ANNA NON HA PIU' PAURA - Intervista a Claudio Taccioli - Comitato Antisfratti/Diritto alla casa

Postato in LA VOCE DELL' OFFICINA

Dopo l'articolo dell'Assessore Fenaroli apparso sullo scorso numero de La Voce dell' Officina ( visualizzabile e scaricabile in formato pdf qui) torniamo ad occuparci dell'emergenza abitativa nella nostra Provincia incontrando, in occasione di un picchetto che ha portato al rinvio dello sfratto di una famiglia in Via Zamboni a Brescia, Claudio Taccioli, portavoce del Comitato Antisfratti/Diritto alla Casa, una delle realtà che si occupa, nella nostra città, di dare supporto legale e portare solidarietà attiva alle numerose famiglie che, sempre più spesso a causa della perdita dell'occupazione, si trovano a dover affrontare il rischio di trovarsi «in mezzo ad una strada». Secondo i dati rilasciati dal Ministero degli Interni (gli ultimi inerenti al primo semestre 2013) sono infatti quasi 40.000 gli sfratti eseguiti con la forza pubblica ogni anno in Italia, dei quali circa il novanta percento per morosità spesso incolpevole. La Lombardia è una delle Regioni più colpite da tale fenomeno, nella nostra Regione viene infatti eseguito circa un quinto degli sfratti totali.

 

Claudio, quale è attualmente la situazione nella provincia di Brescia?

L’anno cruciale per gli sfratti, qui a Brescia, è stato il 2009 con un improvviso incremento del 40%. Da quel momento, ogni anno successivo, ha visto una crescita variabile fra il 10 e il 15%. Per la maggior parte gli sfratti sono determinati dalla condizione di morosità incolpevole. Una sorta di cataclisma sociale che colpisce circa 2700 nuclei familiari fra Brescia e provincia (secondo le rilevazioni statistiche relative al 2013). Vorrei ricordare che dietro le cifre ci sono le facce, le storie, le paure e i sogni di migliaia di bambini, di donne e di uomini. Parliamo di vite vere, non di statistiche. Di vite gettate al macero perché non più classificabili come risorse economiche da utilizzare nella catena dello sfruttamento capitalista.

Come si svolge la vostra attività di supporto alle famiglie sotto sfratto e quale è la tipologia di persone che si rivolge alla vostra associazione?

Apriamo tutte le settimane uno sportello indirizzato alla raccolta delle situazioni di sfratto, di pignoramento, di distacco dai servizi (acqua, luce, gas). La serata dedicata è il giovedì dalle 19,30 in via Eritrea n. 20/B presso la Sala delle Assemblee che Rifondazione ci ha messo a disposizione. In queste serate facciamo il punto della situazione; dei picchetti fatti e da fare, degli incontri con le varie amministrazioni e istituzioni per avviare trattative al fine di garantire a tutte le famiglie il passaggio da casa a casa: obbiettivo irrinunciabile e mai mediabile.

All’inizio, si rivolgevano a noi famiglie, essenzialmente, se non addirittura esclusivamente, migranti. Nell’ultimo anno, abbiamo registrato un aumento concreto di richieste di aiuto provenienti da famiglie italiane che hanno esaurito le ultime risorse derivanti dal sostegno familiare. L’ALER si sta distinguendo con un incremento degli sfratti proprio contro quest’ultima tipologia. Lo fa a fronte di un patrimonio immobiliare di circa 28000 appartamenti lasciati vuoti nell’intera Lombardia. Lo fa nella speranza che la vergogna impedisca agli italiani di chiederci aiuto, ma ultimamente neppure tale mezzo di controllo sociale funziona: vengono da noi e presentano senza più reticenze il loro stato di morosità incolpevole. E si impegnano nelle resistenze insieme a ogni altro essere umano che incontrano nelle nostre assemblee.

Quale è il rapporto con le istituzioni (Comuni, Prefetture ecc.) e come queste intervengono, se intervengono, in aiuto a quella che si sta delineando come una vera «emergenza abitativa»? Quali soluzioni «politiche» si potrebbero adottare per arginare il fenomeno?

Cinque anni di lotte davvero senza tregua e, in alcuni periodi, quasi quotidiane hanno “educato” l’avversario alla comprensione del fenomeno in tutti i suoi aspetti drammatici. Anche i comuni più riottosi, quelli a guida leghista per intenderci, dopo momenti di scontro durissimi (occupazioni dei palazzi municipali, contestazioni) sono, ormai, disponibili a dialogare. La loro buona volontà è sempre, comunque, condizionata dalla presenza visibile e intransigente dei picchetti antisfratto fuori e dentro le case sotto attacco. Anche la Prefettura ha aperto un “tavolino/sfratti” per esaminare con tutte le parti interessate, noi compresi, le situazioni più spinose. Negli anni, dobbiamo dire, che ha funzionato; a volte, con qualche spinta ”educativa” per indirizzare al meglio le volontà più riottose.

Le forze dell’ordine si sono adeguate obbedienti a tale equilibrio; anche se le tensioni non mancano mai e ogni resistenza rischia di degenerare in uno sgombero violento della famiglia sotto sfratto.

Noi riteniamo che solo una moratoria generalizzata degli sfratti per morosità incolpevole possa garantire alle diverse competenze amministrative quel tempo indispensabile per far partire una nuova politica abitativa in questo paese. Una moratoria finanziata sul modello del progetto di contenimento degli sfratti messo in campo dal comune di Brescia. Una possibilità per il proprietario di percepire fino all’ottanta per cento dell’affitto in cambio della sospensione dello sfratto e in attesa che il nucleo familiare venga avviato verso una sistemazione abitativa diversa.

E’ necessaria, inoltre, una politica di recupero del patrimonio immobiliare disponibile a fini di edilizia popolare; senza mangiare altro territorio visto che nella sola provincia di Brescia si sono contati circa 36000 appartamenti/case vuoti.

Uno dei drammi ai quali stiamo assistendo è il crollo di quella rete di solidarietà tra persone che in altri tempi permetteva di affrontare i periodi di crisi anche attraverso il reciproco aiuto nei momenti di bisogno. Nella tua esperienza quale è la reazione dei vicini di casa e degli abitanti dei quartieri e paesi dove intervenite?

La condizione di disagio è ormai percepita da tutti, ma le reazioni variano. Quando ci troviamo a resistere per i nuclei familiari migranti, troppe volte sentiamo palpabili le ostilità degli italiani; anche se, a dire il vero, appena si riesce a dialogare e a spiegare, la contrarietà si trasforma in comprensione e in solidarietà. Mi viene in mente un recente picchetto a Rezzato sfociato in una discussione dura con gli altri inquilini italiani e dopo qualche ora di spiegazioni e di esempio solidale, all’improvviso, la visita amichevole degli stessi a dare la loro solidarietà. L’assenza di politiche sociali adeguate alla crisi capitalistica produce, purtroppo, dei mostri concentrati solo sulla propria paura e insicurezza. Il picchetto resistente serve, anche, a trasmettere l’idea che non si è soli; che un altro modo di intendere la partecipazione collettiva è possibile e giusto.

Cosa suggerite a chi, a causa della perdita di reddito, si venga a trovare nel rischio di essere sfrattato?

Venite da noi, anche prima dello sfratto; già quando lo temete. Noi offriamo informazioni e vi raccontiamo, con la pratica diretta e diffusa, che è legittimo resistere per il proprio diritto all’esistenza dignitosa: qui e adesso. Il diritto all’abitare è parte integrante proprio della nostra condizione primaria di esseri umani. Fatelo contro le paure, la vergogna, l’isolamento. Come ha fatto Anna, una pensionata bresciana di 85 anni sotto sfratto dall’ALER. Una vita passata in filatura e poi ad aiutare i figli e, ancora, i nipoti fino a quando non ha potuto più pensare neppure ai propri bisogni.

I bravi, integerrimi, ligi funzionari dell’ALER, come somma cortesia, l’hanno chiamata poche ore prima dello sfratto esecutivo, per invitarla a evitare il trauma dello sgombero, vista l’età avanzata. Anna ci ha chiamati, a testa bassa, con vergogna. Siamo stati con lei e abbiamo respinto lo sfratto. Dovevate vederla Anna, non più china, piegata, ma a testa alta e sorridente. Adesso sa che la resistenza è un suo diritto e non sobbalza qundo suona il campanello. Proprio quello che abbiamo scritto su uno degli striscioni che ci portiamo in giro: “ANNA NON HA PIU’ PAURA / il comitato antisfratti/dirittoallacasa di Brescia”.