mensilmente l’impianto costituzionale, oggi, che
ormai c’è poco da preservare, si può permettere di schierarsi anche per il NO, presentandosi come
garante delle virtù repubblicane mentre sceglie di stare coll’Impero.
Questo insieme malinconico spiega i motivi per cui ci troviamo di fronte, per troppa parte, ad un dibattito
finto in cui il merito del quesito viene trascinato e mistificato sul terreno degli opportunismi e dei
risentimenti.
L’impegno nostro, o meglio la lotta, sta nel fare riemergere il merito della questione. E’ un ruolo di classe,
e non di classe media.

Un sincero e non sottile disgusto

Scritto da Giorgio Langella - Dip. Lavoro PCI.

28 agosto 2020

di Giorgio Langella - Dip. Lavoro PCI

 

Ieri, un articolo pubblicato in “primo piano” su lastampa.it iniziava così:

 

«Beau non ce l’ha fatta. Il suo cuore si è fermato durante la notte». Inizia così il triste messaggio che Tiziano Ferro pubblica sul suo profilo Instagram per dare l’annuncio della morte del suo cane.

 

Certamente Tiziano Ferro starà soffrendo, a ragione, per la morte del suo cane. È giusto così. È qualcosa di profondamente umano.


Quello che non riesco a sopportare sono gli articoli in primo piano delle testate giornalistiche su questo fatto, mentre lavoratrici e lavoratori continuano a morire nei luoghi di lavoro per infortunio, malore o malattia senza che gli stessi organi di informazione dicano niente.


Certo Tiziano Ferro è famoso, fa notizia il suo dolore ... mentre il dolore di chi muore lavorando, la disperazione dei familiari, l'orrore di un sistema che è spietato ... rientra nella normalità. E' il prezzo da pagare per "il progresso". E poi, bisogna essere realisti: è il profitto che conta e nulla più.

L'isteria anti-cinese guida la spesa per gli armamenti negli Stati Uniti

Scritto da Quiao Collective.

 

Da:https://www.qiaocollective.com/en/articles/china-hysteria-2021-defense-spending

Di Quiao Collective

Traduzione di redazione comunistibrescia.org

L'isteria anti-cinese è emersa come la "minaccia" centrale progettata per giustificare le infinite spese militari e l'avventurismo degli Stati Uniti nell'Asia-Pacifico.

Dall'Unione Sovietica ai Vietcong, gli spauracchi geopolitici hanno giustificato guerre, invasioni e occupazioni in tutto il mondo. Ora, la macchina da guerra si è orientata verso la Cina come pietra angolare della sua strategia narrativa militare.

Solidarietà al Popolo Libanese

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La Federazione Bresciana del Pci esprima la massima solidarietà al Popolo libanese, già colpito duramente dalla crisi economica aggravata dalle inique sanzioni volute da USA e alleati, per la tragedia che lo ha colpito nel cuore di Beirut.

Di seguito il comunicato del Partito Comunista Libanese. 

Da http://lcparty.org/en/statements-en/item/33278-lcp-expresses-condolences-and-requests-a-prompt-investigation

LCP esprime condoglianze per le famiglie dei martiri e chiede una rapida indagine trasparente per rivelare le responsabilità

Il Partito comunista libanese esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime che martirizzano oggi a Beirut nell'esplosione del porto e auspica un rapido recupero per tutti i feriti. A questo proposito, chiediamo al popolo libanese in generale e ai comunisti in particolare di mostrare solidarietà a coloro che hanno subito l'esplosione, fornire supporto e aprire le case a coloro che ne hanno bisogno.

22 LUGLIO: IL FUTURO DELL’IVECO È IL FUTURO DI BRESCIA!

Scritto da Comitato Futuro Iveco.

Resoconto dalla mobilitazione in Iveco del 22 Luglio: Il futuro dell’Iveco è il futuro di Brescia!

Ieri, 22 Luglio 2020, si è svolta a Brescia in Via Volturno, di fronte al Palazzo di Vetro dell’Iveco, un assemblea pubblica dei lavoratori nell’ambito delle 8 ore di sciopero chiamate dalle sigle sindacali per protesta contro la decisione della dirigenza CNHi di rivedere i piani aziendali firmati a Marzo, annunciando il definanziamento degli stabilimenti di Brescia e Lecce.
Come Comitato Futuro Iveco eravamo presenti per portare la nostra solidarietà e ribadire il nostro appoggio più volte dichiarato negli ultimi due anni.

FIORI E GERARCHI

Scritto da Lamberto Lombardi - Segr. Prov. PCI BS.

Come capita dopo un qualche uragano, ci accorgiamo che questa influenza, non ancora terminata, non ha lasciato dietro di sè solo lutti e problemi economici.

Abbiamo riscoperto il valore delle presenze umane che ci hanno aiutato, la disciplina collettiva fatta del rispetto per la salute di tutti, l’importanza del lavoro di chi coltiva pomodori, di chi li trasporta, di chi li vende, magari mettendo consapevolmente in pericolo la propria incolumità per consentirci di mangiare quando tutto si era fermato. E ancora il sacrificio delle vite di infermieri e medici, l’abnegazione di associazioni che si sono prestate al servizio di supporto, la generosità di aiuti internazionali, l’insostituibilità di operai chiamati spesso illegalmente e impudentemente a non far fermare la macchina produttiva, la disponibilità alla chiusura dei piccoli esercizi commerciali che pure rischiavano tutto. 

Insomma ci portiamo dentro la percezione che ogni momento di sollievo in questi mesi ci sia stato donato da questa o quella parte della categoria dimenticata che sono i lavoratori in un frangente dove sono emerse impietosamente tutte le deficienze strutturali del nostro sistema. 

A DOMENICO LOSURDO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

LA FORMA PARTITO AUTONOMA ED ORGANIZZATA È INDISPENSABILE PER I COMUNISTI.

 

"I #Comunisti non possono sciogliersi nel #movimentismo per una serie di ragioni:

 

1) i #movimenti vanno e vengono. Si pensi alla grande ondata del ‘68 ed alla fine che hanno fatto molti dei suoi leaders.