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L’ennesima crisi industriale colpisce il territorio Bresciano

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Nella giornata odierna è stata resa nota la notizia che Medtronic, primo player mondiale nel settore dei medical device, ha intenzione di cessare tutte le attività nei suoi due stabilimenti di Roncadelle e Torbole Casaglia entro il 2020. La decisione si inserisce in una strategia comunicata nei giorni scorsi dal CEO Omar Ishrak agli investitori, che prevede il progressivo allontanamento della multinazionale dalle attività manifatturiere in favore dei servizi. Primo passo di questa strategia è la dismissione di 15 siti operations nel mondo, tra cui figurano quelli bresciani. I processi svolti a Brescia verranno spostati in siti esteri (prevalentemente in Irlanda, Messico, e Stati Uniti)

Nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai lavoratori colpiti da questa chiusura, la federazione di Brescia del Partito Comunista Italiano non può esimersi dall’augurarsi l’unità delle forze politiche, comuniste e non comuniste, nell’affrontare l’ennesima crisi industriale nel nostro territorio e dall’effettuare una sintetica analisi politica:

  • Medtronic è ben conosciuta presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Una procedura di licenziamento per 242 lavoratori si è conclusa da appena un anno, con presupposti e prospettive completamente diverse da quelle odierne. Il Partito Comunista invita il neoministro Di Maio, che solo pochi giorni fa ha dichiarato di essere pronto “a punire chi delocalizza” a tenere in debito conto quanto sopra.

  • Non è chiaro ad oggi quali siano gli altri 14 siti che condividono le sorti di Brescia. Tuttavia, il sospetto che essi si trovino primariamente fuori dagli Stati Uniti, e che la scelta operata dai vertici aziendali relativamente a quali siti chiudere si inserisca nel contesto di una sporca guerra commerciale con gli USA nelle sue fasi inziali, è forte.

  • Questa ennesima dismissione dimostra come l’economia italiana sia ormai sempre più avulsa dalla manifattura. Se da un lato questa pare essere la conseguenza obbligata dei processi di globalizzazione e trasformazione tecnologica che hanno colpito l’Occidente negli ultimi trent’anni, è altrettanto evidente che la politica e la società italiana non hanno ancora preso atto di questo cambiamento, che sono totalmente impreparate ad affrontarlo, e che questo potrebbe avere conseguenze molto gravi negli anni a venire. È necessario che soluzioni giuridiche innovative vengano introdotte per tutelare i lavoratori, così che rimangano ben retribuiti anche negli ormai fisiologici passaggi tra un lavoro e l’altro che si troveranno ad affrontare nel corso della propria vita. Parimenti, è necessario vincolare le aziende al garantire ai propri dipendenti formazione continua e di qualità, in modo da scongiurare il fenomeno dell’obsolescenza delle competenze. Troppo spesso l’approccio è quello di servirsi dei lavoratori quali fossero una merce usa e getta, e questo non è più accettabile né economicamente sostenibile



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