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L'ECCELLENZA LOMBARDA DIVENTA UN ESEMPIO DI INEFFICIENZA STUDIATO A LIVELLO INTERNAZIONALE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

L'ECCELLENZA LOMBARDA DIVENTA UN ESEMPIO DI INEFFICIENZA STUDIATO A LIVELLO INTERNAZIONALE

 

Un interessante articolo pubblicata dalla Harward Businnes Review che mette in risalto, al netto delle difficoltà e insidie insite nella gestione di un'epidemia, come il "modello italiano" di reazione e risposta sia stato, in generale ma particolarmente in Lombardia, inefficace e lento a causa di appesantimenti burocratici ma soprattutto di pregiudizi cognitivi, leggerezze, incapacità di ammettere gli errori e rimediare agli stessi e calcoli politici degli amministratori chiamati a prendere decisioni in materia di salute pubblica.

Da leggere con attenzione.

 

È sempre più chiaro che Fontana e la sua giunta si devono dimettere e la regione commissariata (e farsi giudicare da un tribunale #innomedelpopoloitaliano).

 

#fontanadimettiti

 

LEZIONI DALLA RISPOSTA DELL'ITALIA AL CORONAVIRUS

 

Da Harward Businnes rewiev

https://hbr.org/2020/03/lessons-from-italys-response-to-coronavirus

 

Trad. di redazione comunistbrescia.org

 

Mentre i politici di tutto il mondo lottano per combattere la rapida pandemia di Covid-19, si trovano in un territorio inesplorato. Molto è stato scritto sulle pratiche e le politiche utilizzate in paesi come Cina, Corea del Sud, Singapore e Taiwan per reprimere la pandemia. Sfortunatamente, in gran parte dell'Europa e degli Stati Uniti, è già troppo tardi per contenere il Covid-19 nella sue prime fasi, e i politici stanno lottando per tenere il passo con la pandemia in espansione. Nel fare ciò, tuttavia, stanno ripetendo molti degli errori commessi all'inizio in Italia, dove la pandemia si è trasformata in un disastro. Lo scopo di questo articolo è di aiutare i politici statunitensi ed europei a tutti i livelli a imparare dagli errori dell'Italia in modo che possano riconoscere e affrontare le sfide senza precedenti presentate dalla crisi in rapida espansione.

 

IL BUBBONE È SCOPPIATO, ORA SI SANIFICHI LA POLITICA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

IL BUBBONE È SCOPPIATO, ADESSO SI SANIFICHI LA POLITICA

Nulla deve tornare come prima perché il prima è la causa di ciò che sta accadendo oggi.

Corruzione, inefficienza, calcolo personale, leggerezza, incompetenza, disprezzo del popolo, sono le malattie che hanno causato il disastro sanitario ed economico al quale stiamo assistendo, e ha contagiato tutta la classe politica che ha governato Stato e Regioni negli ultimi trent'anni, non solo in Lombardia, non solo in Italia.

 

Ci vorrebbe una nuova Norimberga. 

 

#fontanadimettiti

#socialismoobarbarie

#senonoraquando

#pci

 

Da Giorgio Langella - Dipartimento Lavoro PCI Nord Italia

 

Sto guardando i dati forniti il 5 aprile dal ministero della saluta sull'incidenza del coronavirus per regione.

Mi sono soffermato sui dati dei deceduti e casi totali.

 

Ebbene, la percentuale di mortalità è molto diversa tra le regioni (anche o soprattutto tra quelle "compatibili" per qualità - vera o presunta - del servizio sanitario).

Socialismo o barbarie

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Rilanciamo l'appello e l'analisi condivisi da Giulio Palermo (compagno ed economista) che consideriamo un solido e importante contributo e base di discussione. 

Oggi, come sempre, per i comunisti, analisi rigorose, conoscenza dei processi in atto e dei rapporti di forza, comprensione dello schema generale, delle dinamiche locali e capacità di sintesi sono essenziali.

Ogg, come sempre, il popolo e la classe lavoratrice hanno bisogno dei comunisti e della loro unità, della loro capacità strategica per riappropriarsi del ruolo egemonico che gli spetta nella società. 

Oggi, come sempre, il mondo ha bisogno che il popolo e la classe lavoratrice assumano il ruolo di guida verso un futuro, comune, universale e condiviso di pace e prosperità.

#socialismoobatbarie

#venceremos

#poterepopolare

 

SOCIALISMO O BARBARIE!

 

Compagni,

 

la necessità di un coordinamento tra tutte le forze antifasciste e anticapitaliste è quanto mai urgente. Quando finalmente ci lasceranno uscire di casa — certamente non prima del 25 aprile e del 1° maggio — la rabbia popolare divamperà in ogni direzione e quello che assolutamente serve è una guida politica capace e credibile in grado di indirizzare questa rabbia in senso rivoluzionario. 

 

TORNARE AL LAVORO! SI, MA A QUALI CONDIZIONI?

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La macchina produttiva del paese va rimessa in moto in tempi brevi; così chiedono in molti tra politici, economisti ed imprenditori e lo comprendiamo anche noi, perché gli effetti di un blocco ad oltranza delle attività sarebbero devastanti per la già fragile struttura economica del paese. Consci dei rapporti di forza sia interni (di classe) che esterni (nella "catena globale del valore") non ci facciamo illusioni: il conto sarà salato e verrà presentato ai lavoratori, ai pensionati e alle loro famiglie.
Passeremmo dal contare i morti al contare i disoccupati e, anche se Governo e opposizioni fanno a gara a chi promette maggiori aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà a causa del lock-down, il massiccio intervento economico necessario per tamponare l'emergenza non farà che esporci ulteriormente a speculazioni finanziarie sul debito  pubblico e a rafforzare le catene che ci legano all'Europa delle Banche e dell'austerity, con l'imposizione di ulteriori "riforme strutturali": nuovi tagli sul welfare, sulle pensioni, sulla Sanità fino alla svendita degli asset pubblici («Siamo pronti ad impegnare i palazzi del Governo»...).
Pensiamo inoltre  che nessuno si voglia rassegnare ad un futuro da "sussidiati" per noi e i nostri figli, ad una classe lavoratrice che si vuole ridotta ad esercito industriale di riserva per le multinazionali che verranno a fare "shopping" di marchi, brevetti, "eccellenze" e maestranze. imponendo ulteriore moderazione salariale e aumento dei ritmi di lavoro con il ricatto delle delocalizzazioni (già pare che FCA stia pensando ad una temporanea riduzione degli stipendi del 20% su tutte le sue aziende...).

CORONAVIRUS: UNA RISPOSTA, QUALCHE DOMANDA E UNA PROPOSTA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Pubblichiamo, quale contributo alla discussione, un intervento dalla pagina facebook del compagno Giulio Palermo, professore e ricercatore in Economia Politica dell'Università degli Studi di Brescia.

1. RISPOSTA

Quando ho iniziato a sottolineare che i dati sulla pericolosità sanitaria del coronavirus erano pompati da una campagna mediatica terroristica ho suscitato molte critiche. Molti infatti hanno creduto che io volessi minimizzare un problema serio. E invece le mie intenzioni erano opposte. Avendo iniziato la mia ricerca economica — ormai trent’anni fa — proprio dall’economia sanitaria, ossia da un settore chiave che condiziona la vita concreta di noi tutti e che è oggetto di speculazioni politiche di ogni tipo, volevo semplicemente mostrare che l’emergenza sanitaria, purtroppo, nel nostro paese c’è sempre stata. Ma per ragioni di opportunismo politico e servilismo mediatico nessuno se n’è mai veramente occupato. E se oggi tutti i big della politica e dell’informazione se ne occupano è proprio per le stesse ragioni di opportunismo e servilismo.

Tra tutte le domande cui ho cercato di rispondere con i pochi mezzi comunicativi a mia disposizione, voglio riprenderne una in particolare, che è poi quella che — seppur espressa in tanti modi diversi — anima il risentimento, la rabbia e il dolore di tante persone impegnate sul campo.

“Ma non li vedi i malati ammassati nelle corsie degli ospedali? Non le senti le voci disperate di quanti provano a fare qualcosa e non hanno i mezzi sufficienti per riuscirci? Come fai a negare la carenza di posti letto e di strutture per la terapia intensiva? Non le vedi le bare che escono dagli ospedali?”

Purtroppo, come voi, anch’io vedo tutto questo, l’ho sempre fatto e continuo a farlo. E anch’io sento nel cuore le grida di dolore di chi soffre. Anch’io ho i miei malati e i miei morti. Anch’io ho la mia rabbia: ma non contro un virus invisibile bensì contro un sistema ben visibile che subordina la nostra vita e la nostra salute alla logica del profitto; contro un sistema fatto di uomini e donne, politici e ministri, che con le loro facce di merda hanno assegnato un valore alla nostra vita e l’hanno poi spinto sempre più in basso in nome dei tagli alla spesa e della “razionalizzazione” capitalistica.

LA BANALITA' DEL BENE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

LA BANALITA' DEL BENE

di Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale PCI BRESCIA

Nella marea montante di fatti, di morti, di commenti, di analisi scientifiche, oggi addì 24 marzo 2020, ci sentiamo di poter confermare solo quel 'nulla sarà più come prima' che accompagna tanto le nostre comuni conversazioni al telefono quanto le previsioni in campo economico globale fatte dalla grande finanza.
L'ufficialità espressa dalla grande stampa ci consegna, per ora, solo due binari separati di considerazioni consolidate: quello sulla condizione tragica a cui porta una sanità pubblica smantellata negli anni e quello sulla crisi economica che certamente verrà e sarà profonda.

La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Un'altra lezione di come un paese moderno e civile dovrebbe gestire le relazioni internazionali dalla Repubblica Popolare Cinese.

Bene, bravi, 7+

La ridicola guerra di Washington contro i media cinesi
Fonte: Global Times - tabloid quotidiano e sito dell'organo stampa del PCC, il "Quotidiano del Popolo", dedicato alle questioni internazionali.".
Pubblicato: 2020/3/3 18:03:40
https://www.globaltimes.cn/content/1181448.shtml

Trad. Semiautomatica.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato lunedì che il Dipartimento di Stato imporrà limiti al numero di cittadini cinesi impiegati da cinque media cinesi. Queste agenzie di stampa ora impiegano circa 160 cittadini cinesi e il limite porterà questo numero a 100.

Questa è una mossa di ritorsione da parte degli Stati Uniti dopo che la Cina ha revocato le credenziali stampa di tre reporter del Wall Street Journal con sede a Pechino. È anche uno dei tanti modi in cui gli Stati Uniti stanno cercando di reprimere la Cina.

Washington ha inventato la guerra sui media. In primo luogo ha spinto i media cinesi a registrarsi come "agenti stranieri". Quindi ha designato le operazioni di cinque media cinesi negli Stati Uniti come "missioni straniere" e ora impone un limite al numero di giornalisti cinesi negli Stati Uniti. La Cina ha revocato le credenziali di stampa di tre reporter del WSJ come punizione per la pubblicazione di un titolo offensivo di quel gruppo e il loro rifiuto di scusarsi, che è un caso specifico. Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo contro i media cinesi è la soppressione a livello politico. Le due questioni sono completamente diverse.

La Cina può anche contrattaccare contro i media statunitensi con sede in Cina, ma tali mosse ritorsive sarebbero senza precedenti. La Cina non ne sarebbe intimidita e Washington non dovrebbe pensare di avere più influenza in questo gioco di Pechino.