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"La Cina della Nuova Era" - recensione della TV di Stato della RPC

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

da www.china.org

ROMA, 17 gennaio (Xinhua) - Il primo libro sul 19 ° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (CPC), scritto in italiano, è stato presentato giovedì in un evento a cui hanno partecipato funzionari dell'Ambasciata cinese in Italia e del Partito Comunista Italiano (PCI).

A coronamento di un anno di lavoro di alcuni esperti italiani di politica cinese, il libro "La Cina della Nuova Era" cerca di analizzare la nuova era cinese attraverso la lente del rapporto del presidente cinese Xi Jinping al 19 ° Congresso nazionale CPC del 2017.

Questo è il primo libro in italiano sl 19 ° Congresso Nazionale CPC, una riflessione interessante per il popolo italiano per conoscere il PCC, ha detto Zheng Xuan, ministro-consigliere dell'Ambasciata cinese in Italia durante un discorso programmatico.

Con il rapporto di Xi come spina dorsale, il libro presenta nove capitoli tematici. Ogni autore ha assunto un aspetto diverso della Nuova Era cinese, che includono , tra gli altri, la politica interna del paese, la diplomazia, la transizione allo sviluppo di alta qualità, la civiltà ecologica e la vitalità rurale.

Il libro include anche una prefazione firmata dall'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu.

Secondo l'esperto cinese Francesco Maringiò, l'autore principale del libro e responsabile del dipartimento degli affari esteri del PCI, ciò che rende unico il libro è la sua analisi della Cina sulla base del suo particolare sistema politico, al fine di analizzarlo nel modo più obiettivo modo possibile.

"I media e gli studiosi occidentali di solito non hanno la capacità di mettersi nei panni dei responsabili delle decisioni cinesi, quindi cercano di descrivere la Cina ignorando il suo particolare sistema politico, dandoci un'immagine distorta del paese. Per capire la CIna è centrale capire il sistema politico, quindi abbiamo scelto di prenderlo come punto di partenza della nostra analisi ", ha detto Maringiò.

Durante l'evento, esperti e funzionari del PCI hanno anche lodato i risultati sociali ed economici della Cina e apprezzato il ruolo cruciale svolto dal CPC nello sviluppo della Cina.

"La storia non può essere misurata in anni o secoli, ma può essere misurata in trasformazioni, e la trasformazione cinese è il processo di trasformazione sociale più importante nella storia del mondo", ha dichiarato Andrea Catone, caporedattore dell'associazione culturale Marx21.

"Ciò è stato possibile anche a causa della qualità dei leader politici cinesi, che hanno sempre superato le contraddizioni in modo corretto", ha aggiunto Catone.

Bruno Steri, membro della Segreteria Nazionale dell'PCI, ha affermato che il libro è utile per contrastare quelle voci che parlano con pregiudizio nei confronti della Cina.

PER UN’EUROPA DEI LAVORATORI E DEI POPOLI

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

Pubblichiamo l’Appello sottoscritto da Partiti Comunisti e da Partiti e forze della sinistra anticapitalista per le prossime elezioni europee del 2019. L’Appello, per la stesura del quale il PCI ha fornito, in ogni tappa politica e in ogni incontro, il proprio contributo, rappresenta la positiva sintesi della discussione avvenuta tra le forze firmatarie. Un documento che ha teso a superare le fisiologiche e normali diversità di vedute sull’Unione europea tra le varie forze, in virtù dell’esigenza suprema di mettere a fuoco la durezza delle politiche liberiste e antisociali dell’Ue e la necessità di un lavoro comune nella denuncia e nella lotta. L’Appello, che non vuole dettare vincoli o linee politiche ed elettorali alle forze comuniste e di sinistra dei vari Paesi, ha già l’importante funzione di porsi come un punto di riferimento per la mobilitazione delle lotte più avanzate, comuniste e anticapitaliste, contro l’Ue. A partire dalle prossime elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2019.

( Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri PCI)

 

IL PROFITTO UCCIDE!

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

 
10 gennaio 2019

Vi sembra una cosa normale?

C'è una notizia di ieri, 9 gennaio 2019, che dovrebbe avere maggiore risalto. È una notizia come tante di un incidente stradale. Come ce ne sono tanti. Un'automobile è uscita di strada e il conducente è morto. Stava tornando a casa dal lavoro.

Si penserà “è una tragedia, certo, ma doveva prestare più attenzione, sono cose che succedono” e si passa ad altra notizia. Quella è una notizia come tante altre. Ma si provi a leggerla con un minimo di attenzione e, magari, si tenti di ragionare su quello che si nasconde dietro a questa notizia apparentemente uguale a tante altre che raccontano di una morte per incidente lungo una strada.

Ragioniamo. Perché non è una cosa normale che Carlo Di Sarno di 47 anni, il lavoratore deceduto nell'impatto della sua automobile contro un albero, stava tornando a casa dopo aver lavorato 12 ore. Sì, non è un errore, 12 ore di seguito nello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto. Quella stessa acciaieria nella quale è “abitudine” fare straordinari (evidentemente tanti) e si sono lasciati a casa più di 1500 lavoratori considerati “esuberi”, inutili.

Domandiamoci quale logica ci sia in tutto questo.

Si dirà che è “così va il mondo”, che bisogna contenere i costi e che lo straordinario conviene perché costa meno che assumere altri lavoratori. Si obietterà che Carlo Di Sarno lavorava per un ditta subbalpaltatrice, che, quindi, la Arcelor Mittal (ex Ilva) c'entra poco. Oppure che, magari, lavorava così a lungo per guadagnare qualcosa in più, per “arrotondare”. Questo è il “sentire comune” in una società sempre più indifferente e individualista.

Ma proprio questo è il punto.

Le condizioni di isolamento e frammentazione che vivono i lavoratori e i bassi salari fanno si che si accetti qualsiasi cosa: orari e turni spaventosi, poca sicurezza, cancellazione di diritti (anche di quelli più elementari). Perché lavorare 12 ore, quale che sia l'attività e in particolare quando questa è faticosa di per sé, comporta necessariamente mancanza di attenzione, maggiore stanchezza, alienazione. E un colpo di sonno è sempre in agguato.

Proviamo a ragionare.

Non sarebbe meglio non avere bisogno di lavorare di più per avere un salario decente? E non sarebbe meglio che tutti potessero lavorare meno ore? Certo, lavorare meno a parità di salario e lavorare tutti significherebbe minore profitto per “lorpadroni”. E allora? Non si otterrebbe forse, una società più giusta e umana?

Giorgio Langella
Segretario regionale Veneto del PCI
 

Ospitaletto (BS) - Operaio muore colpito da una ruspa.

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

E' morto oggi a Ospitaletto Larbi El Harrak , operaio marocchino, colpito da una ruspa in movimento, mentre era impegnato con altri colleghi. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare: quando sono intervenuti i soccorsi era già deceduto.

E' l'undicesima vittima del lavoro nella nostra provincia, la settantesima della Lombardia mentre salgono a 693 le "morti bianche" in tutta Italia nel 2018, quasi il 10% in più rispetto all'anno scorso.

Ma per chi ci governa l'emergenza sono i questuanti e i poveri e la "sicurezza" si combatte mandando la polizia nelle scuole.

#socialismoobarbarie

 

 

 

Ex Ilva, operai annunciano sciopero: contestati criteri assunzioni

Scritto da Giorgio Langella (PCI - fed.reg. del Veneto). Postato in NEWS

Sono i lavoratori aderenti all’Usb (Unione sindacale di base) dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto


I lavoratori aderenti all’Usb (Unione sindacale di base) dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia (ex Ilva) di Taranto, sciopereranno per 32 ore, dalle 23 del 17 dicembre alle 7 del 19 dicembre, in quanto sostengono che l’azienda non abbia rispettato l’accordo sindacale del 6 settembre scorso, e i criteri stabiliti per assunzioni ed esuberi. Il 18 dicembre, invece, è previsto un presidio davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico (Mise).

Secondo il sindacato di base ci sarebbero state anche «operazioni di taglio ingiustificato del personale, con allontanamento di operai scomodi - e di ciò che diciamo abbiamo le prove - con sovraccarichi di lavoro per coloro che rimangono». «Per noi - attacca il coordinatore provinciale dell’Usb, Francesco Rizzo - è abbastanza chiaro che c'è stata la manina di alcuni capi che, in alcune zone dello stabilimento, hanno fatto un avere propria selezione in base alle proprie simpatie».

IVECO BRESCIA - UNA PETIZIONE CONTRO LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

E' stata presentata alla stampa ieri, Giovedi' 13 Dicembre ai cancelli dell'Iveco di Brescia, la petizione rivolta alle autorità cittadine, provinciali e regionali, alle forze politiche e alle associazioni industriali, per un confronto con i lavoratori e i cittadini sul futuro dello stabilimento di Brescia e, più in prospettiva, del futuro industriale della città.

L'appello, del quale si fanno promotori il Partito Comunista Italiano e la sezione bresciana del Partito dei C.A.R.C., nasce dai lavori di un intergruppo denominato "Futuro Iveco" che raccoglie, oltre ai militanti delle suddette organizzazioni, alcuni lavoratori del gruppo e di altre realtà industriali cittadine.

Lo stabilimento di via Volturno viene preso come simbolo di ciò che rimane di una città che aveva nell'industria il suo punto di forza e di ricchezza che è stato negli anni, e il processo è ancora in corso, smantellato nel nome di una terziarizzazione dell'economia che ha portato, e i dati sul livello medio dei salari lo dimostrano, ad un impoverimento generale delle famiglie e al lacerarsi del tessuto sociale cittadino e provinciale.

Rileviamo, con rammarico, che di tutte le testate giornalistiche e radiofoniche convocate si è presentato solo il Giornale di Brescia.

Di seguito il testo della petizione consultabile sul sito futuroiveco.wordpress.org  sul quale è possibile aderire alla raccolta firme.

Prorogate le sanzioni alla Russia: 3 miliardi all'anno di perdite per l'export italiano

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

L'UE, all'unanimità, proroga le sanzioni alla Russia per le (presunte) violazioni al Trattato di Minsk.

Ricordiamo al "governo del cambiamento" che l'export italiano ha una perdita di circa 3 miliardi all'anno che colpisce il già fragile settore agroalimentare dei quali 450 milioni circa nella sola Lombardia.
Prima gli interessi degli italiani o quelli della NATO?

Riprendiamo dal sito di Coldiretti:

Le esportazioni Made in Italy in Russia sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l’anno precedente all’introduzione delle sanzioni. E’ quanto afferma la Coldiretti (www.coldiretti.it) in riferimento al fatto che il parlamento russo si prepara a rispondere alle nuove sanzioni Usa con un disegno di legge che limitera’ le importazioni di alcol, tabacco, generi alimentari e prodotti agricoli dagli Stati Uniti e da quei paesi che sostengono le sanzioni americane.