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esteri

  • Dalle colonne del New York Times traduciamo e riportiamo un'articolo diAngus Deaton(professore di economia e affari internazionali presso la Princeton University, professore di economia alla University of Southern California e nel 2015 Premio Nobel per l'economia) sulla reale situazione della poverta' negli Stati Uniti.

    Si potrebbe pensare che il tipo di estrema povertà che riguarderebbe un'organizzazione globale come le Nazioni Unite sia da tempo scomparsa negli Stati Uniti. Eppure il relatore speciale Onu sulla povertà estrema e sui diritti umani, Philip Alston, ha recentemente eseguito e relazionato un tour investigativo negli Stati Uniti.

    Sicuri che nessuno negli Stati Uniti oggi sia povero come un povero in Etiopia o in Nepal? Oggi fare questi confronti è diventato molto più facile. La Banca Mondiale ha deciso in Ottobre di includere i paesi ad alto reddito nelle sue stime globali sulle persone che vivono in condizioni di povertà. Ora possiamo fare confronti diretti tra Stati Uniti e paesi poveri.

  • Pubblicato: - 31 dicembre 2017

    Traduzione di comunistibrescia.org 

    Cari compatrioti,

    La crisi politico-economica del regime teocratico in bancarotta dell'Iran sta crescendo e approfondendosi ogni giorno. L'impatto di questa crisi può essere osservato nei conflitti interni al regime e nelle rivelazioni senza precedenti di lotte intestine tra potenti fazioni - rivelando la profondità della corruzione e dell'oppressione che prevale nel cosiddetto "sistema esemplare del mondo".

  • di Massimo Leoni, segreteria regionale PCI Lombardia

    Il PCI della Lombardia, assieme al Dipartimento Esteri PCI, ha organizzato a Milano, per il prossimo sabato 2 dicembre, un’importante Convegno pubblico sull’Ucraina, con la presenza prestigiosa del Segretario Generale del Partito Comunista dell’Ucraina, compagno Piotr Symonenko. Nell’articolo che segue i motivi per cui il PCI ha ritenuto di dover organizzare il Convegno
    Fin dal 1997 uno dei principali ideologi dell’imperialismo statunitense, Z. Brzezinski, nel suo celebre libro “La grande scacchiera”, aveva individuato chiaramente nella zona geopolitica ucraina uno dei più importanti spazi dello scacchiere euro asiatico: una tesi politica che venne ben compresa dalle successive amministrazioni di Washington.

  • da psuv.org.ve

    Il ​​rettore del Consiglio Nazionale Elettorale, Tibisay Lucena, ha tenuto una conferenza stampa per annunciare i risultati delle elezioni regionali di Domenica 15 ottobre a Venezuela.
    Il processo elettorale ha avuto una partecipazione del 61,14%, una cifra che il rettore dell'organismo elettorale ha qualificato come ampio per un processo elettorale di queste caratteristiche.
    Con il 95,8 dei voti scrutinati, Lucena ha riportato i risultati. 17 governatori sono stati vinti dalla rivoluzione bolivaria, 5 dall'opposizione, mentre lo Stato Bolivar è ancora incerto.
    Il presidente dell'elettorato ha indicato che la partecipazione pacifica e civica del popolo venezuelano ratifica lo spirito democratico e sovrano del popolo venezuelano.
     
  • Que Viva Venezuela!
    Incontro con Eduardo Barranco Consul General de Segunda - Ambasciata Venezuelana in Italia

    Domenica 17 Settembre ore 17.00 presso il Circolo Arci Del Monco in via 28 Marzo 20 - S. Eufemia della Fonte (Brescia)

    Seguirà aperitivo.

    Organizza il Partito Comunista Italiano Federazione di Brescia

  • Caracas, 29 ago 2017, Tribuna Popolare da prensapcv.wordpress.com traduzione di PCI Federazione di Brescia.

    TP .- L'Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha sottolineato la necessità di attuare misure economiche che favoriscano le persone che lavorano, volte a rilanciare l'apparato produttivo nazionale, e accompagnate da un'azione efficace da parte del stato venezuelano per assicurare l'efficiente svolgimento dei controlli sulle importazioni e sulla distribuzione dei beni di prima necessità.

  • Intervista speciale a Wessam Kahel, membro della Commissione Relazioni Internazionali dell'Unione della Gioventù Comunista di Siria – Bagdash

    da icp.sol.org.tr

    Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

    Come consideri le dinamiche interne e le posizioni sui diversi temi nella Siria di oggi?

    Vorrei dare alcune informazioni sugli ultimi eventi. L'Esercito Siriano è avanzato in diversi posti. Come sapete, siamo un paese piuttosto grande. Così l'Esercito Siriano non può sparpagliare tutte le forze su tutto il territorio. Questa avanzata è dovuta alla Russia, ma ci torneremo in seguito.

    Aleppo, per esempio. Il sud di Aleppo è controllato principalmente dall'Esercito Siriano e i ribelli reazionari sono stati tutti spazzati via. Questo forte e veloce avanzamento dell'Esercito Siriano è stato sostenuto dalla Russia. Più di 75 luoghi nel sud di Aleppo sono ora controllati dall'Esercito Siriano. Non solo la città, ma l'aperta campagna. In alcune piccole città l'Esercito ha spazzato via i ribelli in poche ore. Siamo stati sorpresi da questa velocissima avanzata.


    Anche nell'Ovest di Aleppo sono stati fatti importanti progressi, contro Daesh questa volta. Nel sud ci sono le principali organizzazioni terroriste, il Fronte Al Nusra che è affiliato ad al Qaida, e alcune altre piccole organizzazioni terroriste controllate dal Fronte Al Nusra. Nell'Ovest di Aleppo ci sono stati progressi verso Rakka, la cosiddetta capitale di Daesh.

    Siamo stupiti di questi progressi ma siamo al contempo speranzosi. Anche intorno a Damasco, dove la maggior parte dei posti sono sotto il controllo del governo, nella provincia, e specialmente nell'Ovest, c'è il Fronte Islamico, un'organizzazione controllata dall'Arabia Saudita. Il leader di questa organizzazione è stato ucciso da un'operazione siriana e russa. Il suo nome era Zehran Hallush. Questo rappresenta un grosso problema per questa organizzazione poiché erano dipendenti  da un'unica persona, non da un'ideologia.

    Nel sud di Damasco, a Dara, vicino alla Giordania e ad Israele, dove c'è anche il Fronte Al Nusra, l'Esercito

    ...
  • di Fausto Sorini, resp. esteri PCdI, coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

    L'intervento militare britannico in Siria (così come quello francese e Usa), diversamente da quello della Russia, avviene senza alcun accordo col governo siriano, viola il diritto internazionale e viola anche la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che prevede solo interventi che si muovano nel rispetto del diritto internazionale.

    Altra cosa sarebbe un intervento su mandato Onu, nel quadro di un accordo tra Usa, Russia, Cina, Francia, GB e paesi arabi, concordato col governo siriano. In uno spirito effettivo di coalizione. Proprio quello che le potenze imperialiste e la Nato rifiutano. I termini della questione sono molto chiari.

    L'Italia non deve farsi coinvolgere in alcun tipo di intervento militare che si muova al di fuori del diritto internazionale, del rispetto dell'art.11 della Costituzione e della ricerca contestuale di soluzioni politico-diplomatiche concordate.

    Questa è la posizione dei comunisti italiani e della costituente comunista, che dobbiamo portare nel movimento contro la guerra. Lavoriamo allo sviluppo del movimento NO guerra NO Nato, di cui facciamo parte.

    Lavoriamo sui territori alla costruzione di Comitati contro la guerra, unitari ma non subalterni alle compatibilità euro-atlantiche.

    Fausto Sorini, resp. esteri PCdI, coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

  • Il dibattito avvenuto nella prima edizione della festa provinciale del PCdI sullo sviluppo del socialismo nel XXI secolo.

  • La Federazione bresciana del PCd'I, in linea con le indicazioni sul fronte della lotta alla guerra e all'imperialismo del documento approvato in coda al Comitato centrale del 6 settembre scorso, fa proprie le considerazioni dei compagni della Casa rossa di Milano e del collettivo di redazione del sito SibiaLiria espresse pubblicamente in merito alla cosiddetta "Marcia degli scalzi". Interventi che qui riproponiamo.
  • Dichiarazione di Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI, responsabile esteri

    Il PCdI, in piena coerenza con le posizioni sempre sostenute di solidarietà con la lotta dei comunisti e degli antifascisti ucraini, aderisce all'appello internazionale dei comunisti russi.

    Invita i suoi militanti a cogliere l'occasione delle prossime feste comuniste durante l'estate per sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma ucraino e sulla politica di guerra della NATO, su quello e su altri scenari, al fine di cogliere anche questa drammatica circostanza per portare avanti la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO e dal sistema di guerra.

  • Salto nel vuoto oppure comoda fuga dalle proprie responsabilità: così, anche nel diversificato e a volte confuso universo della sinistra radicale, si è generalmente reagito alla decisione del governo greco guidato da Alexis Tsipras di sottoporre a referendum le misure facenti parte del nuovo diktat dell'Unione Europea. No, non è questo il momento per lanciare facili accuse a chi ha dovuto prendere tale decisione ricorrendo ad uno strumento semplicemente democratico, ma che sta producendo la rabbiosa e intimidatoria reazione di governi europei e dirigenti Ue. Rispettiamo quella decisione!

  • Siamo in presenza di una escalation terroristica a livello internazionale che in queste ore ha visto un pericoloso innalzamento.
    Essa è volta a creare nell’opinione pubblica europea e occidentale una atmosfera di paura e di insicurezza, che giustifichi poi atti di guerra da parte degli USA e della NATO, presentati come interventi “necessari” per proteggere la sicurezza dei popoli europei.

    Gli incendiari appiccano il fuoco: poi si presentano come pompieri.
    I settori più oltranzisti del capitalismo USA non si rassegnano al fatto che viviamo ormai in un mondo in cui gli Stati Uniti devono convivere con pari dignità con altri Paesi e regioni emergenti del mondo (Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica..) e non possono più farla da padroni.

  • di John Wright*
    La crisi e il caos che stanno inghiottendo il Medio Oriente e l'Ucraina sono segno del declino dell'impero Statunitense, anche Washington impara la dura lezione che nessun impero è eterno.
    Sulla scia della guerra del Vietnam - la cui fine è stata segnata dalla notizia di personale degli Stati Uniti e pochi collaboratori vietnamiti evacuati dal tetto dell'ambasciata americana a Saigon nel 1975 - gli Stati Uniti entrarono in un prolungato periodo di declino in merito alla capacità di avviare importanti operazioni militari.

    Nonostante il massiccio potere distruttivo del suo arsenale, i vietnamiti avevano dimostrato che gli Stati Uniti erano come un gigante dai piedi d'argilla. Il nome dato a questo periodo di ritiro è stato 'sindrome del Vietnam' e durò dal 1975 al 1991, quando gli Stati Uniti e una coalizione internazionale intrapreso la prima guerra del Golfo per contrastare le truppe irachene in Kuwait.

    Ora stiamo assistendo a un periodo simile di declino imperiale per quanto riguarda l'incapacità di Washington di mettere in scena operazioni militari su larga scala, a seguito delle fallite occupazioni dell'Afghanistan e dell'Iraq, le quali nulla hanno raggiunto nulla se non l'emersione del terrorismo e dell'estremismo in tutta la regione, e per estensione nel mondo intero.

  • Il Partito Comunista d’Italia apprende con dolore del barbaro assassinio del comandante Aleksej Mozgovoj e dei suoi collaboratori, avvenuto ieri 23 maggio 2015.

    Il comandante della Brigata “Fantasma”, 4° Battaglione di Difesa Territoriale della Milizia Popolare della Repubblica di Lugansk, è stato una delle figure principali della resistenza del Donbass, rispettato dai suoi uomini, amato dal popolo e temuto dai nazionalfascisti, responsabili dei massacri di civili nelle regioni ucraine orientali e autori di feroci attentati terroristici per mano di gruppi di sabotaggio nei territori di Donetsk e Lugansk.

    Inviamo le nostro condoglianze ai familiari dei caduti, ai combattenti della Brigata “Fantasma”, ai compagni dell’organizzazione comunista di Lugansk.

    Inchiniamo le nostre bandiere. Onore ai combattenti dell'Ucraina anti-nazista.

    Partito Comunista d’Italia

  • **Dichiarazione sottoscritta da decine di Partiti Comunisti e Operai. Per l'Italia aderiscono PCdI e PRC.

    *La liberazione di Berlino da parte delle truppe sovietiche, nel maggio 1945, è il segnale della vittoria dei popoli nella Seconda Guerra Mondiale e della sconfitta del nazi-fascismo – la più violenta forma di dominio di classe generata dal capitalismo e causa diretta della guerra e della morte di decine di milioni di esseri umani.

    Il ruolo decisivo nella Vittoria del 9 maggio spettò all'Unione Sovietica, al suo popolo e all'Esercito Rosso, sotto la direzione del loro Partito Comunista. Fu sul Fronte Orientale che si svolsero le grandi battaglie che decisero l'esito della Seconda Guerra Mondiale.
    Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l'eroismo, il coraggio e la determinazione di milioni di uomini e donne sovietic che, a costo di enormi sacrifici e più di 27 milioni di morti, resistettero e lottarono, dando il contributo determinante alla sconfitta della barbarie nazi-fascista. Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l'eroismo, il coraggio e la determinazione di altri milioni di resistenti e combattenti antifascisti di tutto il mondo che hanno dedicato e offerto le proprie vite alla lotta per la Vittoria.

  • Un anno fa a Odessa una orda di nazisti (gli stessi che erano stati chiamati, poche settimane prima, gli “eroi di Majdan”) massacrò decine di persone inermi nel palazzo dei sindacati. Le immagini che si possono trovare ancora sono raccapriccianti e descrivono quanto è successo.A distanza di un anno vogliamo ricordare quello che i nostri principali mezzi di informazione italiani hanno dimenticato. Vogliamo ricordare che, un anno fa, hanno tentato di accreditare come un “incidente che non è chiaro come sia potuto accadere” quella strage.

  • da www.solidnet.orgTraduzione di Marx21.it

    Da molti anni lo Stato e il popolo siriano sono vittime di una feroce aggressione terrorista, guidata da gruppi estremisti venuti in Siria da più di 80 paesi per distruggere le infrastrutture e per versare il sangue di cittadini innocenti.

    Sicuramente, questi crimini non potrebbero essere perpetrati senza l'immenso supporto garantito ai terroristi dai poteri imperiali di USA, Francia e Regno Unito, e soprattutto dai loro partner nella regione, in particolare i regimi turco e del Golfo, la cosiddetta “alleanza internazionale” che ostacola tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica della crisi siriana.

    La Siria ha sempre messo in guardia la comunità internazionale sul pericolo che l'estremismo e il takfirismo si trasformassero in una minaccia, sul piano regionale e internazionale, ed è ciò che sta accadendo ora in molti paesi come Iraq, Libia e in alcuni stati europei.

  • Probabilmente in molti vorrebbero vedere l'Epl cinese sbarcare in Yemen e installarvi, manu militari, un governo amico e in contrapposizione alle petro-monarchie sponsor del terrorismo internazionale. Si mettano (o ci si metta) il cuore in pace: non succederà mai. Il voto cinese favorevole alla risoluzione Onu sullo Yemen - che in sostanza isola i ribelli - ha a mio avviso una - ovviamente non la sola - spiegazione: Pechino teme le ripercussioni interne, la legittimazione internazionale di ribellioni nei confronti di governi ritenuti legittimi (e quello dello Yemen lo era e lo è), in un contesto nel quale il Paese è possibile bersaglio di una "rivoluzione colorata" con agganci esterni e di rischi di secessione in aree strategiche come Tibet e Xinjiang.

  • Le drammatiche vicende in Medio Oriente, in Nord Africa e ora in Ucraina nel cuore della stessa Europa segnano un deciso degrado dei rapporti internazionali. La pace in tutto il mondo è in serio pericolo e anche papa Francesco ha ammesso che stiamo ormai assistendo a molteplici episodi di un’unica guerra mondiale pronta a conclamarsi in tutti i suoi devastanti effetti.
         La NATO, da organizzazione formalmente difensiva da diversi decenni ha assunto un profilo aggressivo e minaccioso in aperta violazione con la Carta delle Nazioni Unite. Si dichiara che la nuova strategia della NATO è stata promossa per “difendere gli interessi dell’Occidente”, ma in realtà serve solo a salvaguardare un’egemonia globale statunitense sempre più in rotta di collisione con gli interessi dell’Italia, dell’Europa e del resto del mondo. Invece di promuovere negoziati globali si lanciano ultimatum militari e persino minacce di attacchi nucleari.
         Uscendo dalla NATO l’Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, e assumerebbe una posizione di totale neutralità tra i contendenti, a vantaggio dei nostri interessi nazionali e della pace mondiale.     

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