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Comunicato della Federazione Giovanile di Brescia

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Con riferimento all'intervento della Segreteria Provinciale del 4 aprile 2020 riteniamo necessario proseguire la riflessione sulla ripresa delle attività produttive. 

Il contesto che man mano prende forma all'orizzonte si dimostra tutt'altro che roseo per la nostra già traballante economia. Il rischio che il Paese vada verso la più grave recessione economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si sta purtroppo materializzando.

Lo Stato e lUnione Europea dispongono di risorse economiche e finanziare forse a malapena sufficienti per far fronte alle conseguenze, dirette e indirette, che questa emergenza sanitaria comporta. Inoltre, come affermato nel comunicato, non possiamo e non vogliamo rassegnarci ad un futuro da "sussidiati" per noi e i nostri figli, ad una classe lavoratrice che si vuole ridotta ad esercito industriale di riserva per le multinazionali che verranno a fare "shopping" di marchi, brevetti, "eccellenze" e maestranze, imponendo ulteriore moderazione salariale e aumento dei ritmi di lavoro con il ricatto delle delocalizzazioni. 

È di pochi giorni fa (10 aprile) la firma del Presidente del Consiglio sul nuovo dpcm che, di fatto, se da un lato conferma la chiusura della maggior parte delle imprese non essenziali, dall'altro lato sembra evocare primi timidi segnali di riapertura di alcuni settori industriali (silvicoltura, librerie, cartolerie etc). Ad essere onesti molte imprese, soprattutto nel bergamasco e nel bresciano, mai avevano chiuso i battenti grazie alle deroghe richieste dagli imprenditori e mai passate al vaglio della prefettura che, grazie al suo silenzio-assenso, ha dato carta bianca a Confindustria per continuare la produzione, non senza polemiche (numerosi gli scioperi per mancanza dei requisiti minimi di sicurezza richiesti dai delegati sindacali).

Ancora una volta si palesa la centralità della tanto denigrata classe operaia, vero cuore pulsante del paese che, stretta nella dicotomia salute-lavoro, deve necessariamente ergersi ad attore protagonista dell'attuale crisi.

In questo momento e al momento della riapertura i lavoratori sono e saranno fondamentali, poiché senza di loro non vè il funzionamento dellattività produttiva. Il lavoratore deve ritornare consapevole che senza di egli il meccanismo economico si inceppa, senza di egli le imprese di qualsiasi settore non funzionano. 

Il lavoro però diventa crimine istituzionalizzato se in fabbrica non esistono le necessarie garanzie di sicurezza per gli operai. La ripresa economica non può e non deve avvenire a discapito della salute dei lavoratori così come nel recente passato. Le linee produttive possono essere riaccese a patto che siano riconosciute tutte le criticità che i sindacati confederali hanno evidenziato, unitariamente, nellaccordo con Confindustria siglato a metà marzo.

Nel caso le condizioni di sicurezza fondamentali (riduzione degli operatori al minimo necessario, dpi, distanziamento, sanificazione degli ambienti ecc....) non siano garantite devono essere gli stessi a denunciarne la mancanza ed interrompere lattività sino all'ottenimento degli stessi, poiché in questo caso il rischio non ricade solo sui medesimi ma anche sulle loro famiglie e, a cascata, sulla comunità tutta.

 

Pietro Musicco

Mattia Catarina

FGCI-PCI BRESCIA

 

 

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