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morti bianche

  • Ennesimo incidente mortale sul lavoro, questa volta in provincia di Brescia. La vittima, un  operaio trentacinquenne del quale non sono ancora note le generalità, è rimasta incastrata nel tornio sul quale stava lavorando, inutili i soccorsi chiamati dai colleghi.

    E' la quarta vittima sul lavoro nella nostra provincia, la trentaquattresima in Lombardia (regione capilista nella triste classifica), la numero 268 in Italia dall'inizio dell'anno (fonte: Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna).

    A quando un "Decreto Sicurezza" che tuteli i lavoratori invece di reprimerne le lotte?

    A quando un piano di emergenza contro gli infortuni?

     
     
  • Sono 4 i morti sui luoghi di lavoro il 1°maggio.
    Oltre a due agricoltori morti schiacciati dal trattore apprendiamo della morte dell'edile Alessandro Gigliani che era rimasto gravemente ferito nel piacentino e di un altro caduto da un 'impalcatura in provincia di Bolzano.
    Un primo maggio bagnato dal sangue dei nostri lavoratori.
    (Dall'Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna cadutisullavoro.blogspot.com).

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    10 gennaio 2019

    Vi sembra una cosa normale?

    C'è una notizia di ieri, 9 gennaio 2019, che dovrebbe avere maggiore risalto. È una notizia come tante di un incidente stradale. Come ce ne sono tanti. Un'automobile è uscita di strada e il conducente è morto. Stava tornando a casa dal lavoro.

    Si penserà “è una tragedia, certo, ma doveva prestare più attenzione, sono cose che succedono” e si passa ad altra notizia. Quella è una notizia come tante altre. Ma si provi a leggerla con un minimo di attenzione e, magari, si tenti di ragionare su quello che si nasconde dietro a questa notizia apparentemente uguale a tante altre che raccontano di una morte per incidente lungo una strada.

    Ragioniamo. Perché non è una cosa normale che Carlo Di Sarno di 47 anni, il lavoratore deceduto nell'impatto della sua automobile contro un albero, stava tornando a casa dopo aver lavorato 12 ore. Sì, non è un errore, 12 ore di seguito nello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto. Quella stessa acciaieria nella quale è “abitudine” fare straordinari (evidentemente tanti) e si sono lasciati a casa più di 1500 lavoratori considerati “esuberi”, inutili.

    Domandiamoci quale logica ci sia in tutto questo.

    Si dirà che è “così va il mondo”, che bisogna contenere i costi e che lo straordinario conviene perché costa meno che assumere altri lavoratori. Si obietterà che Carlo Di Sarno lavorava per un ditta subbalpaltatrice, che, quindi, la Arcelor Mittal (ex Ilva) c'entra poco. Oppure che, magari, lavorava così a lungo per guadagnare qualcosa in più, per “arrotondare”. Questo è il “sentire comune” in una società sempre più indifferente e individualista.

    Ma proprio questo è il punto.

    Le condizioni di isolamento e frammentazione che vivono i lavoratori e i bassi salari fanno si che si accetti qualsiasi cosa: orari e turni spaventosi, poca sicurezza, cancellazione di diritti (anche di quelli più elementari). Perché lavorare 12 ore, quale che sia l'attività e in particolare quando questa è faticosa di per sé, comporta necessariamente mancanza di attenzione, maggiore stanchezza, alienazione. E un colpo di sonno è sempre in
    ...
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    Nel conflitto tra capitale e lavoro, vera e propria guerra in atto nei luoghi di lavoro, chi vive del proprio lavoro continua a morire.

    Le cause sono evidenti:
    - mancanza di sicurezza,
    - ritmi di lavoro sempre più alienanti,
    - retribuzioni insufficienti a condurre una vita decente,
    - cancellazione di diritti,
    - crescente precarietà,
    - competizione e divisione tra i lavoratori,
    ...
    in poche parole, brutale sfruttamento che lavoratrici e lavoratori devono subire per sopravvivere.

    Tutto in nome "dell'impresa" e "del profitto".

    Nella guerra in atto non esiste alcuna "pace", nessuna "tregua".

  • Dall'inizio del 2018 sono già circa 600 i morti sul posto di lavoro, dato che raddoppia se si considerano anche quelli in itinere. Una strage quotidiana, uno stillicidio di vite per lo più ignorato dai media e dai politici.

    Sabato 3 Novembre, in Largo Formentone a Brescia, contro questa barbarie il PCI organizza un presidio durante il quale verrà data lettura del "Diario delle morti bianche" estratto dai dati dell'Osservatorio Indipendente dei morti sul lavoro di Bologna.

    I lavoratori e le forze politiche e sindacali sono invitate a partecipare e ad intervenire.