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TORNARE AL LAVORO! SI, MA A QUALI CONDIZIONI?

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La macchina produttiva del paese va rimessa in moto in tempi brevi; così chiedono in molti tra politici, economisti ed imprenditori e lo comprendiamo anche noi, perché gli effetti di un blocco ad oltranza delle attività sarebbero devastanti per la già fragile struttura economica del paese. Consci dei rapporti di forza sia interni (di classe) che esterni (nella "catena globale del valore") non ci facciamo illusioni: il conto sarà salato e verrà presentato ai lavoratori, ai pensionati e alle loro famiglie.
Passeremmo dal contare i morti al contare i disoccupati e, anche se Governo e opposizioni fanno a gara a chi promette maggiori aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà a causa del lock-down, il massiccio intervento economico necessario per tamponare l'emergenza non farà che esporci ulteriormente a speculazioni finanziarie sul debito  pubblico e a rafforzare le catene che ci legano all'Europa delle Banche e dell'austerity, con l'imposizione di ulteriori "riforme strutturali": nuovi tagli sul welfare, sulle pensioni, sulla Sanità fino alla svendita degli asset pubblici («Siamo pronti ad impegnare i palazzi del Governo»...).
Pensiamo inoltre  che nessuno si voglia rassegnare ad un futuro da "sussidiati" per noi e i nostri figli, ad una classe lavoratrice che si vuole ridotta ad esercito industriale di riserva per le multinazionali che verranno a fare "shopping" di marchi, brevetti, "eccellenze" e maestranze. imponendo ulteriore moderazione salariale e aumento dei ritmi di lavoro con il ricatto delle delocalizzazioni (già pare che FCA stia pensando ad una temporanea riduzione degli stipendi del 20% su tutte le sue aziende...).

CORONAVIRUS: UNA RISPOSTA, QUALCHE DOMANDA E UNA PROPOSTA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Pubblichiamo, quale contributo alla discussione, un intervento dalla pagina facebook del compagno Giulio Palermo, professore e ricercatore in Economia Politica dell'Università degli Studi di Brescia.

1. RISPOSTA

Quando ho iniziato a sottolineare che i dati sulla pericolosità sanitaria del coronavirus erano pompati da una campagna mediatica terroristica ho suscitato molte critiche. Molti infatti hanno creduto che io volessi minimizzare un problema serio. E invece le mie intenzioni erano opposte. Avendo iniziato la mia ricerca economica — ormai trent’anni fa — proprio dall’economia sanitaria, ossia da un settore chiave che condiziona la vita concreta di noi tutti e che è oggetto di speculazioni politiche di ogni tipo, volevo semplicemente mostrare che l’emergenza sanitaria, purtroppo, nel nostro paese c’è sempre stata. Ma per ragioni di opportunismo politico e servilismo mediatico nessuno se n’è mai veramente occupato. E se oggi tutti i big della politica e dell’informazione se ne occupano è proprio per le stesse ragioni di opportunismo e servilismo.

Tra tutte le domande cui ho cercato di rispondere con i pochi mezzi comunicativi a mia disposizione, voglio riprenderne una in particolare, che è poi quella che — seppur espressa in tanti modi diversi — anima il risentimento, la rabbia e il dolore di tante persone impegnate sul campo.

“Ma non li vedi i malati ammassati nelle corsie degli ospedali? Non le senti le voci disperate di quanti provano a fare qualcosa e non hanno i mezzi sufficienti per riuscirci? Come fai a negare la carenza di posti letto e di strutture per la terapia intensiva? Non le vedi le bare che escono dagli ospedali?”

Purtroppo, come voi, anch’io vedo tutto questo, l’ho sempre fatto e continuo a farlo. E anch’io sento nel cuore le grida di dolore di chi soffre. Anch’io ho i miei malati e i miei morti. Anch’io ho la mia rabbia: ma non contro un virus invisibile bensì contro un sistema ben visibile che subordina la nostra vita e la nostra salute alla logica del profitto; contro un sistema fatto di uomini e donne, politici e ministri, che con le loro facce di merda hanno assegnato un valore alla nostra vita e l’hanno poi spinto sempre più in basso in nome dei tagli alla spesa e della “razionalizzazione” capitalistica.

LA BANALITA' DEL BENE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

LA BANALITA' DEL BENE

di Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale PCI BRESCIA

Nella marea montante di fatti, di morti, di commenti, di analisi scientifiche, oggi addì 24 marzo 2020, ci sentiamo di poter confermare solo quel 'nulla sarà più come prima' che accompagna tanto le nostre comuni conversazioni al telefono quanto le previsioni in campo economico globale fatte dalla grande finanza.
L'ufficialità espressa dalla grande stampa ci consegna, per ora, solo due binari separati di considerazioni consolidate: quello sulla condizione tragica a cui porta una sanità pubblica smantellata negli anni e quello sulla crisi economica che certamente verrà e sarà profonda.

La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Un'altra lezione di come un paese moderno e civile dovrebbe gestire le relazioni internazionali dalla Repubblica Popolare Cinese.

Bene, bravi, 7+

La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi
Fonte: Global Times - tabloid quotidiano e sito dell'organo stampa del PCC, il "Quotidiano del Popolo", dedicato alle questioni internazionali.".
Pubblicato: 2020/3/3 18:03:40
https://www.globaltimes.cn/content/1181448.shtml

Trad. Semiautomatica.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato lunedì che il Dipartimento di Stato imporrà limiti al numero di cittadini cinesi impiegati da cinque media cinesi. Queste agenzie di stampa ora impiegano circa 160 cittadini cinesi e il limite porterà questo numero a 100.

Questa è una mossa di ritorsione da parte degli Stati Uniti dopo che la Cina ha revocato le credenziali stampa di tre reporter del Wall Street Journal con sede a Pechino. È anche uno dei tanti modi in cui gli Stati Uniti stanno cercando di reprimere la Cina.

Washington ha inventato la guerra sui media. In primo luogo ha spinto i media cinesi a registrarsi come "agenti stranieri". Quindi ha designato le operazioni di cinque media cinesi negli Stati Uniti come "missioni straniere" e ora impone un limite al numero di giornalisti cinesi negli Stati Uniti. La Cina ha revocato le credenziali di stampa di tre reporter del WSJ come punizione per la pubblicazione di un titolo offensivo di quel gruppo e il loro rifiuto di scusarsi, che è un caso specifico. Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo contro i media cinesi è la soppressione a livello politico. Le due questioni sono completamente diverse.

La Cina può anche contrattaccare contro i media statunitensi con sede in Cina, ma tali mosse ritorsive sarebbero senza precedenti. La Cina non ne sarebbe intimidita e Washington non dovrebbe pensare di avere più influenza in questo gioco di Pechino.

Serata Di Solidarietà Con I Lavoratori Francesi

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Serata in solidarietà con i lavoratori francesi in SCIOPERO!

dalle 18.30 dibattito e aggiornamenti sulla situazione della lotta contro la riforma pensionistica con, in collegamento da Parigi, il compagno Lorenzo Battisti (PCI Paris-Ile de France).

Interverrà Alessio Arena, Segretario del Fronte Popolare (MI).

a seguire cena a Buffet, contributo minimo 12€ - il ricavato sarà inviato al fondo di solidarietà per i lavoratori in sciopero.

per prenotazioni:
+393358302182 (Lamberto)
via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Centro Sociale 28 Maggio
Via Europa, 59, 25038 Rovato BS

NATI A LIVORNO - A 99 ANNI DALLA FONDAZIONE RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Ricordare la fondazione del partito comunista in Italia non può avere alcuna caratteristica nostalgica o di mera celebrazione, ma è l'occasione per riflettere sull'oggi, traendo spunto dalle lezioni di ieri. L'organizzazione e il partito dei comunisti è ancora oggi indispensabile. In una fase come questa, in cui - diciamolo chiaramente - i comunisti in quanto tali non godranno di alcun consenso o base elettorale di massa, si pone la questione della ricostruzione. Non ci sono rendite, eredità, non ci sono simboli o icone che faranno questo lavoro per noi. Per questa opera, non si può non partire dai noi, dai quadri comunisti. Per essere tali, abbiamo bisogno di un lavoro di approfondimento e nuova elaborazione sui temi, spesso inediti nella loro complessità, che la società ci consegna, senza cui non esiste la funzione stessa dei quadri. E non può esistere tale funzione se non si ha una linea, una vocazione, una iniziativa rivolta autenticamente e modernamente alle masse, al nostro popolo.
Sul piano politico, ai comunisti serve l'indipendenza e l'autonomia; così sul piano organizzativo; così sul piano sociale e sindacale. Abbiamo bisogno contestualmente, con questa indipendenza, con questa autonomia, di non essere un corpo estraneo alla società. Dobbiamo attraversarla, esserne parte nei fronti coi suoi settori più avanzati. Per farlo, serve un lavoro quotidiano, di militanza, di credibilità. Quest'ultima, si conquista con la coerenza, archiviando una stagione di sconfitte e di complicità anche a sinistra, specialmente e fortemente in campo sindacale ponendo al centro con urgenza la questione dell'organizzazione sindacale della classe, dell'iniziativa coerente e militante dei comunisti, non "nel sindacato" generalista, ma nel sindacato di classe, come quello che sta sconvolgendo la Francia di oggi.
Spetta a noi fare tutto questo, spetta a noi essere e agire da comunisti, in questo tempo.

Francesco Valerio Della Croce, segreteria nazionale PCI.