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IVECO BRESCIA - UNA PETIZIONE CONTRO LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE

Scritto da PCI Fed. Brescia. Postato in NEWS

E' stata presentata alla stampa ieri, Giovedi' 13 Dicembre ai cancelli dell'Iveco di Brescia, la petizione rivolta alle autorità cittadine, provinciali e regionali, alle forze politiche e alle associazioni industriali, per un confronto con i lavoratori e i cittadini sul futuro dello stabilimento di Brescia e, più in prospettiva, del futuro industriale della città.

L'appello, del quale si fanno promotori il Partito Comunista Italiano e la sezione bresciana del Partito dei C.A.R.C., nasce dai lavori di un intergruppo denominato "Futuro Iveco" che raccoglie, oltre ai militanti delle suddette organizzazioni, alcuni lavoratori del gruppo e di altre realtà industriali cittadine.

Lo stabilimento di via Volturno viene preso come simbolo di ciò che rimane di una città che aveva nell'industria il suo punto di forza e di ricchezza che è stato negli anni, e il processo è ancora in corso, smantellato nel nome di una terziarizzazione dell'economia che ha portato, e i dati sul livello medio dei salari lo dimostrano, ad un impoverimento generale delle famiglie e al lacerarsi del tessuto sociale cittadino e provinciale.

Rileviamo, con rammarico, che di tutte le testate giornalistiche e radiofoniche convocate si è presentato solo il Giornale di Brescia.

Di seguito il testo della petizione consultabile sul sito futuroiveco.wordpress.org  sul quale è possibile aderire alla raccolta firme.

 

QUALE E’ IL FUTURO DELL’IVECO DI BRESCIA?

Lettera aperta alla cittadinanza, alle istituzioni, ai sindacati e alle associazioni industriali.

CNH Industrial, il gruppo industriale italo-statunitense a cui appartiene l’IVECO, dopo aver quasi triplicato gli utili rispetto al 2017, ha annunciato in questi giorni un piano di investimento di circa 1,8 miliardi di euro in Italia nei prossimi tre anni, dei quali tre quarti verrebbero investiti in ricerca e sviluppo e il restante, 470 milioni circa, nel rilancio della produzione.

IVECO Brescia un tempo era quella che “dava da mangiare” ad altri stabilimenti del gruppo fornendo semilavorati, ma nel corso degli anni è stata “demansionata” al ruolo di assemblatore di pezzi prodotti altrove. Con la “toyotizzazione” del ciclo produttivo (ottimizzazione del lavoro con riduzione dei tempi morti e della forza lavoro impiegata) a partire dai primi anni 2000, con la “delocalizzazione” interna di interi reparti produttivi affidati a ditte esterne, con il trasferimento della produzione del Daily a Suzzara e la deportazione di oltre cinquecento dipendenti nello stabilimento mantovano, la fabbrica più importante di Brescia ha infine perso oltre la metà della forza lavoro.

Difficile non vedere in questo percorso la volontà di fiaccare l’orgoglio di un baluardo storico delle lotte operaie nella nostra città, di spezzare l’unità dei lavoratori e di ridimensionare il loro numero per poi spostare altrove la produzione. Così è stato fatto per altri stabilimenti grandi e piccoli in città e provincia, ultima la “Medtronic/Invatec” di Roncadelle acquistata pochi anni fa da una multinazionale americana e ora, dopo averne acquisito i brevetti, ne è stata annunciata la chiusura e il trasferimento in Messico ed Irlanda.

Che non ci si possa fidare delle promesse delle multinazionali l’abbiamo imparato a nostre spese!

Infatti tra pochi giorni i lavoratori delI’IVECO di Brescia verranno messi in Cassa Integrazione per oltre un mese, dal 14 Dicembre al 28 Gennaio e per il momento sembra non ci siano ordini né piano industriale per l’anno nuovo. La preoccupazione espressa dai vertici del sindacato alle ultime assemblee sembra confermare la volontà di progressivo “abbandono” da parte di CNH dello stabilimento bresciano. Anche nel riferire sul piano di investimenti da 2 miliardi di dollari i sindacati hanno parlato di “difficoltà oggettive” per gli stabilimenti di Brescia e Bolzano. La società, per ora, non commenta. Di certo c’è solo l’aumento della quotazione in borsa delle azioni del gruppo a seguito dell’annuncio e quindi ulteriori profitti per gli azionisti.

Brescia non può perdere anche questa realtà industriale, non può fare la fine di Torino, città deindustrializzata dove alla “movida” del centro storico fa da contraltare una periferia degradata e abbandonata.

Ne va non solo del lavoro dei circa 1700 lavoratori e delle loro famiglie e degli altrettanti lavoratori dell’indotto che rischierebbero di perdere il posto, ma del tessuto sociale stesso della nostra città e provincia, già ampiamente messo alla prova in questi anni di crisi e deindustrializzazione.

Chi svolge un ruolo istituzionale come rappresentante di una Repubblica fondata sul lavoro non può fingere di non vedere, non può lavarsene le mani!

Il Sindaco di Brescia e le istituzioni cittadine, provinciali e regionali devono occuparsene e utilizzare i loro poteri per assicurare un futuro ai lavoratori.

Gli eletti bresciani dell’attuale Parlamento, soprattutto quelli dei due partiti dell’attuale governo, che hanno vinto le elezioni proprio grazie al voto della classe operaia promettendo di lottare contro le delocalizzazioni e di difendere e aumentare i posti di lavoro, devono mantenere le loro promesse elettorali!

Li chiamiamo quindi, assieme ai sindacati e alle associazioni industriali del territorio, a dare la loro disponibilità ad incontrare i lavoratori dell’IVECO di Brescia e la cittadinanza, per discutere del futuro di questa fabbrica e del destino dell’industria bresciana in un Assemblea Pubblica da tenersi in tempi brevi.