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Intervista a Bashar Al Assad

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Pubblichiamo, grazie alla traduzione del Comitato Contro la guerra Milano, la prima parte di una lunga e interessante intervista rilasciata dal Presidente siriano Bashar Al Assad ai media locali.

Intervista del Presidente Bashar al-Assad rilasciata al-Sourya TV e al-Ikhbarya TV
31/10/2019
 
Damasco, SANA
 Il presidente Bashar al-Assad ha sottolineato che le scene trasmesse dagli Stati Uniti dell'uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell'organizzazione Daesh, sono trucchi che gli statunitensi sono soliti fare e a cui non si dovrebbe credere, a meno che non vengano fornite le prove.
 
Il presidente giovedì scorso ha aggiunto, durante l’intervista rilasciata alle TV di Al-Sourea e al-Ikhbariya, che l'accordo russo-turco sulla Siria settentrionale è temporaneo, che scavalca gli USA e frena le aspirazioni turche di poter recare maggiori danni, estendendo l’occupazione su più parti del territorio siriano.
 
 Il presidente Al-Assad ha inoltre affermato che l'ingresso dell'Esercito Arabo Siriano nelle regioni della Siria settentrionale, significa anche il ritorno dello Stato siriano con tutti i suoi servizi annessi. Ha anche aggiunto che l'esercito non è rientrato in tutto il territorio, ma ha raggiunto la maggior parte delle regioni.
 
 Il presidente ha sottolineato che la Siria non ha offerto alcuna concessione in merito alla formazione del comitato di discussione sulla costituzione.
 
PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA INTEGRALE
 
giornalista: Ciao e benvenuti a questa intervista speciale con il Presidente della Repubblica Araba Siriana,il dott. Bashar al-Assad. Grazie per averci ricevuto, signor Presidente. La sua ultima intervista con i media siriani è datata parecchi anni fa, per questo motivo abbiamo molte domande da porle. Inizieremo dalle questioni politiche e poi passeremo agli affari interni.
 
Presidente Assad: Siete benvenuti e sarà, come sempre, una discussione franca.
 
giornalista: Signor Presidente, grazie mille per averci ricevuto. Dato che al momento le questioni politiche sono più urgenti, inizieremo da qui. Gli Stati Uniti hanno annunciato alcuni giorni fa che il leader dell'organizzazione terroristica ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, è stato ucciso. Hanno ringraziato Russia, Siria, Iraq, Turchia e i Curdi per aver contribuito ad uccidere Abu Bakr al-Baghdadi. Trump ha ringraziato la Siria, ma non è arrivato alcun commento da Damasco. Qual è la sua opinione sui ringraziamenti di Trump alla Siria? La Siria ha davvero preso parte a questa operazione?
 
Presidente Assad: Assolutamente no, ne abbiamo sentito parlare solo attraverso i media. Forse il motivo dietro l'inclusione di un certo numero di paesi come partecipanti a questa operazione, sta nel dare credito alla stessa. Il modo con cui gli statunitensi hanno tentato di rappresentarla, ha l’obbiettivo di far sentire questi paesi parte di una “grande” operazione,così che non si sentiranno in imbarazzo. In questa rappresentazione, costoro sono stati accreditati nel combattere il terrorismo. Noi non abbiamo bisogno di tale credito. Siamo noi che combattiamo il terrorismo. Non abbiamo relazioni e non abbiamo avuto contatti con nessuna istituzione americana.
 
Dirò di più, non sappiamo davvero se l'operazione abbia effettivamente avuto luogo o meno. Nessun aereo è stato rilevato sugli schermi radar. Perché i resti di Baghdadi non sono stati mostrati? Questo è lo stesso film visto con Bin Laden. Se ci saranno diversi pretesti per non mostrarne i resti, ricordiamoci come fu catturato il presidente Saddam Husain e come l'intera operazione fu mostrata dalla A alla Z; hanno mostrato immagini e filmati dopo averlo catturato. Lo stesso accadde quando uccisero i suoi figli diversi mesi dopo; hanno mostrato i corpi. Quindi, perché hanno nascosto tutto sull'operazione Bin Laden e ora anche sull'operazione Baghdadi? Questo fa parte dei trucchi degli statunitensi. Questo è il motivo per cui non dovremmo credere a tutto ciò che dicono a meno che non presentino le prove. I politici statunitensi sono in realtà colpevoli fino a prova contraria, non viceversa.
 
giornalista: Signor Presidente, se Baghdadi fosse stato effettivamente ucciso, significherebbe la fine della sua organizzazione o come sempre avviene, ci saranno nuovi leader e nuove organizzazioni pronti a sostituire i loro predecessori?
 
 
Presidente Assad: Innanzitutto Baghdadi rappresenta l'ISIS. La dottrina dell'ISIS è quella estremista wahhabita. Questa dottrina ha più di due secoli. Finché questa dottrina è viva, significa che la morte di Baghdadi, o persino la morte dell’ISIS nel suo insieme, non avrà nessun effetto sulla fine della stessa. 
 
Per quanto riguarda Baghdadi, è risaputo che si trovava nelle carceri statunitensi in Iraq e che lo fecero uscire per svolgere questo ruolo. Quindi potrebbe essere sostituito in qualsiasi momento. È stato davvero ucciso? Fu ucciso ma diversamente da come l’hanno rappresentata, in modo più “normale”? È stato rapito? Era nascosto? O è stato prelevato e gli hanno fatto un lifting? Solo Dio lo sa. La politica statunitense non è diversa da Hollywood; si basa sull'immaginazione. Neanche sulla fantascienza, solo sulla pura immaginazione. Quindi, puoi prendere la politica statunitense e vederla a Hollywood oppure puoi prendere Hollywood e vederlo attraverso la politica statunitense. Credo che tutto ciò che riguarda questa operazione sia un trucco. Baghdadi sarà ricreato con un nome diverso, un individuo diverso, o ISIS nella sua interezza potrebbe essere riprodotto a seconda delle necessità con un nome diverso, ma con lo stesso pensiero e lo stesso scopo. Il regista dell'intero scenario è sempre lo stesso, i nord americani.
 
giornalista: Sono state sollevate domande sull'accordo russo-turco, in particolare riguardo al mantenimento dello status quo nella regione che è stata soggetta all'aggressione turca, in particolare riguardo a Tal Abyadh e Ras al-Ain per una profondità di trentadue chilometri. Per alcuni è stata la legittimazione dell'occupazione turca. Si dice che non ci sia stato nessun ruolo da parte siriana sulle aree discusse nell’accordo. Cosa ci può rispondere a riguardo?
 
Presidente Assad: In primo luogo, i principi della linea politica russa sono stati chiari durante questa guerra ed erano alla base, già nel 2015, del sostegno russo all'esercito siriano. Questi principi si basano sul diritto internazionale, sulla sovranità siriana e sull'integrità territoriale della Siria. Questo non è cambiato, né prima, né dopo, né in mutevoli circostanze. Tuttavia la politica russa si basa sulla situazione reale sul campo. Con queste situazioni reali sul campo si sono ottenute due cose: il ritiro dei gruppi armati da nord a sud in coordinamento con l'esercito siriano, quindi l'avanzata dell'esercito siriano a nord nell'area non occupata dai turchi. Questi due elementi sono positivi, ma non annullano gli aspetti negativi della presenza turca, almeno fino a quando questa non verrà espulsa in un modo o nell'altro. Non è accordo permanente, ma è temporaneo. Se prendiamo ad esempio le aree di de-escalation in un periodo limitato di tempo, qualcuno avrebbe potuto credere che fossero permanenti e che avrebbero dato ai terroristi il diritto di rimanere nelle loro aree a tempo indeterminato. Invece, avendo trattando con i terroristi con l’obbiettivo di cacciarli in un secondo momento, ciò è stata un’opportunità per proteggere i civili. Quindi dobbiamo distinguere tra obiettivi finali o strategici da un lato e approcci tattici dall'altro.
 
Nel breve termine è un buon accordo e vi spiego perché: questa ultima invasione non solo riflette l'avidità territoriale della Turchia, ma esprime anche la volontà degli USA. Da una parte il rapporto russo con la Turchia è positivo perché tiene sotto controllo le aspirazioni turche; dall’ altra l’accordo scavalca la strategia statunitense nel nord. Mi spiego meglio: la recente proposta tedesca che è stata immediatamente sostenuta dalla NATO, voleva ripristinare la sicurezza in questa regione sotto gli auspici della comunità internazionale(i tedeschi non l'avrebbero fatta se non per conto degli USA e la NATO è come se fosse la stessa cosa degli USA). Ciò significa che l'area sarebbe al di fuori del controllo dello stato siriano e renderebbe così la separazione una realtà sul campo. Invece grazie a questo accordo, i russi contengono i turchi, scavalcano gli USA e abortiscono la richiesta di internazionalizzazione proposta dai tedeschi. Ecco perché questo accordo è un passo positivo. E’ vero che non raggiunge l’obbiettivo completo, perché non costringerà i Turchi ad andarsene immediatamente. Tuttavia, limita il danno e apre la strada alla liberazione di questa regione in futuro o, come ci auguriamo, nell’ immediato futuro.
 
giornalista: Lei ha descritto l'accordo come temporaneo, ma conoscendo la Turchia, sappiamo che abitualmente non rispetta gli accordi. Quindi la domanda è: cosa accadrebbe se la Turchia continuasse ad occupare le aree sotto il suo controllo, conquistate nel corso di questa aggressione? Lei ha ripetutamente affermato che lo stato siriano utilizzerà ogni mezzo possibile per difendersi. Ma nella sostanza l'accordo russo-turco non impedisce la possibilità di usare tali mezzi?
 
 Presidente Assad: Facciamo l’esempio di Idlib: attraverso l’accordo di Astana i turchi avrebbero dovuto ritirarsi. I turchi non hanno rispettato questo accordo, ma ugualmente stiamo liberando Idlib. Si è in ritardo di un anno. Per scacciare i terroristi si è tentata la via politica, il dialogo e altre varie possibilità, ma tutti i tentativi non sono andati a buon fine. Quindi abbiamo incominciato a liberare le aree militarmente, in maniera graduale. Dopo che avremo esaurito tutte le opzioni politiche, faremo lo stesso anche nella regione settentrionale.
 
Inoltre bisogna ricordare che Erdogan mirava, fin dall'inizio della guerra, a creare uno scontro tra il popolo siriano e il popolo turco, con l’obbiettivo di creare un nemico, così da facilitare uno scontro militare. Invece all'inizio della guerra, l'esercito turco sostenne l'esercito siriano e cooperò con noi nella massima misura possibile, fino al colpo di stato di Erdogan contro l'esercito. Pertanto, dobbiamo continuare in questa direzione e garantire che la Turchia non diventi uno stato nemico. Erdogan e il suo gruppo sono nemici, perché sono alla guida di queste politiche, ma fino ad ora la maggior parte delle forze politiche in Turchia sono contrarie alle politiche di Erdogan. Quindi, dobbiamo assicurarci di non trasformare la Turchia in un nemico. Ed è qui arriva il ruolo degli amici: il ruolo russo e il ruolo iraniano.
 
giornalista: Rispondendo a questa sua affermazione, signor Presidente, ci sono azioni intraprese recentemente dai turchi e da Erdogan, in particolar modo la ottomanizzazione, la costruzione di università e l'imposizione di determinate lingue. Dal momento che ha detto che prima o poi se ne andranno, sono queste comunque, azioni intraprese da qualcuno che non sta assolutamente pensando di andarsene. Che dire di queste azioni?
 
Presidente Assad: Se stesse pensando di ritirarsi, avrebbe già lasciato Idlib. Si potrebbe dire che, tecnicamente, non c’è l’ esercito turco ad Idlib. Ma siamo in un'arena, l'intera arena siriana è un teatro unico di operazioni. Dal punto più lontano nel sud al punto più lontano nel nord, la Turchia è la delegata degli USA in questa guerra, ovunque abbiamo combattuto, lo abbiamo fatto contro questa delega. Quindi, fino a quando non avremo esaurito ogni possibile altro mezzo, è evidente che non ci sarà altra scelta, se non la guerra. Sto dicendo che nel prossimo futuro dobbiamo dare spazio alla diplomazia nelle sue varie forme. Se non darà risultati, allora questo è un nemico e si va in guerra contro di esso; Non c'è altra scelta.
 
giornalista: Tuttavia alcuni affermano che l’aggressione turca è arrivata dopo il ritiro statunitense dalla Siria settentrionale, poi c’è stato l'accordo russo-turco. Quindi tutto ciò rientrava in un accordo statunitense-russo-turco. Che ne pensa?
 
Presidente Assad: Questo vorrebbe dimostrare che la Russia accettasse l'incursione turca o che la Russia volesse chiudere un occhio su questo fatto. In realtà non è vero. Per oltre un anno i russi si sono preoccupati per la serietà di tale eventualità. Sapevamo tutti che la minaccia turca era seria, ma era ostacolata dagli ordini o dalla volontà degli USA . Alcune persone potrebbero criticare i russi per questo risultato, dovuto alla loro posizione nelle Nazioni Unite. Come ho detto poco fa, i russi si basano sulla situazione reale sul campo; di conseguenza cercano di garantire che siano in atto tutte le condizioni politiche, affinché si apra la via della loro uscita dalla Siria; cercano altresì di contenere i danni dei turchi o della ributtante occupazione turca mirata ad infliggere danni peggiori e ad occupare più terra. Ma i russi certamente non facevano parte di questo accordo. Gli accordi russi sono sempre alla luce del sole. L'accordo russo-turco è stato annunciato immediatamente, con tutti i suoi elementi; l'accordo tra noi e i curdi, con mediazione e sostegno russi, è stato reso pubblico fin dall'inizio. Non esiste un'agenda nascosta nelle politiche russe, il che ci dà garanzie.
 
giornalista: Ma gli incontri turco-americani non sono stati annunciati. Ha ripetutamente affermato che la creazione della zona cuscinetto, era l'obiettivo principale di Erdogan dal primo giorno della guerra in Siria. Il presidente Obama ha rifiutato di accettare questa zona cuscinetto, mentre oggi stiamo assistendo a determinate azioni sul campo. Questo significa che Obama era meglio di Trump?
 
Presidente Assad: Non dovremmo scommettere su nessun presidente americano. In primo luogo, quando Erdogan afferma di aver deciso di attaccare o di aver avvisato gli americani, cerca di far passare la Turchia come una superpotenza, o comunque finge di prendere le proprie decisioni. Ciò è come uno spettacolo teatrale condiviso tra lui e gli statunitensi. All'inizio, a nessuno era permesso interferire, perché gli USA e l'Occidente credevano che le manifestazioni di protesta si sarebbero estese e che avrebbero conseguito l’obbiettivo. Invece le dimostrazioni non si diffusero come sperato, quindi rivolsero le loro speranze verso l'uso delle armi. Quando anche le armi non decisero la partita, appoggiarono le organizzazioni terroristiche estremiste con la loro folle ideologia, per deciderne l'esito militarmente. Non sono stati in grado di farlo. Qui è arrivato l'ISIS nell'estate del 2014 con il ruolo di disperdere gli sforzi dell'esercito arabo siriano, che invece è stato in grado di tenere. E’ stato a questo punto che è intervenuta la Russia. Quando tutte le scommesse sul campo fallivano, diventava necessario che la Turchia interferisse e ribaltasse il tavolo; questo è il suo ruolo.
 
 Per quanto riguarda Trump, puoi farmi la domanda, ma ti darò una risposta che potrebbe sembrare strana. Dico che è il miglior presidente statunitense, non perché le sue politiche siano buone, ma perché è il presidente più trasparente. Tutti i presidenti USA commettono atrocità e crimini di ogni tipo, ma vincono il Premio Nobel e si distinguono come difensori dei diritti umani e dei valori occidentali in generale. In realtà sono un gruppo di criminali che rappresentano gli interessi delle lobby nord americane, vale a dire le grandi compagnie petrolifere, di armi e altre. Trump parla in modo trasparente, dicendo che “ciò che vogliamo è il petrolio”. Questa è la realtà della politica americana, almeno dalla seconda guerra mondiale.”Vogliamo sbarazzarci di tale persona o vogliamo offrire un servizio in cambio di denaro”. Questa è la politica americana. Abbiamo bisogno di un nemico trasparente? Ecco perché la differenza è solo nella forma, mentre la realtà è la stessa.
 
 
giornalista: Il leader delle Forze Democratiche Siriane (FDS) in dissolvenza, Mazloum Abdi, ha rilasciato dichiarazioni ai media in cui ha affermato che Trump gli ha promesso che prima del ritiro avrebbe contattato i russi per trovare una soluzione alla questione curda, facendo un accordo con i russi e lo Stato siriano affinché i curdi avessero l'opportunità di difendersi. Esisteva davvero un tale accordo, e qual è il destino delle regioni non frontaliere del Jazeera siriano, cioè di quelle regioni che erano sotto il controllo delle milizie armate chiamate FDS? Queste regioni sono state riconsegnate allo stato siriano e, in caso affermativo, in che modo? Solo militarmente, o c’è stato un ritorno delle istituzioni siriane in queste regioni?
 
Presidente Assad: Intendi un accordo americano-curdo?
 
giornalista: Gli americani hanno promesso ai curdi di trovare una soluzione alla loro causa spingendo i russi a raggiungere un'intesa con lo Stato siriano per dare loro l'opportunità di difendersi.
 
Presidente Assad: Indipendentemente dal fatto che il contatto sia stato stabilito o meno, come ho detto prima, quello che dicono gli americani non ha credibilità, che lo dicano ad un nemico o ad un amico, il risultato è lo stesso: sono inaffidabili. Ecco perché non perdiamo il nostro tempo in cose come questa. L'unico accordo russo con i curdi era quello di cui abbiamo parlato, quello del ruolo russo nel raggiungere un accordo con i gruppi curdi, che ha portato all’accordo tra i gruppi che essi stessi chiamano FDS, con l'esercito siriano da schierare. Non dovremmo dire i Curdi, perché ciò non è corretto e non possiamo parlare di una sola parte. Naturalmente, l'Esercito Siriano non può essere schierato solo per compiere atti puramente militari e di sicurezza. Lo spiegamento dell'Esercito Siriano è un'espressione della presenza dello Stato siriano, il che significa la presenza di tutti i servizi che dovrebbero essere forniti dallo stato. Questo accordo è stato concluso e abbiamo raggiunto la maggior parte delle regioni, ma non completamente. Ci sono ancora ostacoli. Innanzitutto interveniamo perché abbiamo rapporti diretti e antichi con questi gruppi, già da prima dell'incursione turca. A volte rispondono, in altre non lo fanno. Ma certamente, l'Esercito Arabo Siriano raggiungerà queste aree e contemporaneamente saranno forniti servizi pubblici completi, il che significa il ritorno della piena autorità statale. Voglio ribadire che ciò dovrebbe avvenire gradualmente. In secondo luogo, la situazione non tornerà come prima. Ci sono fatti sul campo che devono essere affrontati e questo richiederà tempo. Ci sono nuovi fatti che hanno avuto luogo quando lo stato era assente, relativi alle persone sul territorio. Ci sono gruppi armati e noi non ci aspettiamo che consegnino immediatamente le loro armi. La nostra politica dovrebbe essere graduale e razionale e dovrebbe tenere conto dei fatti. Ma l'obiettivo finale è tornare alla situazione precedente, che è il pieno controllo dello stato.
 
giornalista: Dopo quello che è accaduto: hanno preso di mira lo Stato siriano, i cittadini siriani, l'Esercito Arabo Siriano. Durante gli anni della guerra, hanno giocato un ruolo sporco e sono stati gli alleati degli USA. A questo punto, siamo noi siriani in grado di vivere ancora una volta con i curdi?
 
Presidente Assad: Per essere precisi, questo problema viene sollevato ripetutamente e talvolta anche in riunioni private. E so che fa parte del tuo ruolo ripetere ciò che ascolti, indipendentemente dalla convinzione personale. Ciò che è accaduto durante questa guerra è una distorsione dei concetti; dire che questo gruppo ha una certa caratteristica, negativa o positiva, non è né oggettivo né razionale. È anche antipatriottico. Tra i curdi c'erano persone che erano agenti o al soldo degli americani. Questo è vero, ma tra gli arabi c'erano casi simili nell'area di Jazeera e in altre aree della Siria. Questo vale per la maggior parte dei segmenti della società siriana. L'errore che è stato fatto è che questa azione è stata compiuta da un gruppo di curdi, i quali si sono proclamati rappresentanti, non solo dei curdi, ma degli arabi e delle altre parti della società nella regione di al-Jazeera. Gli statunitensi, attraverso il loro supporto di armi e denaro (ovviamente i soldi non sono americani, provengono da alcuni stati arabi del Golfo), hanno contribuito a stabilire l'autorità di questi gruppi su tutte le altre parti della società, volendo farci credere che quelli nella zona erano tutti curdi. In realtà noi stiamo trattando con i vari partiti curdi. Sempre riguardo agli stessi curdi, molti di loro avevano buoni rapporti con lo Stato siriano ed erano sempre in contatto con noi e proponevano vere idee patriottiche. In alcune delle aree in cui siamo rientrati, la reazione dei curdi non è stata meno positiva, né meno gioiosa e meno felice della reazione di altre persone di quelle zone. Quindi, questa valutazione non è accurata. Quindi sì, molto semplicemente, possiamo vivere ancora una volta insieme. Se la risposta fosse negativa, significa che la Siria non sarà mai più stabile.
 
giornalista: Però, anche prima della guerra, qual è il problema con i curdi? Dove sta il problema con loro?
 
Presidente Assad: Sebbene stessimo con questi gruppi da decenni, nel 1998 avremmo potuto pagare il prezzo di uno scontro militare con la Turchia a causa loro, ma stavamo con loro per difendere i diritti culturali di questi gruppi o di questa parte della società siriana. Di cosa accusano lo Stato siriano? Lo accusano di essere sciovinista, e talvolta accusano il Bath di essere un partito sciovinista, nonostante il censimento condotto nel 1962 non fosse sotto il Partito Bath, perché all'epoca non era al potere. Ci accusano di privare questo gruppo dei loro diritti culturali. Supponiamo che ciò che dicono sia corretto. Posso, come individuo, essere aperto e di mentalità chiusa allo stesso tempo? Non posso. Lo stato può essere aperto o tollerante e, allo stesso tempo, intollerante e di mentalità chiusa? Non può. Facciamo l’esempio dell'ultimo gruppo che si è unito al tessuto siriano: gli armeni. Gli armeni sono stati un gruppo patriottico per eccellenza. Ciò è stato dimostrato senza ombra di dubbio durante la guerra. Allo stesso tempo, questo gruppo ha la propria società, le proprie chiese e le proprie scuole. E se partecipi a qualsiasi celebrazione armena, un matrimonio o qualsiasi altro evento (io ero solito partecipare a tali eventi perché prima avevo amici tra loro), cantano le loro canzoni tradizionali, ma cantano canzoni nazionali con tendenze politiche. C'è qualche forma di libertà che supera questa? Gli armeni siriani sono una piccola comunità rispetto agli altri armeni del mondo che si sono dissolti nelle varie società estere. Qui essi si sono integrati, ma non si sono dissolti nella società siriana. Hanno mantenuto tutte le loro caratteristiche. Perché dovremmo essere aperti in questo caso e non esserlo con gli altri? Il motivo è che ci sono tendenze separatiste. Ci sono mappe che mostrano un Kurdistan siriano come parte di un Kurdistan più grande. Ora, è nostro diritto difendere la nostra integrità territoriale e diffidare delle tendenze separatiste. Ma non abbiamo problemi con la diversità siriana. Al contrario, la diversità siriana è ricca, bella e si traduce in forza. Non abbiamo una visione avversa su ciò; ma la ricchezza e la diversità sono una cosa e separare e frammentare il paese è qualcos'altro, è il contrario. Questo è il problema.
 
giornalista: Torniamo, signor Presidente, a questa idea della convivenza. Nella sua risposta ha affermato che alla fine dobbiamo convivere. Il problema qui non riguarda solo con la componente curda. Ci sono gruppi della popolazione che hanno vissuto per anni in diverse aree al di fuori del controllo dello stato siriano. Per costoro qual’è il piano dello stato per reintegrarli all'idea del vivere insieme, in particolare modo i bambini,che saranno le generazioni future della Siria?
 
 
Presidente Assad: In realtà il problema riguarda principalmente i bambini e in seconda istanza i giovani. Esistono diverse questioni, la prima è che questa generazione non conosce il significato dello stato e dello stato di diritto. Non hanno vissuto sotto lo stato, hanno vissuto sotto gruppi armati. Ma l'impatto peggiore e più pericoloso è sui bambini, che in alcune aree non hanno imparato la lingua araba, mentre in altre hanno imparato concetti sbagliati: estremisti, contro lo stato o la patria e altre dottrine arrivate dall'esterno della Siria e che gli sono state insegnate, poiché inserite nei programmi scolastici formali. Questo è stato argomento di discussione nelle ultime settimane, in particolare negli ultimi giorni, perché lo spiegamento dell'esercito siriano in vaste aree nelle regioni settentrionali ha evidenziato questo problema su vasta scala. Attualmente i ministeri, in particolare il Ministero della Pubblica Istruzione e anche i Ministeri della Difesa e degli Interni, stanno studiando questo problema. Credo che tra breve ci saranno una dichiarazione e una soluzione, anche se di carattere generale nella prima fase, a cui seguiranno misure amministrative al fine di reintegrare queste persone all'interno del sistema dello stato siriano. Ad esempio, chi si arruolerà nell'esercito siriano? chi si arruolerà nella polizia? chi si iscriverà nelle scuole? Chi ha dodici anni come si integrerà nel sistema scolastico siriano se non sa nulla dei programmi scolastici? Lo stesso vale per coloro che frequentano la scuola elementare. Credo che la soluzione sia quella di assimilare tutti all'interno del sistema nazionale, ma dovrebbero esserci misure speciali per reintegrarli in questo sistema, e credo che nei prossimi giorni avremo un quadro completo di questo.
 
giornalista: Ritornando alla politica, in particolare agli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha annunciato la sua intenzione di mantenere un numero limitato delle sue truppe in Siria, mentre alcune di esse le va a riposizionare sul confine giordano e sul confine del nostro nemico israeliano, le altre avranno il compito di proteggere i campi petroliferi siriani. Qual è la sua posizione al riguardo e come risponderà lo stato siriano a questa presenza illegittima?
 
 
Presidente Assad: Indipendentemente da queste affermazioni, la realtà è che gli statunitensi sono occupanti, a prescindere che si trovino ad est, a nord o a sud, il risultato è sempre lo stesso. Ancora una volta, non dovremmo preoccuparci delle loro dichiarazioni, ma piuttosto occuparci della realtà. Quando, in base alle nostre priorità militari, avremo terminato il lavoro su determinate aree e raggiungeremo un'area in cui sono presenti gli americani, non cadrò nell’eroismo e non dirò che invieremo l'esercito per affrontare gli statunitensi. Stiamo parlando di una super potenza. Abbiamo forse le capacità per farlo? Credo che questo sia chiaro a noi tutti come siriani. Scegliamo la resistenza? Se ci sarà resistenza, il destino degli americani sarà simile al loro destino in Iraq. Ma il concetto di resistenza ha bisogno di una condizione mentale popolare che è l'opposto dell’ essere agenti e mercenari di potenze esterne, la condizione è che sia popolare, patriottica e che compia atti di resistenza. Il ruolo naturale dello stato in questo caso sarà quello di fornire tutte le condizioni necessarie e il supporto necessario a qualsiasi resistenza popolare contro l'occupante. Se mettessimo da parte la mentalità coloniale e commerciale americana che promuove la colonizzazione di determinate aree per denaro, petrolio e altre risorse, non dovremmo dimenticare che i principali agenti che hanno aperto le porte in questa regione agli americani, ai turchi ed a  altri, sono i siriani che hanno agito come agenti degli stranieri; sono i traditori siriani. Affrontare tutti gli altri casi riguarda solo i sintomi, mentre dovremmo affrontare le cause. Dovremmo discutere con questi siriani e cercare di riformulare la condizione patriottica della società siriana, affinché sia ristabilito il patriottismo, ristabilita l'unità di vedute e garantire che non vi siano traditori siriani. Garantire che tutti i siriani siano patrioti e che il tradimento non sia più una questione di opinione e una semplice differenza rispetto ad una questione politica. Tutti dovremmo essere uniti contro l'occupazione. Quando raggiungeremo questa condizione, ti assicuro che gli americani se ne andranno da soli perché non avranno l'opportunità di rimanere in Siria; sebbene l'America sia una superpotenza, non sarà in grado di rimanere in Siria. Questo lo abbiamo visto in Libano in un determinato momento e successivamente lo abbiamo visto in Iraq. Penso che questa sia la giusta soluzione.
 
giornalista: La scorsa settimana, con la sua visita alla prima linea ad Idlib, ha sorpreso i siriani e il mondo. Rivolgendosi ai soldati dell'Esercito Arabo Siriano, ha affermato che la battaglia è a est, ma che Idlib è un avamposto avanzato del nemico a ovest, che ha la funzione di disperdere le forze dell'Esercito Siriano. Alcuni hanno interpretato la sua visita come il segnale del via libera o come l'ora zero per l'imminente battaglia di Idlib. È così?
 
Presidente Assad: No, non c'era alcun collegamento tra la mia visita e l'ora zero. In primo luogo, organizzo delle visite ogni tanto nelle aree che sono considerate punti caldi e pericolosi, perché questi eroi svolgono i compiti più difficili, ed è naturale per me pensare di visitarli. Questa è per me una pratica ordinaria; visitare idlib in particolare, è stato perché forse il mondo credeva che l'intera questione della Siria fosse riassunta in ciò che sta accadendo nel nord, dove il problema è ora diventato un'incursione dell'esercito turco nel territorio siriano, dimenticando che tutti quelli che combattono ad Idlib fanno in realtà parte dell'esercito turco, nonostante vengano denominati al-Qaeda, Ahrar al-Sham e in altri modi. Ti assicuro che quei combattenti sono più vicini al cuore di Erdogan, rispetto allo stesso esercito turco. Non dovremmo dimenticarlo, perché politicamente e, particolarmente in relazione alla Turchia, la principale battaglia è quella di Idlib, perché è collegata alla battaglia nella regione nord-orientale, meglio dire nell’ intera regione di Jazeera. Questo è il motivo: volevo sottolineare che ciò che sta accadendo nella regione di Jazeera, nonostante la sua importanza e nonostante l’area operativa sia ampia, non ci distrae dal significato che Idlib ha nella battaglia generale.
 
giornalista: Signor Presidente, lei afferma che non esiste alcun legame tra la sua visita a Idlib e l'ora zero, ma esiste un collegamento tra la sua visita a Idlib e l'incontro che ha avuto luogo lo stesso giorno tra Turchia e Russia?
 
 
Presidente Assad: In realtà, quando ero lì, mi ero completamente dimenticato che si stava svolgendo un vertice lo stesso giorno. Non me lo ricordavo. Sapevo che si sarebbe svolto un vertice e che sarebbe stato martedì, ma ...
 
giornalista: Ma le sue dichiarazioni hanno dato l'impressione che fosse un rifiuto preventivo o di un qualcosa che andava contro l'incontro.
 
Presidente Assad: Questo è vero.
 
giornalista: quindi era contro questo incontro.
 
Presidente Assad: Alcuni articoli e commenti hanno anche affermato che c'era un sentimento di rabbia verso il vertice e che il vertice era contro di noi. Il fatto è che non ero arrabbiato e le mie dichiarazioni contro Erdogan sono continue. Ho detto che era un ladro e che fin dai primi giorni ha iniziato a rubare tutto ciò che si riferisce alla Siria. Quindi è un ladro. Non lo stavo insultando; lo stavo descrivendo. Questo è un aggettivo e questa descrizione è vera. Come lo si definisce qualcuno che ruba fabbriche, colture e infine la terra? Un benefattore? È un ladro, non c'è altra definizione. In precedenza, durante il mio discorso di fronte all'Assemblea del popolo, ho affermato che è un delinquente politico. Esercita questa delinquenza politica su vasta scala. Mente a tutti e ricatta tutti. È un ipocrita e lo è anche pubblicamente. Non stiamo inventando un epiteto; si giudica attraverso le suoi reali caratteristiche. Quindi, l'ho solo descritto
 
Per quanto riguarda l'accordo, come ho detto qualche tempo fa, crediamo che il coinvolgimento russo sia sempre nel nostro interesse, perché i nostri principi sono gli stessi e la nostra battaglia è una sola. Quindi, il coinvolgimento russo avrà sicuramente risultati positivi e abbiamo già iniziato a vederne una parte. Contrariamente a quanto hai detto, siamo stati contenti di questo summit e siamo soddisfatti delle relazioni russo-turche in generale, contrariamente a quanto credono alcune persone, cioè che i russi stiano appagando i turchi. Non importa se i russi stiano appagando o meno i turchi o se stiano giocando tatticamente con loro. Ciò che è importante è la strategia. Ecco perché posso dire che non esiste alcun collegamento tra le mie dichiarazioni e il vertice.
 
giornalista: Sempre riguardo ad Idlib, ma da una diversa prospettiva, l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, in un'intervista rilasciata ad un giornale sulla situazione di Idlib, l’ ha definita complicata. Questi sono i punti che ha sollevato: ha chiesto un soluzione che garantisca la sicurezza dei civili. Ha anche parlato della presenza di organizzazioni terroristiche e dell'importanza di evitare una campagna militare totale che, a suo avviso, lungi dal risolvere il problema, avrà gravi conseguenze umanitarie. Cosa ne pensa di quello che ha affermato? Inoltre l'operazione sarà rinviata o sospesa a causa della pressione internazionale o sarà basata secondo le osservazioni di Pedersen?
 
Presidente Assad: Se Pedersen ha i mezzi o la capacità per risolvere il problema senza un'operazione militare a tutto campo, andrà bene. Perché non risolve il problema? Se ha un piano chiaro, non abbiamo obiezioni. È molto semplice. Può visitare la Turchia e dire ai turchi di convincere i terroristi, o può chiedere alla Turchia di separare i civili dai miliziani. Lasci che i civili rimangano in un'area e i miliziani in un'altra. Sarebbe ancora più facile se potesse identificare chi è un miliziano e chi non lo è. La lotta al terrorismo non si ottiene teorizzando, facendo dichiarazioni retoriche o predicando. Per quanto riguarda il rinvio, se avessimo aspettato una decisione internazionale (e per decisione internazionale intendo americani, britannici, francesi e coloro che stanno con loro), non avremmo liberato nessuna regione in Siria sin dai primi giorni di guerra. Queste pressioni non hanno alcun impatto. A volte teniamo conto di determinate circostanze politiche; come ho detto, diamo l'opportunità all'azione politica in modo che non ci siano pretesti, ma quando tutte queste opportunità sono esaurite, l'azione militare diventa necessaria per salvare i civili; perché non posso salvare i civili quando sono sotto il controllo dei miliziani. La logica occidentale è una logica intenzionalmente e maliziosamente capovolta. Afferma che l'operazione militare dovrebbe essere fermata al fine di proteggere i civili, ma per loro la presenza di civili sotto l'autorità dei terroristi è sostanzialmente una forma di protezione per gli stessi civili. È vero il contrario. L'intervento militare mira a proteggere i civili, lasciando i civili sotto l'autorità dei terroristi, si fa un favore ai terroristi e si prende parte all'uccisione dei civili.
 
giornalista: Sta forse aspettando una decisione russa e non una decisione internazionale? Possono i russi ritardare l'inizio dell'operazione militare? Abbiamo già assistito in precedenza ad interruzioni delle operazioni militari ad Idlib. Alcuni dicono che i russi ogni volta fanno pressione per fermare le operazioni in seguito a particolari intese con i turchi. È vero?
 
Presidente Assad: "Pressione" non è la parola giusta. Noi, i russi e gli iraniani siamo coinvolti nella stessa battaglia militare e nella stessa battaglia politica. Siamo sempre in contatto tra noi per determinare le circostanze che consentano di poter proseguire un'operazione. In diverse occasioni abbiamo concordato un calendario specifico per una determinata operazione, che poi è stata rinviata a causa di eventi militari o politici. Questo dialogo è normale. Ci sono problemi che incontriamo di carattere interno,ci sono problemi di carattere regionale che incontra l’Iran e ci sono problemi di carattere internazionale che incontrano i russi. Abbiamo un approccio integrato basato sul dialogo. Nell'ultimo mese, ho tenuto cinque incontri con funzionari russi e iraniani, quindi meno di una settimana tra loro di distanza. Tra ogni due incontri ci furono sviluppi militari e politici tali che ciò che era stato concordato nel primo incontro fu poi cambiato o modificato nel secondo, terzo e quarto incontro,l'ultimo dei quali è stato ieri. La rapidità con cui si manifestano gli eventi, rende talvolta necessario il rinvio delle operazioni. D'altra parte, abbiamo contatti con i civili in quelle aree. Facciamo davvero del nostro meglio per consentire ai civili di spostarsi da quelle aree nelle nostre aree per salvare vite umane; inoltre, se fosse possibile una soluzione politica e riuscissimo a trovare una tale soluzione, si salverebbe anche la vita dei soldati siriani, una priorità che non dovremmo ignorare. Quindi ci sono molti elementi, difficili da approfondire in questo momento, che influenzano questa decisione e la pospongono; non è una questione di pressione. I russi sono così entusiasti di combattere il terrorismo come noi, altrimenti perché dovrebbero inviare i loro caccia? I tempi dipendono dal dialogo.
 
giornalista: Ma il presidente Putin ha annunciato la fine delle principali operazioni militari in Siria. La Russia sarebbe con noi a Idlib? Parteciperebbe all'operazione militare?
 
Presidente Assad: La Russia era con noi nella liberazione di Khan Skeikhoon e dei suoi dintorni; annunciare la fine delle operazioni militari non significa la fine della lotta contro il terrorismo. In effetti, le battaglie principali sono quasi terminate, poiché la maggior parte delle aree si arrende volontariamente o è soggetta a operazioni limitate. L'operazione Khan Sheikhoon potrebbe essere vista sulla mappa come una grande battaglia, ma in realtà c'è stata una rotta da parte dei miliziani. Quindi è forse questo ciò che si intende per la fine delle operazioni principali. Le sue dichiarazioni secondo cui Idlib dovrebbe tornare sotto il controllo dello stato siriano e la sua determinazione ad attaccare il terrorismo non sono cambiate.
 
giornalista: Continuiamo a fare il punto su Idlib, perché c'è molto da dire al riguardo. I terroristi ad Idlib sono gli stessi di cui parla Pedersen, come verranno gestiti? Verranno espulsi? In precedenza ci sono stati casi come questo: i terroristi sono stati deportati da diverse regioni della Siria a Idlib. Ora i terroristi sono ad Idlib. I turchi accetterebbero che i terroristi vengano espulsi in Turchia, oppure come pensa che verranno gestiti?
 
Presidente Assad: Se la Turchia non lo accetterà, è un problema della Turchia e non ci riguarda. Li tratteremo come abbiamo fatto in passato. Qualcuno potrebbe chiedersi: in passato c'erano aree in cui i terroristi potevano ritirarsi, ma ora non c'è altro luogo in cui i terroristi possano essere inviati da Idlib. A questo punto, dove dovrebbero andare? Se non vanno in Turchia, hanno due opzioni: o reintegrarsi nello stato siriano e risolvere i loro problemi, oppure dovranno affrontare la guerra. Non c'è altra scelta, né per noi né per loro. Queste sono le due uniche opzioni.
 
giornalista: E’ filtrato da alcuni media che ci sarebbero stati degli incontri con i turchi. È vero? Nel caso avessero avuto luogo, a quale livello e a quale risultato si sarebbe giunti?
 
Presidente Assad: Tutti questi incontri si sono svolti a diversi livelli tra funzionari della sicurezza. Pochi incontri, probabilmente due o tre, si sono svolti a Kasab all'interno del confine siriano o tra il confine comune; inoltre uno o più incontri si sono svolti in Russia. Non ricordo esattamente il numero, perché hanno avuto luogo nello spazio degli ultimi due anni. Ma non ci sono stati risultati reali. Perlomeno ci aspettavamo di trovare una soluzione per quanto riguarda il ritiro che era stato concordato ad Astana, di quindici chilometri a ovest e nord nella zona di de-escalation di Idlib. Ma non è avvenuto.
 
giornalista: Quindi, conferma che ci sono stati incontri con la parte turca, ma ciò è avvenuto prima dell'accordo. 
 
Presidente Assad: Certamente, ci sono stati incontri tripartiti con la mediazione russa e la presenza russa. Abbiamo insistito sulla presenza russa perché non ci fidiamo dei turchi, affinché ci fossero testimoni.
 
giornalista: quindi non incontri bilaterali?
 
Presidente Assad: No, incontri trilaterali.
 
giornalista: Trilaterali con i russi presenti? È stato prima dell'ultimo incontro russo-turco?
 
Presidente Assad: Certamente.
 
giornalista: Lei è pronto a sedersi al tavolo con i turchi dopo l'aggressione e dopo l'accordo.
 
Presidente Assad: Se mi chiedi come mi sentirei se dovessi stringere personalmente la mano ad una persona del gruppo di Erdogan, o a qualcuno con inclinazioni simili o che rappresenti la sua stessa ideologia, mi sentirei disgustato e non sarei onorato da un tale incontro. Ma quando è in gioco l’interesse nazionale, bisogna mettere da parte i nostri sentimenti personali. Se in un incontro si arrivasse a dei risultati, direi che tutto ciò che va a favore dell'interesse nazionale, dovrebbe essere fatto. Questa è la responsabilità dello stato. Non mi aspetto che un incontro produca risultati, a meno che i turchi non cambino le condizioni. E poiché i turchi tipo Erdogan sono opportunisti, appartengono a un'organizzazione opportunistica e a un'ideologia opportunistica, si produrranno risultati soltanto in base alle mutevoli circostanze, soltanto se saranno sotto pressione in base alle loro condizioni interne o esterne; oppure potrebbero scaturire dei risultati dalla loro sconfitta in Siria. Allora si che si potrebbero produrre dei risultati.
 
Traduzione a cura del Comitato Contro la Guerra Milano

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