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Elezioni regionali Veneto, alleanze e questione morale

Scritto da PCdI Fed. Reg. Veneta.

Qualche giorno fa, nella riposta che abbiamo inviato come Comunisti Italiani veneti alla richiesta del segretario regionale del PD di lavorare a un programma comune per le regionali, abbiamo tentato di spiegare la distanza incolmabile tra le posizioni politiche dei due partiti. Distanza che impedisce qualsiasi accordo. Abbiamo sollevato, prioritariamente, il problema della “questione morale” e di quelle, ormai abituali, forme di finanziamento delle campagne elettorali da parte di ricchi privati che potrebbero configurare un conflitto di interesse, che sostituiscono il finanziamento pubblico e che sono inaccettabili per chi si propone di rappresentare chi vive del proprio lavoro.

Le notizie relative alla lista di finanziatori della recente campagna elettorale della candidata Alessandra Moretti al parlamento europeo, confermavano le perplessità espresse in quella lettera. A scorrere i nomi delle persone e delle aziende che hanno sostenuto economicamente la candidata Moretti, si notano importanti esponenti dell'imprenditoria vicentina. Per carità, è tutto legale e lecito. Ma sicuramente anche “poco ortodosso” per chi si definisce ancora facente parte di un partito “di sinistra” che dovrebbe fare gli interessi dei lavoratori.
Non vogliamo sindacare il perché alcuni imprenditori che abitualmente finanziano la destra abbiano deciso di dare qualche migliaia di euro a sostegno della Moretti. Rileviamo soltanto che la cosa non è più da considerarsi bizzarra o stravagante. In effetti si inquadra in quella “moderna” normalità di legare tra loro partiti e affari che sta portando il nostro paese verso un degrado politico inarrestabile. È una sorta di privatizzazione della politica molto grave che fa si che sempre più cittadini si allontanino da essa politica, facendo crescere la percezione che “tanto sono tutti uguali”. Non è e non può essere così. Bisogna distinguere chi fa politica per passione, perché non può farne a meno, con enormi sacrifici anche economici da chi intende il “fare politica” come un mestiere ben remunerato che serve a occupare le istituzioni per “fare affari”. È questa la vera “questione morale” denunciata da Enrico Berlinguer che poteva anche sembrare “mesto” (come ha dichiarato la portavoce della Moretti qualche mese fa) ma era un politico onesto come oggi è difficile, se non impossibile, trovare. Un politico che aveva una visione chiara e lucida dei pericoli che correva la nostra democrazia e tentava di porvi rimedio.
L'intreccio perverso tra politica e affari è la “questione morale” che avvilisce e umilia le istituzioni del nostro paese. Non dipende dalla quantità di denaro che viene erogato. È, soprattutto, la decisione di accettare la convenienza personale, un conflitto di interessi diffuso che fa nascere il sospetto più che legittimo che, in cambio dei soldi elargiti, il finanziatore si aspetti un riconoscimento o, peggio, che il finanziato si senta in dovere di ricambiare il “regalo” ottenuto. Accettare denaro dai padroni dovrebbe essere una anomalia pericolosa e incomprensibile per un partito come il PD che sostiene di operare ancora per i diritti dei lavoratori e fare gli interessi delle classi più deboli. Dovrebbe ma non è. È ormai la normalità. Il PD ha fatto la sua scelta di campo. Una scelta che lo porta a proporre e votare leggi che, di fatto, cancellano i diritti costituzionali, che rendono sempre più precario, instabile e insicuro il lavoro, che impoveriscono i pensionati e colpiscono lo Stato Sociale. Una scelta che fa della politica del PD qualcosa di incompatibile con la prospettiva dei comunisti e della sinistra.
Per questo noi Comunisti Italiani siamo perplessi di fronte alla posizione di altre organizzazioni politiche di sinistra che “sorvolano” sul tema della “questione morale”, che muovono critiche molto blande a come si ottengono finanziamenti e da chi, che fanno distinguo sulla quantità di denaro minimizzando la gravità dei fatti per giustificare la possibilità di stringere patti e alleanze con il PD. Noi, Comunisti Italiani, non possiamo prendere in giro gli elettori veneti partecipando a alleanze ambigue e, ormai, innaturali tra forze politiche non più compatibili. Per questo ribadiamo l'appello, lanciato più volte (anche nelle assemblee territoriali svolte nelle varie province venete), alle forze politiche e sociali di sinistra (a partire da PRC, SEL e Verdi) di unirsi in una lista di vera alternativa, indipendente e autonoma non solo, com'è naturale, dalla Lega e dal centro-destra ma anche dal PD.
Sarebbe sbagliato, oltre che poco dignitoso, stringere patti e alleanze in base a programmi che necessariamente saranno poco chiari per raggiungere l'obiettivo di sedersi in qualche poltrona istituzionale. La politica dei comunisti e della sinistra dovrebbe essere quella di non rinunciare mai a lottare per un cambiamento profondo della classe dirigente e per una radicale trasformazione degli attuali rapporti tra le classi e tra gli uomini. In poche parole costruire, nel nostro Paese, una società di liberi e uguali nella quale non ci sia sfruttamento da parte di uomini su altri uomini.
Tentiamo, unendo la sinistra, di mettere in pratica questa politica.
Partito Comunista d'Italia - Federazione regionale del Veneto