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IL COMUNISMO MESSIANICO E LA PANDEMIA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

IL COMUNISMO MESSIANICO E LA PANDEMIA.

CHE FINE HA FATTO IL MATERIALISMO STORICO DIALETTICO?

Maurizio Biena

Responsabile Comunicazione PCI Brescia

E' comparsa ieri (8 Aprile), sulla pagina Facebook della compagna Rosa De Matteis (Segretaria della Sezione di Brescia del Partito Comunista, per i meno attenti quello guidato da Marco Rizzo) una riflessione sulla situazione attuale in Italia riguardo all'epidemia di Covid-19, che riportiamo per intero in calce al presente articolo.

Non è nostra abitudine commentare o criticare le dichiarazioni e i comunicati di altre forze politiche, che leggiamo sempre con attenzione, tanto meno di quelle realtà alle quali guardiamo con interesse e con spirito unitario e di interlocuzione dialettica, ma ne siamo costretti dal momento in cui, nello stesso, è presente uno scorretto travisamento di quanto espresso in un nostro precedente comunicato (Link) e ciò ci ci da l'occasione di delineare meglio la nostra posizione e magari aprire un'opportunità di discussione e di confronto che esuli dai metodi della "campagna elettorale permanente" e della guerra tra parrocchie, pratiche purtroppo diffuse che aborriamo e che non ci solleveranno dalla nostra complessiva "scarsa rilevanza".

Accusarci, come si evince dal testo, di avere auspicato, per subordinarietà ai padroni, la riapertura incondizionata delle attività lavorative in Lombardia, ci pare un ragionamento fallato da quello che in psicologia viene chiamato "bias di conferma", ovvero quel pregiudizio cognitivo che antepone alla analisi di un testo i propri pregiudizi e ne cerca solo le conferme. Con questo metodo adialettico qualsiasi testo è passibile di interpretazione negativa o travisamento, anche quelli dei giganti (si pensi, per esempio, alle riletture filo-capitaliste del Gramsci di "Americanismo e Postfordismo" o le innumerevoli rivisitazioni, a volte fantasiose, del pensiero marxiano), figuriamoci il nostro breve ed umile comunicato. Tant'è vero che a nulla sono servite le discussioni, i chiarimenti e i successivi articoli e dichiarazioni pubblicati: Il PCI di Brescia è d'accordo con Renzi, quindi con Confindustria, vuole mandare i lavoratori al macello e nulla potrà scardinare questa certezza granitica.

Nel comunicato diciamo, è vero, che "comprendiamo" (e di questo termine usato forse con leggerezza faccio autocritica in quanto estensore del documento, anche se comprendere, in italiano, non significa necessariamente condividere o aderire as un idea) le ragioni che spingono molti, tra politici ed industriali o esponenti del mondo del lavoro, a chiedere la ripresa delle attività produttive, perché, conoscendo il tessuto economico bresciano e lombardo - 250.000 lavoratori dell'industria e altri 100.000 dei servizi alle imprese solo nella nostra Provincia su mezzo milione circa di occupati - e la sua importanza per l'economia nazionale, siamo seriamente preoccupati che, nella crisi internazionale che si profila all'orizzonte e che sarà e sarebbe stata durissima comunque, l'ulteriore sfaldarsi del tessuto industriale e il protrarsi dello stato di emergenza più che guidarci verso la rivoluzione socialista (in regime di sospensione dei diritti civili e politici e con l'esercito per le strade, situazione sulla quale dovremmo collettivamente ragionare più a fondo e con preoccupazione) sia l'occasione per portarci verso un regime ulteriormente autoritario, mascherato magari da "patriottico" o "popolare", eterodiretto dal Consiglio Europeo e dalla BCE, che farà carta straccia della poca democrazia rimasta sui luoghi di lavoro e non solo.

Ci riferiamo al "sentiero greco", ovvero esattamente dove l'asse finanziario franco-tedesco ci vuole condurre da ben prima della crisi da Covid19.

In quel paese forze ben più influenti e radicate delle nostre (KKE - Partito Comunista Ellenico - e il sindacato PAME, oltre ad un movimento comunista e "antagonista" che in certi momenti ha dato parecchio filo da torcere alle forze di repressione) poco sono riuscite ad influire sugli eventi che hanno portato ad un impoverimento devastante della classe lavoratrice e la proletarizzazione di quella media, oltre alla svendita al miglior offerente degli asset strategici nazionali.

Anche senza il Covid stanno contando i morti; di fame, freddo, malattie.

Certo, si dirà, Tzipras ha tradito i lavoratori, ma non riponiamo molta più fiducia in Conte, Zingaretti o nei 5 Stelle per la transizione al Socialismo, ne tanto meno in Salvini o nella Meloni "sovranisti a targhe alterne", e dubitiamo che uno qualsiasi dei partiti comunisti presenti oggi in Italia riuscirà a dirigere o influire, da solo, a breve, partendo da queste condizioni, su una dinamica economica mondiale in rapidissima accelerazione, e parliamo di mesi, non di anni. Ce lo auguriamo, ma, da comunisti, non facciamo affidamento sulla "botta di culo", sul tantopeggiotantomeglio, sull'avvento del Messia ne sui like su facebook, ma sul duro e lungo lavoro di costruzione unitaria e di radicamento nella classe lavoratrice e sull'inserimento nelle contraddizioni esistenti.

Non ci saranno scorciatoie elettorali ne ascensori per il paradiso, tanto meno in questa fase di isolamento dove si rischia di imboccare, per la fretta, un autostrada per l'inferno. 

Detto questo in nessun punto del comunicato auspichiamo, ci pare evidente ad una approfondita rilettura, una ripresa incondizionata di tutte le attività ma, preso atto del fatto che tra Stato, aziende e Sindacati si sono aperte trattative sui modi e sui tempi della ripresa, ci auspichiamo che i principi che le guidino siano i più rigorosi possibili e chiediamo, in primis a lavoratori e sindacati, e poi alle forze politiche (intendendo ovviamente quelle vicine ai lavoratori), di rendersi protagonisti e guidare questa fase controllando, denunciando e pretendendo di lavorare in sicurezza sanitaria, ambientale e antinfortunistica (questo dovrebbe e dovrà valere per sempre). Nel caso ciò non avvenga è chiaro, e pensavamo venisse sottinteso almeno dai compagni, che si aprirà un conflitto e si arriverà allo sciopero, se necessario, o alle occupazioni, per iperbole, che sono altra cosa dalla serrata che qualcuno auspica. Ci sembra un terreno interessante dove confrontarsi e dove ritrovare il ruolo che ci spetta a fianco e nella classe di riferimento. 

Non è possibile, ci viene detto, é un utopia, i lavoratori e i sindacati non sono in grado di influire sulle dinamiche aziendali né sulla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Tutti a casa! 

E che diciamo ai lavoratori della sanità, del commercio, delle filiere alimentari, dei servizi essenziali (o meno) che stanno ancora lavorando? Sono eroi da piangere e applaudire o lavoratori da difendere? Chiediamo che vengano messi in sicurezza sanitaria, che siano controllati e si isolino i contagiati, anche se asintomatici o lievi, o aspettiamo di essere costretti a chiudere anche quei servizi? Tutti a casa! 

Evidentemente non siamo noi quelli che hanno perso fiducia nella capacità organizzativa dei lavoratori o che non comprendono quale sia la lotta principale, che crediamo sia, oggi come ieri, il controllo "operaio" dei mezzi di produzione e non la loro distruzione o la richiesta di un "reddito garantito" in attesa delle masse affamate insorgenti motu proprio, anche perchè, se nessuno produce, che ci compri con il reddito? E chi lo paga?

Inoltre viene detto che una campagna di tamponi a tutti i lavoratori sarebbe inefficace (?) e costerebbe troppo, ne prendiamo atto. Ci chiediamo però quanto costerà il lockdown ad oltranza delle industrie lombarde e la cassa integrazione per tutti e quale sia il piano, realizzabile stante i rapporti di forza attuali, per reperire le risorse in tempi brevi senza che questa manovra ci inchiodi al MES o a manovre fiscali eccezionali che colpiranno inevitabilmente i redditi da lavoro e il piccolo risparmio (quello grande è già in fuga e al sicuro da tempo). Che accadrà quando ai lavoratori del settore alberghiero (che dovranno giocoforza restare chiusi ancora a lungo e andranno supportati), alle partite I.V.A. sul lastrico, agli edili, si aggiungeranno qualche milionata di operai delle fabbriche e delle aziende fallite? Chi pagherà il conto? Chi pagherà lo stipendio ai lavoratori dei servizi pubblici (sanità, istruzione, amministrazione, difesa)? Quali saranno i tagli al welfare che verranno imposti dalla BCE per concederci i fondi necessari? Quali saranno i salari dei lavoratori quando saranno in competizione a milioni per un tozzo di pane?

Sono domande alle quali non si da risposta, sempre che qualcuno se le ponga. Tutti a casa!

Rileviamo inoltre che il comunicato della compagna segretaria, sperando che ciò sia utile alla discussione, prenda per buona la narrazione dominante - "il virus letale che viene dalla Cina contro la quale nulla si può se non restare a casa" - senza probabilmente rendersi conto che questa posizione è quella funzionale ai gruppi di potere politici ed economici che ci hanno messo in questa condizione e che ora, con i loro media, tendono a diffondere l'idea di avere fatto tutto il necessario e scaricare la colpa sui comportamenti individuali e sul destino cinico e baro.

A loro dovremmo fare la guerra, piuttosto che le scaramuccie tra comunisti!

Che la mortalità del virus influenzale Sars-2 sia del 17,9%, come viene scritto nel comunicato del PC, è una bufala statistica sconfessata da tutti gli istituti sanitari, dai virologi e dalla comunità scientifica a qualsiasi livello, una narrazione che, ribadiamo, fa comodo al "sistema" per terrorizzare la popolazione, imporre sacrifici e lavarsi la coscienza.

L'alta mortalità (calcolata giorno per giorno...) che viene attribuita al virus in Lombardia,, è dovuta (non lo diciamo noi ma lo stesso ISS) ad un errata impostazione di calcolo sia degli infetti che dei deceduti, enormemente sottostimati i primi (si verificano i contagi solo se arrivano in ospedale con sintomi gravi) e malstimati i secondi (non esiste un controllo sulle morti avvenute fuori dagli ospedali e i deceduti vengono inseriti o meno nella statistica su basi aleatorie, nessuno ci dice che fine abbiano fatto i 1700 morti al giorno di media in Italia, i 500 morti al giorno di tumore molti dei quali proprio in Lombardia, i 3-400 morti al giorno per le influenze di tipo "normale", quelli per le cardiopatie ecc.). La comunità scientifica è infatti concorde nel calcolare la letalità in un range tra il 2 e il 3%, certo non è poco, è sicuramente in Italia subentrano anche altri fattori come l'età media avanzata, l'alta incidenza di malattie pregresse ecc. (tutti fattori ai quali dovremo in futuro dare maggiore attenzione), ma nemmeno lontanamente paragonabile ad altre epidemie che hanno decimato l'umanità in periodi nei quali scienza, salute e igiene pubblica erano ad uno stato embrionale rispetto ad oggi,. È comunque un sesto circa di quella che viene presa come riferimento dalla compagna.

Questo significa che probabilmente la percentuale di cittadini lombardi che ha contratto il virus, a detta degli esperti, e si è immunizzata è già altissima, forse vicina al 60% secondo alcuni calcoli, ma non lo sapremo mai senza i tamponi  e i test immunologico casa per casa e continueremo a #stareacasa magari inutilmente. (Chiaro che, ripresa o meno del lavoro, scordiamoci di venire "liberati" prima del 1 Maggio, Giornata Internazionale del Lavoro, mica sono scemi...).

Inoltre dare per buoni quei dati falsati significa ridimensionare il ruolo criminale degli amministratori lombardi che hanno depotenziato la sanità pubblica fino a renderla incapace di fronteggiare una situazione che paesi, e Regioni, con risorse infinitamente minori hanno saputo affrontare agendo per tempo e efficacemente (la Cina sarà anche una potenza emergente, alla quale guardiamo con enorme rispetto, ma ha un PIL pro capite nemmeno lontanamente paragonabile a quello italiano - meno di 10000 euro a testa contro i ben oltre ventimila dell'Italia, certo con una migliore allocazione delle risorse...).

Ora, se mia madre cade dalle scale e muore perché non arrivano i soccorsi me la prendo con chi ha tagliato le ambulanze, non chiedo che agli anziani venga vietato scendere le scale.

Piuttosto che i domiciliari ai lavoratori si chieda il carcere a vita per Formigoni, Maroni, Fontana e Gallera!!!

I morti che stiamo piangendo in questi giorni sono da attribuire alla corruzione, alla pavidità ed incapacità dei nostri governanti, a qualsiasi livello certo, loro si, asserviti a Confindustria, , che ne' davanti agli allarmi lanciati dalla Cina e dall'OMS fin da fine anno, e neppure dopo la dichiarazione di stato di emergenza sanitaria firmato dal Ministero della Salute italiano il 31 Gennaio, hanno avuto il coraggio e la volontà politica di imporre immediatamente misure iniziali di "distanziamento sociale", senz'altro antipopolari nell'immediato, (blocco delle manifestazioni pubbliche, per esempio - ricordiamo che ai primi di Marzo qualcuno lanciava le campagne #Brescianonsiferma, #Milanononsiferma e gli Aperitivi antipanico....) e di controllo sanitario della popolazione, a partire dai luoghi di lavoro, che avrebbero permesso, al primo insorgere del contagio, di adottare il modello sud-coreano di risposta al virus (costruito sulla scorta dell'esperienza cinese) basato sul tracciamento capillare dei contagiati e sul loro isolamento e cura e, quandunque un focolaio fosse "scappato di mano" applicare il "metodo Wuhan" per aree più o meno circoscritte (come si è fatto per la Zona rossa di Codogno, che Fontana ha minimizzato e si è affrettato ad assicurare che non sarebbe stata allargata), dove sarebbe stato possibile davvero "chiudere tutto" e provvedere al rifornimento alimentare e di generi essenziali per il periodo necessario al contenimento dell'epidemia.

Ora per questo modello è tardi, l'Europa non è la Cina e il Nord Italia non è l'Hubai, i buoi sono scappati, l'Italia deve sviluppare autonomamente e in tempi brevi un piano di intervento e di ripresa, al quale noi, con la proposta di uno screening immunologico a tappeto sui lavoratori abbiamo cercato di dare il nostro modesto contributo. Ci consola il fatto che la stessa richiesta sia stata fatta, in seguito e senz'altro non di conseguenza, dall'Ordine dei Medici Lombardi e da altri illlustri epidemiologi , quale unica strada percorribile per potere ricominciare ad aprire le attività, senza la quale non sarà possibile la sicurezza del ritorno alla vita normale. Evidentemente la nostra proposta  non era "delirante" ne' filopadronale come a qualcuno è sembrato.

Di seguito riportiamo il comunicato del PC di Brescia

 Secondo le evidenze scientifiche attuali, l'unica difesa che abbiamo oggi contro il contagio da coronavirus è l' "ISOLAMENTO SOCIALE".

Il vaccino sembra ancora lontano e, allora, ci dicono gli esperti, dobbiamo evitare i contatti, gli assembramenti..." Stare a casa", insomma.

Questo è stato fatto in CINA, a Wuhan, per oltre due mesi: l'adozione di misure draconiane che, finalmente, oggi, 8 aprile, verranno rimosse in tutto lo Hubei; lo hanno annunciato le relative autorità provinciali, ricordando, tra l'altro, che non si tratta di una vittoria definitiva sul virus, in quanto la possibilità di una SECONDA ONDATA di infezioni è molto probabile.

In Italia, invece,a quando CONFINDUSTRIA è riuscita, di fatto,   a imporsi definitivamente sul Governo, sulle  Prefetture, sui Comuni,sulle Regioni, (contando, come se non bastasse, sul servilismo di Partiti ed esponenti politici che le fanno da megafono, tra i quali spicca Renzi),si è già iniziato a parlare della necessità e quindi della RIAPERTURA DELLE AZIENDE  e del ripristino della produzione, nonostante ci troviamo ancora nel bel mezzo della pandemia.

Di colpo, quel "DISTANZIAMENTO SOCIALE" che si invocava e che è lasciato alla portata di calciatori miliardari che espatriano, di vari "berlusconi"che si ritirano nelle loro tenute lussuose e isolate, come anche di pensionati o di disoccupati o di studenti che vengono costretti a stare nelle loro abitazioni e trattati da delinquenti se provano a mettere il naso fuori casa, AGLI OPERAI VIENE NEGATO.

Certo, è stato finora negato anche ad altre categorie, che, dovendo garantire servizi essenziali non hanno mai smesso di lavorare (senza, peraltro,neppure la garanzia di poterlo fare in condizioni di sicurezza).

Ma che senso ha negarlo a chi si vorrebbe rimandare in fabbrica magari a produrre armi, frigoriferi o qualcosa di NON NECESSARIO alla sopravvivenza?

È evidente che l'unico senso sia quello di VOLER FAVORIRE anche in una situazione eccezionale, per l'ennesima volta, un SISTEMA , quello CAPITALISTICO, nemico della classe lavoratrice; un sistema che non dà alcun valore alla vita di un operaio, ma è tutto teso a salvaguardare il profitto del padrone e lo sfruttamento del lavoratore a qualsiasi costo e in qualsiasi circostanza.

E, in questo contesto, sarebbe comica, se non fosse tragica,

la schizofrenia di uno Stato che persegue penalmente chi esce a prendere una boccata d'aria, in quanto attenterebbe alla salute pubblica, per permettere nello stesso tempo, la riapertura delle aziende, in piena emergenza, ove si concentrerebbero migliaia di lavoratori dopo, magari, essersi concentrati anche in mezzi pubblici poco "sicuri" per recarsi al lavoro.

Con una letalità al 17,9 per cento, con circa 4500 morti dichiarati in un mese, la Lombardia,  dove si muore più del doppio che nel resto d'Italia, per coronavirus, si prepara, quindi,  a mandare ,di fatto, al macello migliaia di lavoratori, aumentandone il numero di morti già impressionante.

Perchè basta sovrapporre la cartina dei contagi (e dei morti ) a quella dei siti produttivi, per capire quanto , la prevalente diffusione del virus in Lombardia, non sia dovuta "alla presenza di allevamenti" (come afferma Bononetti ), ma alla presenza di fabbriche in funzione nonostante l'epidemia in atto.

"A Brescia, Spedali Civili e Fondazione Poliambulanza si mettono a disposizione per trovare un accordo con gli industriali che possa garantire la sicurezza degli operai che torneranno al lavoro".

Sanno bene, i padroni, che la sicurezza, in innumerevoli casi, non è stata e non verrà garantita; sanno bene che, anche in presenza (finora non garantita a tutti) dei dispositivi di sicurezza, il rischio sarebbe comunque presente e alto; sanno bene che le condizioni di lavoro in fabbrica raramente permetterebbero di adottare tutti quegli accorgimenti che ridurrebbero le occasioni di contrarre il virus.

Lo sanno bene, ma se ne fottono, semplicemente perchè I LORO INTERESSI NON COMBACIANO CON GLI INTERESSI DEI LAVORATORI.

E sempre a Brescia,  oltre a sindacati poco o per nulla incisivi, avviene che perfino il Partito Comunista Italiano accetti e auspichi la riapertura delle aziende; certo, con le dovute cautele e "vigilando affinchè vengano adottate tutte le misure di sicurezza".

La necessità di questa impellente riapertura sarebbe dettata dall'esigenza di rifuggire sia dal diventare " SUSSIDIATI" (sigh!) che dall"aggravarsi della già pesante situazione economica e sociale che andrebbe a colpire i più deboli.

E, per tentare di risultare convincente, almeno a se stesso, ciancia anch'esso di test, di tamponi, di controlli...

Non considera che i tamponi sono troppo costosi perchè si decida di farli a tappeto, che i test non sono affidabili, e che la "patente d'immunità" (un'immunità della quale non si sa manco la durata) che da essi si pretenderebbe è più un miraggio che una realtà.

Non si può smettere di credere nella forza dei lavoratori; l'attuale fase di oggettiva difficoltà e di oggettivo arretramento non può giustificare, di fatto, la rinuncia a comprendere quale sia la lotta principale, nè l'accodarsi alle richieste dei padroni e dei loro servi, seppure con qualche modifica "di garanzia" (sulla carta)

E, soprattutto,non ci si può accontentare di "rendere meno amaro il calice" prendendolo addirittura dalle mani dei padroni per passarlo agli sfruttati invitandoli a berne il contenuto.

Noi rovesciamo in terra il contenuto di quel calice e lo facciamo continuando nel nostro lavoro di costruzione del Partito Comunista, per cercare di dotare degli strumenti per la RIORGANIZZAZIONE E IL CONTRATTACCO quei lavoratori a cui si sta togliendo perfino il diritto alla salute e alla vita. 

Rosa De Matteis

 

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