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PCI PCDI

  • La ricostruzione, in Italia, di un Partito Comunista all’altezza dei tempi e dell’odierno scontro di classe e la costruzione dell’unità delle forze di sinistra sono gli obiettivi che da tempo persegue il PCdI. Tali obiettivi non sono separati l’uno dall’altro, ma l’uno, dialetticamente, alimenta l’altro, e la ricostruzione del Partito Comunista trova un terreno fecondo nella ricostruzione stessa dell’unità della sinistra: i comunisti  e le comuniste, nell’essere protagonisti attivi, sul terreno delle lotte congiunte, dell’unità delle sinistre, ricostruiscono gli stessi legami di massa del Partito Comunista.

    Il Partito Comunista, anche in Italia, è un’esigenza oggettiva, sociale e storica. E’ il bisogno di riconsegnare alla classe, ai lavoratori e alle lavoratrici, alle nuove generazioni, un Partito dal carattere internazionalista, antimperialista, anticapitalista, rivoluzionario e, insieme, fortemente unitario, motivazione e base materiale della sua  ricostruzione. E’ il contesto internazionale e nazionale che rende ormai ineludibile la rimessa in campo di un Partito Comunista ben più forte di quelli presenti.

  • La Federazione bresciana del PCd'I, in linea con le indicazioni sul fronte della lotta alla guerra e all'imperialismo del documento approvato in coda al Comitato centrale del 6 settembre scorso, fa proprie le considerazioni dei compagni della Casa rossa di Milano e del collettivo di redazione del sito SibiaLiria espresse pubblicamente in merito alla cosiddetta "Marcia degli scalzi". Interventi che qui riproponiamo.
  • Pubblichiamo gli interventi del convegno "Quale politica per il Lavoro" organizzato dalla federazione Bresciana del Partito Comunista D'Italia tenutosi il 28 e 29 Marzo 2015.

    "L'Industria italiana tra crisi, finanziarizzazione, austerity e ristrutturazione capitalistica"

    Introduzione e saluto di Lamberto Lombardi Segretario Provinciale PCdI BS :

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    Da tempo siamo di fronte alle immagini di guerra, quella visibile e quella tenuta nascosta, da tempo stiamo vedendo l'esodo, a cui spesso si dà il termine di "emergenza", diretto verso le nazioni europee...

    Veniamo martellati da spot promozionali per donazioni di pochi euro al mese per la fame di bimbi che stanno in Africa, così come per quelli che perdono la vista o soffrono di altre gravi patologie, legate alla mancanza di acqua potabile...E ci dicono: potrebbe morire!

    I loro Paesi soffrono per causa della guerra economico-finanziaria così come a causa dei conflitti provocati dall'occidente in Africa, Medio Oriente, e ancora in altre zone geopoliticamente rilevanti come l'Afghanistan.

    Vediamo le immagini di migranti che in massa cercano rifugio, durante il loro cammino, nelle stazioni ungheresi così come ai bordi dell'entrata nell'Eurotunnel della Manica, immagini di donne e bambini.

  • Dichiarazione di Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI, responsabile esteri

    Il PCdI, in piena coerenza con le posizioni sempre sostenute di solidarietà con la lotta dei comunisti e degli antifascisti ucraini, aderisce all'appello internazionale dei comunisti russi.

    Invita i suoi militanti a cogliere l'occasione delle prossime feste comuniste durante l'estate per sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma ucraino e sulla politica di guerra della NATO, su quello e su altri scenari, al fine di cogliere anche questa drammatica circostanza per portare avanti la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO e dal sistema di guerra.

  • Pubblichiamo , come come contributo alla discussione , un articolo di Giulio Palermo, compagno ed economista dell'Università di Brescia, che analizza possibilità e conseguenze di un eventuale ripudio totale del debito pubblico da parte dell'Italia.

    DEFAULT TOTALE

    Giulio Palermo

    In questo articolo, propongo una riflessione ad ampio raggio sulla possibilità che il
    movimento contro il debito si sviluppi attivamente in ogni paese d’Europa, connotandosi in senso
    anticapitalista. Invece di tifare Grecia e sperare che il governo Tsipras strappi condizioni dignitose
    nelle trattative con i creditori che strangolano il paese, l’idea è di aprire fronti di lotta al debito
    pubblico in tutti i paesi. Non ovviamente nell’intento di stabilizzare il sistema finanziario — come
    vorrebbero alcune forze favorevoli a un default negoziato e parziale — ma per far saltare l’attuale
    assetto politico-finanziario e avviare un processo verso il socialismo.
    Gli effetti moltiplicativi di un simile coordinamento anticapitalista europeo sono ovvi. Sul
    piano politico, il rafforzamento del governo Tsipras in Grecia sarebbe immediato. Se ne tocchi uno,
    ci ribelliamo tutti! Questo è il migliore messaggio che sfruttati e oppressi d’Europa possono inviare
    ai signori dell’euro e della finanza.

  • Salto nel vuoto oppure comoda fuga dalle proprie responsabilità: così, anche nel diversificato e a volte confuso universo della sinistra radicale, si è generalmente reagito alla decisione del governo greco guidato da Alexis Tsipras di sottoporre a referendum le misure facenti parte del nuovo diktat dell'Unione Europea. No, non è questo il momento per lanciare facili accuse a chi ha dovuto prendere tale decisione ricorrendo ad uno strumento semplicemente democratico, ma che sta producendo la rabbiosa e intimidatoria reazione di governi europei e dirigenti Ue. Rispettiamo quella decisione!

  • Siamo in presenza di una escalation terroristica a livello internazionale che in queste ore ha visto un pericoloso innalzamento.
    Essa è volta a creare nell’opinione pubblica europea e occidentale una atmosfera di paura e di insicurezza, che giustifichi poi atti di guerra da parte degli USA e della NATO, presentati come interventi “necessari” per proteggere la sicurezza dei popoli europei.

    Gli incendiari appiccano il fuoco: poi si presentano come pompieri.
    I settori più oltranzisti del capitalismo USA non si rassegnano al fatto che viviamo ormai in un mondo in cui gli Stati Uniti devono convivere con pari dignità con altri Paesi e regioni emergenti del mondo (Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica..) e non possono più farla da padroni.

  • La tentazione cui vogliamo resistere è quella di adattarci ad una lettura per così dire 'minimalista' della stagione delle stragi italiane. Secondo tale lettura, avanzata anche da seri storici, per intenderci, democratici, un fattore costante di quegli episodi sarebbe la casualità, tra bombe che scoppiano per errore ed altre che per malfunzionamenti diversi non scoppiano. Tutto ciò a disinnescare una serie di letture politiche e dietrologie che molti, e noi tra loro, vorrebbero produrre mentre cercano un senso compiuto, un disegno avanzato, in quegli atti che ci hanno segnato.

    E' una lettura, quella minimalista, certamente corredata da una attenta e a volte estenuata conoscenza dei fatti. Ma, conoscendo una a una tutte le formiche che operarono in quegli anni, si corre così un primo rischio, ovvero quello di perdere di vista il formicaio, cioè di essere indotti a rinunciare a quella visione d'insieme di cui mai uno storico dovrebbe fare a meno come obiettivo.

  • Il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia: gli avversari sono gli imperi di Germania e Austria-Ungheria. Per la propaganda si tratta di prendere parte ad una guerra di civiltà che avrebbe distrutto l'autoritarismo – rappresentato dagli imperi centrali – liberato le nazioni oppresse e dato un contributo definitivo alla vittoria della libertà e della democrazia. Una vera e propria “missione” in armi alla quale si adegua via via anche parte del movimento operaio italiano e la gran parte dei partiti che si riconoscevano nella Seconda internazionale: i voti a favore dei crediti di guerra dei socialisti francesi e dei socialdemocratici tedeschi spazzano via le tante risoluzioni internazionaliste e pacifiste adottate negli anni precedenti (l'ultima a Basilea nel 1912). Troppi distinguo e accorgimenti tattici hanno reso semplice carta straccia l'impegno a «compiere ogni sforzo» per impedire la guerra «con tutti i mezzi ritenuti più opportuni» e «sfruttare con tutte le forze la crisi economica e politica creata dalla guerra per scuotere gli strati più profondi della popolazione e accelerare la caduta del dominio capitalista»

  • di Lucia Mango

    La vicenda del mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita è l’ennesima pagina vergonosa che si scrive in questo paese. Il governo Monti stabilì questa misura nel 2011 col decreto ‘salva Italia’, colpendo ovviamente le pensione oltre 1250 euro, come se fossero tutte uguali. Oggi la consulta ha bocciato questo provvedimento, giudicandolo incostituzionale e pronunciando una sentenza che vale erga omnes, senza bisogno di un ricorso. Essa è, dunque, immediatamente applicativa.

    Questo significa che con una semplice domanda all’Inps, avranno diritto al rimborso, sia coloro che, con pensioni poco più alte di mille euro, in questi anni hanno dovuto fare ‘salti mortali’ per sbarcare il lunario, sia coloro che percepiscono pensioni d’oro e che già oggi gravano sulle casse dello stato per 3.515 milioni di euro.

    Nel frattempo, riguardo a questa vicenda, l’Unione Europea svela ancora una volta il proprio volto, non preoccupandosi, cioè, che venga restituito il maltolto ai lavoratori oggi pensionati che percepiscono una pensione medio bassa, ma ricordando all’Italia che è sotto stretta osservazione per quanto riguarda il pareggio di bilancio e i vincoli europei.

  • Il partito? Uno strumento vecchio, troppo Novecentesco, inutile, deleterio, poco trasparente, anti-democratico, fonte di corruzione. Da decenni – con sistematicità dall’inizio degli anni ’90 - ci raccontano tutto questo. Certo, le occasioni per dare ragione a simili accuse non sono mancate e non mancheranno, ma l’attacco allo strumento partito - che in Italia nel suo ruolo di “palestra della democrazia” ha permesso alle classi subalterne di liberarsi dall’egemonia liberale (la politica come esclusivo patrimonio del notabilato borghese) e successivamente di pensarsi come possibile classe dirigente - è parte integrante del grandioso piano di de-emancipazione politica oggi in atto che ha portato alla sostanziale fine della fase repubblicana post bellica. Proprio così: senza la presenza, politica e culturale, dei partiti di massa il nostro Paese non avrebbe goduto degli sviluppi democratici - certo contraddittori e segnati anche da tentativi di sabotaggio - seguiti alla caduta del fascismo.

  • A fronte degli scontri che hanno segnato la città in questi giorni non possiamo che sottolineare come tutto questo sia in linea con l'impostazione che si è voluta dare al problema dei permessi di soggiorno per gli immigrati.
    Quando si rifiutano l'80% delle richieste di regolarizzazione si aderisce di fatto ad un solo criterio, ovvero quello di ritenere i lavoratori immigrati un problema di ordine pubblico e non una delle risorse della comunità. Conseguentemente le loro legittime proteste divengono ulteriore problema da risolvere con la forza e così avviene che il disordine parta dall'alto.

  • Qualche giorno fa, nella riposta che abbiamo inviato come Comunisti Italiani veneti alla richiesta del segretario regionale del PD di lavorare a un programma comune per le regionali, abbiamo tentato di spiegare la distanza incolmabile tra le posizioni politiche dei due partiti. Distanza che impedisce qualsiasi accordo. Abbiamo sollevato, prioritariamente, il problema della “questione morale” e di quelle, ormai abituali, forme di finanziamento delle campagne elettorali da parte di ricchi privati che potrebbero configurare un conflitto di interesse, che sostituiscono il finanziamento pubblico e che sono inaccettabili per chi si propone di rappresentare chi vive del proprio lavoro.

  • Esprimo la solidarietà mia e di tutto il Partito Comunista d’Italia ai compagni del CSA Dordoni di Cremona, vittime di una assalto di gravità inaudita da parte di una squadraccia neofascista, una banda comprendente elementi anche estranei alla città che tradisce la premeditazione di questa azione. Noi da sempre siamo per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste, in conformità alla legge ed al dettato della Costituzione repubblicana ed antifascista tanto più a 70 anni dalla vittoria della resistenza sul nazifascismo.

  • Gli ultimi anni nel nostro Paese si è verificato un disastroso abbattimento del diritto dei lavoratori, portando la stessa Italia ad affrontare una crisi infinita. Il Pdci ha voluto fondare un nuovo partito politico che riunirà tutti i grandi soggetti della vera sinistra italiana, infatti nel nuovo Partito Comunista d’Italia vi è la volontà di guidare un largo fronte, per tutelare il martoriato campo del lavoro. La libertà degli uomini è messa in pericolo dallo sconfinato sistema economico. Senza questo diritto si rischia di cadere nel macabro tunnel del non ritorno.

  • Esprimo la profonda soddisfazione mia e di tutto il Partito Comunista d’Italia per la riuscita della manifestazione di lancio dell’associazione per la ricostruzione del Partito Comunista. Il 20 dicembre centinaia di compagne e compagni hanno affollato il Centro Congressi Cavour di Roma per dimostrare la loro adesione convinta ad un progetto di ricostruzione di un soggetto politico comunista unitario e rinnovato. Un apporto prezioso ai processi unitari a sinistra a cui i comunisti organizzati in partito devono portare il loro contributo.

    A 20 anni circa dalla sciagurata scelta di chiudere l’esperienza del Partito Comunista Italiano e all’epilogo del renzismo a cui sono giunti i fautori di quella “svolta”, i comunisti riaffermano la loro volontà di essere parte delle dinamiche della società e di essere il soggetto rivoluzionario del cambiamento autentico.