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COMUNICATO SEGRETERIA DEL PDCI DI BRESCIA SULLE ELEZIONI REGIONALI

Scritto da PdCI Segreteria Provinciale BS.

Le elezioni regionali di novembre, Emilia-Romagna e Calabria, esprimono dati drammatici di astensione e di spostamento a destra dell'elettorato . La crisi sociale morde e lascia il segno.

Coloro che si riconoscono nel governo diventano gruppo sempre più sparuto ancorché preponderante, degna rappresentazione di una oligarchia: una vittoria di minoranza.

In una Regione Emilia Romagna falcidiata dalle condanne e dagli avvisi di garanzia, va a votare solo un elettore su tre e la maggioranza, che si attesta al 50%, viene espressa da un elettore su sei. Non si sono mobilitate né le strutture del PD (in disarmo evidente, un disarmo evocato dal premier), né quelle del sindacato.

 

Neanche il successo della Lega 30% , un elettore su 10, sfugge a questo dato perché non lo inverte.

Il nostro giudizio è che questa sia una delle più tipiche vittorie di Renzi: sbaragliare gli avversari facendo tabula rasa delle alternative, dei votanti, destrutturando tutti gli strumenti tradizionali di partecipazione politica e sociale, ivi compreso il proprio partito ed i sindacati che ad esso facevano riferimento. Annichilisce alleati ed oppositori.

Ormai nel PD le pur vaghe caratterizzazioni tradizionali ' a sinistra' sono occasionali e sporadicamente lasciate alla singolarità di questo o quell'affiliato o candidato.

Non sembrano infondate le accuse di peronismo che gli giungono da Forza Italia ( da che pulpito, verrebbe di dire).

La crisi, pilotata da decenni, dei soggetti della democrazia come i partiti e la conseguente crisi della coesione sociale costruita attorno ad essi, sono la causa prima dei successi delle aggregazioni personalistiche, e queste aggregazioni, a loro volta, ne hanno accelerato la decomposizione. Simmetricamente, dall'altro lato, una destra populista e violenta prospera nella disgregazione sociale, la Lega. Questa formazione razzista la riteniamo uno dei maggiori successi di Renzi, perché è l'antagonista inguardabile, l'antagonista utile per apparire lui l'unica ipotesi di voto perbene, utile per seminare disordine evocando quell'ordine che sarà portato solo dal futuro uomo forte. Costi quel che costi. Questo voto di destra è destinato a rafforzare questo sistema.

Più lontano nelle cifre, la sinistra arranca senza che si possa gioire, in questa situazione, dei pochi spiccioli di voto rimediati. Degli spazi immensi creatisi a sinistra non si eredita nulla, le aggregazioni elettorali non hanno dato un segnale positivo, quale che fosse la loro collocazione rispetto al PD. Di tutto avevamo bisogno, in questa fase di crisi sociale profonda, tranne che di percentuali da sussistenza. Ma se si pratica una politica di sussistenza non si può sperare in altro.

E' ora di assumere il dato dell'astensionismo come elemento di riferimento per le politiche che dobbiamo costruire da zero, o quasi. Ormai più della metà della popolazione attende di essere rappresentata e l'astensionismo non più disaffezione al voto pura e semplice, ma un chiaro messaggio: vogliamo riconoscerci in una politica alternativa a questa..

E' ora di assumere su di noi le necessità di una vocazione maggioritaria, di proporci con una linea politica di totale alternativa prima che si compia il disegno delle destre.

E' ora di organizzarsi, di costruire uno strumento di partecipazione organico, è ora di di costruire un Partito ove non ve ne sono più. E' ora di ricominciare a fare i comunisti. Tutti i giorni, non solo alle elezioni.

 

 

Brescia 24 novembre 2014

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