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Processo Eternit, la condanna è stata annullata. Civiltà o barbarie?

Scritto da G. Langella.

La Cassazione ha accolto la richiesta Pg e la sentenza a carico del manager svizzero Schmidheiny per disastro ambientale è stata annullata. Il reato resta, ma la pena viene cancellata. Come può essere garantito, così, il diritto costituzionale per il quale “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”?

 

Ancora una volta chi è ricco e potente riesce ad ottenere l’immunità. Non c’è giustizia, non esiste civiltà. Un sistema che favorisce i colpevoli solo perché hanno la possibilità di far durare i processi all’infinito è un sistema malato e infame che deve essere cambiato dalle radici.

Le leggi che favoriscono e che hanno reso sempre più brevi i tempi della prescrizione devono essere cancellate. La prescrizione deve essere sospesa dall’inizio del processo per consentire di condannare i colpevoli. Invece di fare annunci e di promettere “riforme” che servono unicamente a garantire a lorsignori potere e privilegi, si dovrebbe garantire ai cittadini onesti la condanna di chi delinque e la certezza della pena.

Chi era accusato (e già condannato in primo grado e in appello) oggi è a piede libero non perché riconosciuto innocente ma perché, anche se colpevole, il reato è prescritto.

Le migliaia di morti a causa dell’Eternit non hanno ottenuto giustizia.

La sentenza della Cassazione che annulla le condanne del processo Eternit contiene un messaggio molto chiaro.

«Venite pure capitalisti che fate della barbarie la vostra religione, voi che affermate senza vergogna “ci occupiamo solo dei nostri soldi”, voi che – come diceva Fabrizio De Andrè – avete il “cuore a forma di salvadanai” venite pure in Italia. Qui avrete la possibilità di devastare ambiente e divorare le vite di chi lavora e di chi vive vicino alle vostre fabbriche di morte. Venite pure. Troverete leggi compiacenti che vi permetteranno, anche se colpevoli, di non essere condannati. Qui, in questo “bel paese” ormai condannato ad essere vostra terra di conquista, avrete garantita l’impunità».

Questo è.

E gli squali lo sanno benissimo. Non a caso il manager svizzero Schmidheny, subito dopo la sentenza di prescrizione, dichiara soddisfatto: “basta processi ingiustificati”. La giustizia per personaggi di quel livello significa “non poter essere processati”. Loro sono “superiori”, hanno prerogative che i comuni mortali, quelli che vivono del proprio lavoro, non devono avere (e non hanno). “Lorsignori” possono fare quello che vogliono in nome del profitto. A loro non importa se la loro ricchezza è sporca di sangue.

Questo è il messaggio della sentenza. Chiaro e forte. E indecente!

Noi abbiamo un altro messaggio. È un messaggio di civiltà, quasi un’invettiva che vogliamo contrapporre alla barbarie di un capitalismo avido e perverso.

Noi, che abbiamo davanti agli occhi le sofferenze di chi muore per mesotelioma, i volti di chi ha avuta una vita devastata dalle malattie professionali, la disperazione delle famiglie che hanno visto i propri cari morire per il profitto di “lorsignori”.

Noi, il nostro messaggio, lo facciamo ricordando i versi di Primo Levi. Li vogliamo gridare a chi tace, a chi chiude gli occhi, a chi li gira dall’altra parte, a chi si inchina di fronte alla ricchezza e al potere degli assassini.

Agli indifferenti:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Giorgio Langella

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