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La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Un'altra lezione di come un paese moderno e civile dovrebbe gestire le relazioni internazionali dalla Repubblica Popolare Cinese.

Bene, bravi, 7+

La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi
Fonte: Global Times - tabloid quotidiano e sito dell'organo stampa del PCC, il "Quotidiano del Popolo", dedicato alle questioni internazionali.".
Pubblicato: 2020/3/3 18:03:40
https://www.globaltimes.cn/content/1181448.shtml

Trad. Semiautomatica.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato lunedì che il Dipartimento di Stato imporrà limiti al numero di cittadini cinesi impiegati da cinque media cinesi. Queste agenzie di stampa ora impiegano circa 160 cittadini cinesi e il limite porterà questo numero a 100.

Questa è una mossa di ritorsione da parte degli Stati Uniti dopo che la Cina ha revocato le credenziali stampa di tre reporter del Wall Street Journal con sede a Pechino. È anche uno dei tanti modi in cui gli Stati Uniti stanno cercando di reprimere la Cina.

Washington ha inventato la guerra sui media. In primo luogo ha spinto i media cinesi a registrarsi come "agenti stranieri". Quindi ha designato le operazioni di cinque media cinesi negli Stati Uniti come "missioni straniere" e ora impone un limite al numero di giornalisti cinesi negli Stati Uniti. La Cina ha revocato le credenziali di stampa di tre reporter del WSJ come punizione per la pubblicazione di un titolo offensivo di quel gruppo e il loro rifiuto di scusarsi, che è un caso specifico. Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo contro i media cinesi è la soppressione a livello politico. Le due questioni sono completamente diverse.

La Cina può anche contrattaccare contro i media statunitensi con sede in Cina, ma tali mosse ritorsive sarebbero senza precedenti. La Cina non ne sarebbe intimidita e Washington non dovrebbe pensare di avere più influenza in questo gioco di Pechino.

Serata Di Solidarietà Con I Lavoratori Francesi

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Serata in solidarietà con i lavoratori francesi in SCIOPERO!

dalle 18.30 dibattito e aggiornamenti sulla situazione della lotta contro la riforma pensionistica con, in collegamento da Parigi, il compagno Lorenzo Battisti (PCI Paris-Ile de France).

Interverrà Alessio Arena, Segretario del Fronte Popolare (MI).

a seguire cena a Buffet, contributo minimo 12€ - il ricavato sarà inviato al fondo di solidarietà per i lavoratori in sciopero.

per prenotazioni:
+393358302182 (Lamberto)
via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Centro Sociale 28 Maggio
Via Europa, 59, 25038 Rovato BS

NATI A LIVORNO - A 99 ANNI DALLA FONDAZIONE RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Ricordare la fondazione del partito comunista in Italia non può avere alcuna caratteristica nostalgica o di mera celebrazione, ma è l'occasione per riflettere sull'oggi, traendo spunto dalle lezioni di ieri. L'organizzazione e il partito dei comunisti è ancora oggi indispensabile. In una fase come questa, in cui - diciamolo chiaramente - i comunisti in quanto tali non godranno di alcun consenso o base elettorale di massa, si pone la questione della ricostruzione. Non ci sono rendite, eredità, non ci sono simboli o icone che faranno questo lavoro per noi. Per questa opera, non si può non partire dai noi, dai quadri comunisti. Per essere tali, abbiamo bisogno di un lavoro di approfondimento e nuova elaborazione sui temi, spesso inediti nella loro complessità, che la società ci consegna, senza cui non esiste la funzione stessa dei quadri. E non può esistere tale funzione se non si ha una linea, una vocazione, una iniziativa rivolta autenticamente e modernamente alle masse, al nostro popolo.
Sul piano politico, ai comunisti serve l'indipendenza e l'autonomia; così sul piano organizzativo; così sul piano sociale e sindacale. Abbiamo bisogno contestualmente, con questa indipendenza, con questa autonomia, di non essere un corpo estraneo alla società. Dobbiamo attraversarla, esserne parte nei fronti coi suoi settori più avanzati. Per farlo, serve un lavoro quotidiano, di militanza, di credibilità. Quest'ultima, si conquista con la coerenza, archiviando una stagione di sconfitte e di complicità anche a sinistra, specialmente e fortemente in campo sindacale ponendo al centro con urgenza la questione dell'organizzazione sindacale della classe, dell'iniziativa coerente e militante dei comunisti, non "nel sindacato" generalista, ma nel sindacato di classe, come quello che sta sconvolgendo la Francia di oggi.
Spetta a noi fare tutto questo, spetta a noi essere e agire da comunisti, in questo tempo.

Francesco Valerio Della Croce, segreteria nazionale PCI.

LICEO ARNALDO BRESCIA - MISERIE DI UN PTOF

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Nella presentazione del proprio Piano Triennale di Offerta Formativa (PTOF) il Liceo Classico statale di Brescia introduce, come ormai d’abitudine per queste ‘offerte’, gli elementi opportuni per un marketing scolastico volto a raccogliere iscrizioni: 1) pochi immigrati, 2)buona fama, 3) provenienza degli studenti dalla classe dirigente cittadina che garantirebbe ‘ricchezza di stimoli’ 4) continuità nel tempo con questa alta genealogia.

 

In questa ingenua rappresentazione commerciale, ad opera più di un battitore d’asta che di un educatore, c’è la valorizzazione di tutti quegli elementi che formativi non sono: la garanzia di una appartenenza ad una classe sociale dominante da cui sono esclusi i corpi estranei di altra classe sociale e di altra razza. Si garantisce cioè qull’elemento di marketing di sicura presa nelle televendite: l’esclusività.

 

Come insinuare in questo misero contesto intellettuale che gli elementi che hanno reso valida nel tempo quell’istituzione scolastica sono quelli non offerti nella ‘brochure’: una cultura umanistica ampia e severa, la capacità di elaborazione che avveniva di concerto con i fermenti sociali e culturali che si andavano incontrando, un interclassismo sostanziale che deve contraddistinguere ogni istituto scolastico e sopattutto quelli dell’obbligo orientandosi sul merito più che sulla provenienza famigliare? Sono queste premesse le uniche che possono garantire la ‘ricchezza di stimoli’ vantata nel PTOF, in totale entitesi con l’esclusività.

 

Ci permettiamo così un modesto insegnamento ai ‘fruitori del servizio scolastico’, agli studenti:

 

QUANDO LA SCUOLA DIVIENE MERCATO IL MERCATO DIVIENE SCUOLA

 

E la scuola diventa classista, razzista e ignorante.

 

Lamberto Lombardi

SEGRETARIO PROVINCIALE PCI BRESCIA

ex Studente Liceo Classico Arnaldo, BS

 

Otto anni di crisi siriana

Scritto da PCI Fed. Brescia.


 
 
di Roberta Rivolta
 
Questo “bigino” di otto anni di guerra in Siria è frutto di una collaborazione tra me e Giorgio Bianchi. È stato pubblicato sulla sua pagina FB e oggi ho pensato di riportarlo in una nota, perchè possa essere recuperato anche a distanza di tempo.
Ringrazio Gabriella Grasso e il sito Parallelo Palestina per il lavoro di raccolta e impaginazione dei sei post. E per la loro diffusione. https://sites.google.com/site/parallelopalestina/siria
 
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Si tratta chiaramente di un bigino che non ha assolutamente la pretesa di essere esaustivo, ma che ha lo scopo di fornire spunti di riflessione e di ricerca per coloro i quali vogliano uscire dalla logica fumettisca e caricaturale della stampa maistream.
Non esistono i buoni a prescindere, nè i cattivi per antonomasia.
Le vicende storiche andrebbero raccontate tenendo conto delle vicende pregresse, dei rapporti di forza e degli interessi individuali dei soggetti coinvolti.
Nessuna media e grande potenza è capitata nella crisi siriana per caso. Tutti hanno svolto un ruolo, dettato dalla volontà di ottenere vantaggi a medio e lungo termine.
Tuttavia, nel fiume di parole inutili e indignazioni telecomandate, bisogna sempre tenere a mente che chi sta pagando il conto di questa "consapevole follia" è il popolo siriano.
Ringrazio Roberta Rivolta per l'immane lavoro di ricerca e stesura. Il mio contributo si riduce a piccole integrazioni e modifiche.

EX-ILVA: Un contributo di G. Langella (PCI)

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Qualcosa su Arcelor Mittal

di Giorgio Langella

Langella

C’è qualcosa di inquietante nella vicenda Arcelor Mittal (ex ILVA) di Taranto. Adesso la nuova proprietà recede dall’accordo. La giustificazione primaria è che è stata tolta l’immunità penale. Ma non c’è solo questo perché altre sono le cause che hanno portato al recesso da parte della multinazionale indiana alla quale era stata “ceduta” l’ILVA.

Su Ansa si può leggere, infatti che, (oltre al mancato scudo legale e ai provvedimenti del tribunale di Taranto) “altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà di Arcelor Mittal, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto”. “Tutte le descritte circostanze attribuiscono alla Società anche il diritto di risolvere il Contratto in base agli applicabili articoli e principi del codice civile italiano”.

E, naturalmente, Confindustria scende in campo difendendo i padroni (del resto è il suo mestiere) e giustifica l’atteggiamento di Arcelor Mittal dichiarando che quanto sta succedendo è sola responsabilità di scelte irragionevoli e non meditate da parte del governo. Da più fronti (confindustria, lega e sodali, parte renziana del governo, sindacati …) si invoca il ripristino dello “scudo legale” cedendo al ricatto del colosso indiano dell’acciaio.