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FIORI E GERARCHI

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Come capita dopo un qualche uragano, ci accorgiamo che questa influenza, non ancora terminata, non ha lasciato dietro di sè solo lutti e problemi economici.

Abbiamo riscoperto il valore delle presenze umane che ci hanno aiutato, la disciplina collettiva fatta del rispetto per la salute di tutti, l’importanza del lavoro di chi coltiva pomodori, di chi li trasporta, di chi li vende, magari mettendo consapevolmente in pericolo la propria incolumità per consentirci di mangiare quando tutto si era fermato. E ancora il sacrificio delle vite di infermieri e medici, l’abnegazione di associazioni che si sono prestate al servizio di supporto, la generosità di aiuti internazionali, l’insostituibilità di operai chiamati spesso illegalmente e impudentemente a non far fermare la macchina produttiva, la disponibilità alla chiusura dei piccoli esercizi commerciali che pure rischiavano tutto. 

Insomma ci portiamo dentro la percezione che ogni momento di sollievo in questi mesi ci sia stato donato da questa o quella parte della categoria dimenticata che sono i lavoratori in un frangente dove sono emerse impietosamente tutte le deficienze strutturali del nostro sistema. 

Unico aiuto per loro? il blocco dei licenziamenti e già si attende con ansia la data di fine blocco; settembre o dicembre, e poi che accadrà?

Qualcosa non torna, qualche ringraziamento agli ‘eroi’, baci, abbracci e una scatola di cioccolatini ma nessun rinnovo di contratto per gli infermieri, licenziamenti di massa in agguato nel settore della grande distribuzione, annunci di chiusura per l’Iveco di Brescia e di Lecce, fallimenti a ripetizione nel piccolo commercio.

E’ che sono comparsi gli ‘altri’, ‘loro’, i lorsignori di sempre, Confindustria, Assolombarda, Kurz e Rutte, e non si mischiano, hanno vissuto altre esperienze e sono molto gasati, sono gli unici che nelle foto di agenzia ridono sempre, gli sono pure cresciuti i canini. Hanno buttato giù la mascherina quelli che, dopo aver preventivamente collocato le famiglie in Svizzera o ‘in villa’, chiamavano alla disciplina lavorativa, quelli che esigevano il sacrifico da tutti comunicando ordini dalle loro postazioni in smart working, futuristica definizione per dire in mutande dal tinello di casa, oggi osano esigere fette miliardarie di finanziamenti a fondo perduto senza che nessun euro vada sprecato nel sostegno, populistico naturalmente, al lavoro.

Mentre scopriamo che la ‘loro’ sanità ci è costata trentamila morti, che i ‘loro’ ponti cadono, che la ‘loro’ industria non ha saputo fare mascherine per due mesi, che il modello di camion Eurocargo dell’Iveco non tiene il mercato, stranamente visto che parliamo di un modello che data 1990, trent’anni passati a mettere in riga i propri lavoratori senza investire nulla, che anche la 500 elettrica non tiene il mercato, stranamente visto che parliamo di un’auto piccola che costa solo 37 mila euro, che la ‘loro’ disciplina lavorativa ci sta costando almeno tre mesi in più di epidemia e chissà quanti altri morti.

E allora, non solo per gratitudine, che è cosa seria e che porteremo con noi per sempre, ma per puro senso pratico ci aspettiamo che la futura sanità sia quella in cui gli operatori sanitari siano messi in condizione di curarci senza dover essere eroi, con adeguati salari e adeguati orari di lavoro, che i finanziamenti vadano ad una riduzione generale dell’orario di lavoro per tamponare un’emorragia di posti di impiego che si preannuncia imponente e punitiva, che venga rivista la cultura industriale di questo Paese, che ci entri seriamente e decisamente lo Stato, perchè di quelli di oggi ci si può fidare davvero poco.

Ripeto, non è per gratitudine, ma è per cambiare le gerarchie, come dopo ogni guerra quando a un regnante gli si fanno fare le valige perchè se ne vada ad Oporto e ai gerarchi gli si aprono le porte delle cantine, nell’evidenza che nessuno potrà fare peggio di loro. 

Presentare il conto, a volte, è un dovere e questa volta è anche urgente, ‘loro’ stanno arrivando feroci della propria conclamata pochezza, è un dovere verso tutti e particolarmente verso le generazioni future e facciamo parte di coloro che non sono disposti a lasciar perdere.

Perchè ci si ricordi che siamo onde dello stesso mare, fiori dello stesso giardino.

 

Lamberto Lombardi

Segretario PCI di Brescia

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