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morti bianche

  • di Giorgio Langella (Dipartimento Lavoro PCI)

     

    Se si leggono i giornali di oggi si possono leggere articoli, anche in prima pagina, che parlano delle vittime del lavoro. Finalmente, si potrà pensare, si presta attenzione su quello che è uno dei principali problemi (se non il principale) della nostra società: la (insufficiente) sicurezza sul lavoro.

     

    I titoli riportano dati drammatici. Centinaia e centinaia di morti da inizio anno. I commenti sono concordi, le vittime del lavoro sono troppe, bisogna fare qualcosa. Lo si dice a chiare lettere, e lo dicono tutti. Ma cos'è successo? C'è un risveglio delle coscienze? Forse ma sorge il dubbio che quello che ha “scatenato” tutti questi articoli e le notizie è dovuto alla data di oggi. Il 13 ottobre, infatti, è la “giornata nazionale per le vittime del lavoro”. Non un giorno qualsiasi, quindi, ma una “ricorrenza” dedicata a ricordare chi è morto perché lavorava. E, in questa giornata, bisogna essere attenti al problema, bisogna pur dire qualcosa. Bisogna, soprattutto per chi governa o comanda, non tanto scuotere le coscienze ma lavarle. In particolare le proprie. Domani sarà un altro giorno, uguale a tanti altri. Si continuerà a morire per infortunio nei luoghi di lavoro o per malattie professionali. Il lavoro non sarà migliore ma precario e insicuro, come prima di oggi, come sempre. Tutto rientrerà nella norma. Una normale realtà tristemente brutale: di lavoro e nel lavoro si muore e, tranne qualche cenno di solidarietà nei confronti delle vittime, si fa poco o nulla. Vedrete che poco o nulla continuerà a farsi e che si ricadrà nell'indifferenza. Pensare questo non è cinismo è solo realismo. Un malinconico e triste realismo. Ogni anno, del resto, il 13 ottobre si mette inscena quello che è soltanto una specie di rito. E, allora, anche in questo giorno dedicato alle vittime del lavoro, è giusto ricordare, appoggiare e ringraziare chi ritiene che non ci sia bisogno di una giornata specifica ma che sia necessario informare e lottare ogni giorno per evitare che

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  • La Federazione PCI di Brescia esprime cordoglio per i due agenti caduti sul lavoro a Trieste e contestualmente ricorda che oltre ai due poliziotti, Pierluigi Rotta 34 anni e Matteo Demenego 31, morti in una sparatoria in questura ci sono stati, nella stessa giornata, altri 4 morti sul lavoro in Italia. Nell’astigiano è morto un giovane di 23 anni mentre stava vendemmiando in un’azienda agricola, era su un rimorchio su cui stava lavorando, è caduto dal mezzo battendo violentemente la testa, riportando un trauma , con emorragia celebrale, che gli è stato fatale. S.I era un richiedente asilo: Il povero giovane lavorava in regola. Un operaio, Mauro Angiono, di 48 anni, è morto stamani a Crotone, per la caduta da un’impalcatura, da un’altezza di 15 metri. Vincenzo Caccia, artigiano di 57 anni, è morto sul lavoro, per essere caduto da un terrapieno, da un’altezza di 4 metri la tragedia in provincia di Bergamo. Un anziano agricoltore è morto in provincia di Pescara mentre bruciava sterpaglia. Una strage continua e che non conosce soste. Sono già 10 i lavoratori morti sui luoghi di lavoro in ottobre, 550 dall’inizio dell’anno, con i morti sulle strade e in itinere si superano già i 1100 morti, 117 di questi schiacciati dal trattore.
    (Dati da cadutisullavoro.blogspot.com)

  • Ennesimo incidente mortale sul lavoro, questa volta in provincia di Brescia. La vittima, un  operaio trentacinquenne del quale non sono ancora note le generalità, è rimasta incastrata nel tornio sul quale stava lavorando, inutili i soccorsi chiamati dai colleghi.

    E' la quarta vittima sul lavoro nella nostra provincia, la trentaquattresima in Lombardia (regione capilista nella triste classifica), la numero 268 in Italia dall'inizio dell'anno (fonte: Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna).

    A quando un "Decreto Sicurezza" che tuteli i lavoratori invece di reprimerne le lotte?

    A quando un piano di emergenza contro gli infortuni?

     
     
  • Sono 4 i morti sui luoghi di lavoro il 1°maggio.
    Oltre a due agricoltori morti schiacciati dal trattore apprendiamo della morte dell'edile Alessandro Gigliani che era rimasto gravemente ferito nel piacentino e di un altro caduto da un 'impalcatura in provincia di Bolzano.
    Un primo maggio bagnato dal sangue dei nostri lavoratori.
    (Dall'Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna cadutisullavoro.blogspot.com).

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    10 gennaio 2019

    Vi sembra una cosa normale?

    C'è una notizia di ieri, 9 gennaio 2019, che dovrebbe avere maggiore risalto. È una notizia come tante di un incidente stradale. Come ce ne sono tanti. Un'automobile è uscita di strada e il conducente è morto. Stava tornando a casa dal lavoro.

    Si penserà “è una tragedia, certo, ma doveva prestare più attenzione, sono cose che succedono” e si passa ad altra notizia. Quella è una notizia come tante altre. Ma si provi a leggerla con un minimo di attenzione e, magari, si tenti di ragionare su quello che si nasconde dietro a questa notizia apparentemente uguale a tante altre che raccontano di una morte per incidente lungo una strada.

    Ragioniamo. Perché non è una cosa normale che Carlo Di Sarno di 47 anni, il lavoratore deceduto nell'impatto della sua automobile contro un albero, stava tornando a casa dopo aver lavorato 12 ore. Sì, non è un errore, 12 ore di seguito nello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto. Quella stessa acciaieria nella quale è “abitudine” fare straordinari (evidentemente tanti) e si sono lasciati a casa più di 1500 lavoratori considerati “esuberi”, inutili.

    Domandiamoci quale logica ci sia in tutto questo.

    Si dirà che è “così va il mondo”, che bisogna contenere i costi e che lo straordinario conviene perché costa meno che assumere altri lavoratori. Si obietterà che Carlo Di Sarno lavorava per un ditta subbalpaltatrice, che, quindi, la Arcelor Mittal (ex Ilva) c'entra poco. Oppure che, magari, lavorava così a lungo per guadagnare qualcosa in più, per “arrotondare”. Questo è il “sentire comune” in una società sempre più indifferente e individualista.

    Ma proprio questo è il punto.

    Le condizioni di isolamento e frammentazione che vivono i lavoratori e i bassi salari fanno si che si accetti qualsiasi cosa: orari e turni spaventosi, poca sicurezza, cancellazione di diritti (anche di quelli più elementari). Perché lavorare 12 ore, quale che sia l'attività e in particolare quando questa è faticosa di per sé, comporta necessariamente mancanza di attenzione, maggiore stanchezza, alienazione. E un colpo di sonno è sempre in
    ...
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    Nel conflitto tra capitale e lavoro, vera e propria guerra in atto nei luoghi di lavoro, chi vive del proprio lavoro continua a morire.

    Le cause sono evidenti:
    - mancanza di sicurezza,
    - ritmi di lavoro sempre più alienanti,
    - retribuzioni insufficienti a condurre una vita decente,
    - cancellazione di diritti,
    - crescente precarietà,
    - competizione e divisione tra i lavoratori,
    ...
    in poche parole, brutale sfruttamento che lavoratrici e lavoratori devono subire per sopravvivere.

    Tutto in nome "dell'impresa" e "del profitto".

    Nella guerra in atto non esiste alcuna "pace", nessuna "tregua".

  • Dall'inizio del 2018 sono già circa 600 i morti sul posto di lavoro, dato che raddoppia se si considerano anche quelli in itinere. Una strage quotidiana, uno stillicidio di vite per lo più ignorato dai media e dai politici.

    Sabato 3 Novembre, in Largo Formentone a Brescia, contro questa barbarie il PCI organizza un presidio durante il quale verrà data lettura del "Diario delle morti bianche" estratto dai dati dell'Osservatorio Indipendente dei morti sul lavoro di Bologna.

    I lavoratori e le forze politiche e sindacali sono invitate a partecipare e ad intervenire.