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lavoro

  • Legge di stabilità. La Cgil dichiari sciopero!

    Entro novembre la Legge di Bilancio sarà approvata: ci saranno risorse per la decontribuzione dei nuovi assunti, cioè altri regali alle imprese, ma niente per fermare l’aumento automatico della Fornero, né il primo scatto (quello che partirà subito a gennaio del 2018 e porterà la pensione di vecchiaia a 66,7 anni per tutti, uomini e donne), né il secondo (quello che del 2019 che recepirà i dati Istat sull’aumento dell’aspettativa di vita e che porterà sia la pensione di vecchiaia che quella di anzianità a aumentare di altri 3 o 4 mesi, a seconda di quali saranno i dati defintivi dell’Istat). Insomma, si andrà in pensione a 67 anni. Il peggior sistema pensionistico in Europa!

    La mancanza di mobilitazione da parte della Cgil è imperdonabile. Dire che la legge di Bilancio non va bene, non basta. La Cgil deve smarcarsi dagli altri sindacati confederali e dalla piattaforma unitaria presentata due anni fa, perché non ci sono le condizioni di merito per proseguire insieme su quella strada, in particolare con la Cisl che ha già dichiarato che la legge di Bilancio è positiva e a parte qualche limatura qua e là va bene.

    La Cgil deve riaprire la vertenza sulle pensioni con obiettivi chiari e forti, convocare subito un pacchetto di scioperi, organizzare le assemblee nei posti di lavoro e preparare la mobilitazione, fino allo sciopero generale con la manifestazione nazionale a Roma. Subito, perchè i tempi sono stretti e non si può fare come nel 2012, quando si è convocato lo sciopero generale il 12 dicembre, con il Jobs act già approvato dal Parlamento.

    Proseguire nella strada dell’unità sindacale con chi ha già accettato la Legge di Bilancio è ipocrita e non porta da nessuna parte. Il rischio è di perdere tempo e intanto non fare niente per impedirne l’approvazione.

    Nessuno pensa sia facile cambiare l’orientamento di questo governo, ma non mobilitarsi significa non provarci nemmeno. Più o meno come nel 2011, quando la legge Fornero fu approvata da governo Monti con tre sole ore di sciopero. Non capire che questa è una ferita aperta per i lavoratori e le lavoratrici e quindi cambiare finalmente passo è un errore enorme e sintomo di un totale distacco dai posti di lavoro e dai problemi reali di chi lavora.

    La Cgil vada avanti da sola se Cisl e Uil non

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  • In memoria di Abd EL Salam, ucciso a Piacenza perché lottava per i diritti di tutti i lavoratori

    22 ottobre 2016

     

    Alcune riflessioni sulla situazione del lavoro (e le mobilitazioni del 21 e del 22 ottobre 2016). In memoria di Abd EL Salam, ucciso a Piacenza perché lottava per i diritti di tutti i lavoratori.

     

    Ieri c'è stato lo sciopero generale proclamato dal sindacalismo di base al quale il PCI e altre organizzazioni politiche della sinistra di classe hanno aderito. Uno sciopero che si è svolto per contrastare le politiche devastanti del governo in materia di lavoro, contro il “jobs act”, per la difesa e l'attuazione della nostra Costituzione stravolta dalla controriforma “Boschi, Napolitano, Verdini”. Secondo le stime di USB, oltre un milione e trecentomila lavoratori hanno aderito nelle tante iniziative in tutto il territorio nazionale. Un numero altissimo, ben superiore al numero degli iscritti al sindacalismo di base, che evidenzia il successo dello sciopero nonostante l'evidente censura giornalistica che ha oscurato la mobilitazione di ieri.

     

    Oggi le principali testate giornalistiche non ne fanno menzione solo in articoli relegati nelle pagine interne. Scrivono di disagi provocati dallo sciopero, seguendo la ormai nota tattica del silenzio sulle motivazioni reali di uno sciopero necessario per mantenere la schiena diritta di fronte alla protervia governativa. I “grandi” sindacati italiani ormai istituzionalizzato sono rimasti alla finestra. Contrattano al ribasso, firmano “verbali di sintesi” con il governo e accordi con Confindustria che sono penalizzanti per lavoratori e pensionati. Seguendo la logica del “contenimento del danno” continuano a conquistare posizioni sempre più arretrate. Sembra che si stiano adeguando al ruolo di

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  • Grave l'aggressione ai cancelli dell'IVECO.

    La Federazione di Brescia del Pcdi esprime solidarietà al Segreterario Provinciale della FIOM di Brescia Francesco Bertoli e a Antonio Ghilardi della Segreteria FIOM aggrediti all'esterno dell'IVECO di via Fiume a Brescia da esponenti del sindacato UGL al grido di "Comunisti di merda!". Registriamo con preoccupazione il clima di crescente intolleranza e provocazione nei confronti di chi si batte per i diritti dei lavoratori e delle classi sociali più disagiate, questi fatti devono fare riflettere tutte le forze democratiche sulla necessità di un fronte comune per opporsi alla crescente "fascistizzazione" della società italiana.

    Di seguito il comunicato della FIOM di Brescia sui fatti accaduti nel pomeriggio del 15 Aprile.

     

  • QUALE POLITICA PER IL LAVORO - SEMINARIO A CURA DI PCdI Brescia

    Pubblichiamo gli interventi del convegno "Quale politica per il Lavoro" organizzato dalla federazione Bresciana del Partito Comunista D'Italia tenutosi il 28 e 29 Marzo 2015.

    "L'Industria italiana tra crisi, finanziarizzazione, austerity e ristrutturazione capitalistica"

    Introduzione e saluto di Lamberto Lombardi Segretario Provinciale PCdI BS :

  • 100 ANNI FA IL “TOTALITARISMO” DELLA GUERRA. OVVERO: NON E' TEMPO DI MEMORIALISTICA DELL'EROISMO E DEL SACRIFICIO

    Il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia: gli avversari sono gli imperi di Germania e Austria-Ungheria. Per la propaganda si tratta di prendere parte ad una guerra di civiltà che avrebbe distrutto l'autoritarismo – rappresentato dagli imperi centrali – liberato le nazioni oppresse e dato un contributo definitivo alla vittoria della libertà e della democrazia. Una vera e propria “missione” in armi alla quale si adegua via via anche parte del movimento operaio italiano e la gran parte dei partiti che si riconoscevano nella Seconda internazionale: i voti a favore dei crediti di guerra dei socialisti francesi e dei socialdemocratici tedeschi spazzano via le tante risoluzioni internazionaliste e pacifiste adottate negli anni precedenti (l'ultima a Basilea nel 1912). Troppi distinguo e accorgimenti tattici hanno reso semplice carta straccia l'impegno a «compiere ogni sforzo» per impedire la guerra «con tutti i mezzi ritenuti più opportuni» e «sfruttare con tutte le forze la crisi economica e politica creata dalla guerra per scuotere gli strati più profondi della popolazione e accelerare la caduta del dominio capitalista»

  • LE PENSIONI VANNO RIMBORSATE, PAROLA DI CONSULTA

    di Lucia Mango

    La vicenda del mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita è l’ennesima pagina vergonosa che si scrive in questo paese. Il governo Monti stabilì questa misura nel 2011 col decreto ‘salva Italia’, colpendo ovviamente le pensione oltre 1250 euro, come se fossero tutte uguali. Oggi la consulta ha bocciato questo provvedimento, giudicandolo incostituzionale e pronunciando una sentenza che vale erga omnes, senza bisogno di un ricorso. Essa è, dunque, immediatamente applicativa.

    Questo significa che con una semplice domanda all’Inps, avranno diritto al rimborso, sia coloro che, con pensioni poco più alte di mille euro, in questi anni hanno dovuto fare ‘salti mortali’ per sbarcare il lunario, sia coloro che percepiscono pensioni d’oro e che già oggi gravano sulle casse dello stato per 3.515 milioni di euro.

    Nel frattempo, riguardo a questa vicenda, l’Unione Europea svela ancora una volta il proprio volto, non preoccupandosi, cioè, che venga restituito il maltolto ai lavoratori oggi pensionati che percepiscono una pensione medio bassa, ma ricordando all’Italia che è sotto stretta osservazione per quanto riguarda il pareggio di bilancio e i vincoli europei.

  • QUALE POLITICA PER IL LAVORO - SEMINARIO A CURA DI PCdI Brescia

  • La Voce dell' Officina - Pronto (e scaricabile) il primo numero del 2015

    E' pronto per la distribuzione, e scaricabile nel formato PDF, il nuovo numero de "La Voce dell' Officina", periodico operaio a cura della Federazione di Brescia del PCdI.

    Questi gl articoli presenti:

    JOBS ACT - E questa riforma dovrebbe creare lavoro?

    Dialogo con un operaio al di sopra di ogni sospetto - di Lamberto Lombardi Segretario Provinciale PCdI Brescia

    Un passo per rafforzare la presenza comunista in Italia - di Cesare Procaccini Segretario Nazionale PCdI

    Forse non tutti sanno che.... - di Alfapersei

    TTIP - Cosa è e cosa comporterà per i lavoratori europei - di emmebi

    Il problema casa: uno snodo tra politica del sostegno e buona amministrazione - di Marco Fenaroli Assessore alle Politiche Abitative del Comune di Brescia

    Leggi o scarica qui la versione pdf

     

  • IL PARTITO COMUNISTA E IL MOVIMENTO SINDACALE

    di Stefano Barbieri, Direzione Nazionale PCdI

    Relazione al seminario sulla forma partito.
    Ricostruire il Partito Comunista - Bologna, 24 gennaio 2015

    Il dibattito sul rapporto tra sindacati e comunisti è un dibattito antico. Un dibattito che si è legittimamente riproposto molte volte nella storia del movimento comunista internazionale e che, in realtà, prescinde dal puro specifico sindacale e tocca la questione centrale della conquista delle masse come chiave della prospettiva rivoluzionaria.

    Questo era il punto di partenza di Lenin nella sua polemica con l’ultrasinistrismo di allora, sulle questioni tattiche generali più importanti (dal sindacato appunto, alla questione elettorale).

    La questione sindacale si collega strettamente a quella della conquista della maggioranza della classe operaia e del proletariato. Questo concetto è punto centrale del testo delle gramsciane tesi di Lione, approvate al 3° congresso del Partito Comunista d’Italia.

  • APPELLO per una partecipazione unitaria dei Comunisti alla manifestazione del 12 Dicembre

    Brescia 5 dicembre 2014

    I compagni del PdCI di Brescia, così come molti lavoratori, ritengono lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre una tappa importante nel percorso aperto di costruzione di una opposizione efficace alle politiche del governo Renzi.
    Il Jobs Act, contro il quale manifesteremo, è solo l'ultimo provvedimento dei tanti che hanno marchiato con l’ingiustizia questa crisi economica, chiarendo a tutti che non la democrazia si vuole, ma il sopruso sistematico a partire dai luoghi di lavoro..
    Sottolineando che la reazione politica adeguata deve passare per la costruzione di una opposizione unita e chiara, proponiamo che si costruisca uno spezzone unitario dei comunisti, unito da uno striscione da decidere con la più ampia condivisione.
    Per chi voglia parlarne e aderire apriamo la nostra riunione di mercoledì 10 dicembre nello 'scantinato dei comunisti' in via cesare arici 15 (zona Fiumicello) alle ore 20.45

    la Segreteria del PdCI di Brescia

  • Procaccini: "Grave l'approvazione del JobsAct ma la lotta non si ferma".

    Il voto di ieri, con cui il Senato ha votato la delega legislativa al governo per l’emanazione dei decreti attuativi della riforma del lavoro, rappresenta un fatto gravissimo. In tal modo, il Parlamento cede completamente la titolarità del potere legislativo ad un governo che ha come fine principale la distruzione dei diritti dei lavoratori e la precarizzazione totale del mondo del lavoro.

  • Democrazia Sindacale: Oggi l' USB porta in tribunale i Confederali e Confindustria

    Oggi, 25 novembre, presso il Tribunale di Roma si svolgerà la prima udienza del ricorso d’urgenza presentato da USB contro l’accordo del 10 gennaio scorso sottoscritto da Confindustria e CGIL, CISL, UIL e UGL sulla rappresentanza sindacale.
    Tale accordo di fatto vorrebbe sancire il formale e definitivo monopolio delle sigle sindacali stipulanti, in aperto contrasto con i più elementari principi democratici e con l’ultima sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2013 sulla materia. l'USB si sta opponendo a questo accordo a livello sindacale tra i lavoratori ed anche a livello legale.

  • OPERAI DELL' AST - Come la polizia di Scelba

    CESARE PROCACCINI - Segretario Nazionale PdCI

    Non ho un’età che mi permette di ricordare le cariche della polizia di Scelba. Eppure a quelle ho pensato. A quella storia cupa, di pesante isolamento operaio. Le cariche di martedì agli operai dell’Ast avevano quella cupezza e quel senso di isolamento. Eppure quegli operai hanno tutte le ragioni di questo mondo a manifestare e a protestare. 550 licenziamenti. Si tratta di lavoratori che hanno professionalità, che svolgono un lavoro pesante

  • CON IL JOBS ACT ? Bentornati nel 1849

  • DICHIARAZIONE della Segreteria Provinciale del PdCI sulla visita di Renzi a Brescia del 3 Novembre 2014

    La provocatoria visita bresciana di lunedì 3 novembre del Presidente del Consiglio ad una selezionata platea di industriali dalla marcata vocazione antisindacale - con tanto di lavoratori costretti a ferie forzate pagate di tasca propria - e il suo ostentato disprezzo nei confronti della mobilitazione di lavoratori organizzati dalla CGIL e dalla FIOM è stata volta, con ogni evidenza, a rimarcare la debolezza dei lavoratori stessi sul piano politico.