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LE BONTA’ CATTIVE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Guardare il Mediterraneo oggi con gli occhi della Storia da’ un senso di angoscia, quasi un groppo alla gola, col suo Adriatico senza più pesci, con i fondali dello Ionio e del Canale di Sicilia cosparsi di cadaveri, i muri eretti alle frontiere, i porti chiusi e le navi bloccate sequestrate in mezzo al mare, gli schiavi che muoiono di fatica e di fame nelle campagne a rendere più economica la nostra caprese.

Non è più tempo di minute contabili giornaliere ma di bilanci complessivi che rimandiamo da troppo tempo.

Era più di seicento anni fa che dalle nostre coste si irradiava la prima grande spinta globalizzatrice verso il mondo che coinvolse tutta l’Europa rinascimentale. Partivano navi cariche di armati e di preti e tornavano cariche di ricchezze e di schiavi. Erano altri tempi.

Ma oggi di tutti gli angoli colonizzati del mondo nuovo l’Africa è l’unico ad esserci stato tanto vicino da poter essere ritenuto il nostro ‘giardino di casa’, rimanendo quasi sempre nelle condizioni in cui abbiamo voluto mantenerla, condizioni che sono, generalmente, peggiori di quelle in cui era prima.

FESTA PROVINCIALE PCI BS - 2018

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Festa Provinciale PCI Brescia
Dal 26 Luglio al 5 Agosto
Chiesetta del Rugby
Via Maggia 3 - Brescia (S.Polo)

TUTTI I VIDEO DEI DIBATTITI DAL  CANALE YOUTUBE PCI BRESCIA

https://www.youtube.com/watch?v=an4vkKdqE_E&list=PL4EZNmAM1Cmm8jWzLTwsI0-uFYumKy4Z_

COMUNICATO PCI BRESCIA SULLA VICENDA Medtronic/Invatec

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La vicenda della crisi industriale Medtronic/Invatec rappresenta l'ennesimo attacco frontale che il padronato conduce contro i lavoratori con l'unico motivo di un maggior guadagno, con la scelta della multinazionale del biomedicale di chiudere entro due anni sia l’unità produttiva di Roncadelle che quella di Torbole Casaglia, cancellando in un solo colpo 314 posti di lavoro.

Il PCI di Brescia considera la salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro come l'obiettivo più politicamente avanzato, obiettivo non a caso perseguito con maggior determinazione dalle operaie che in questa fase conducono la lotta più aspra tra i lavoratori dell'impianto.

Ad esse va il nostro plauso ed il nostro sostegno incondizionato, così come alle strutture sindacali che affiancano la lotta.
Qualsiasi risultato nel senso indicato sarà da noi ritenuto positivo a prescindere dall'appartenenza politica di chi lo avrà determinato.

CIAO COMPAGNO DOMENICO, ADDIO PROFESSOR LOSURDO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Comitato Centrale del PCI

E’ morto questa mattina, giovedì 28 giugno 2018, dopo una malattia tanto rapida quanto impietosa, il compagno Domenico Losurdo.

Un dolore profondo, agghiacciante, ci sta prendendo tutti e tutte. Per il grandissimo valore del suo pensiero filosofico, ideologico, storico e politico, avvertiamo già attorno a noi un vuoto immenso. Un vuoto che tuttavia lo stesso compagno Losurdo, combattente per tutta la  vita per gli ideali del comunismo, non ci permetterebbe di vivere e subire, poiché invece ci spronerebbe immeditatamente all’impegno, alla militanza organizzata, alla lotta politica e culturale in senso antimperialista e anticapitalista. In tantissime e tantissime abbiamo studiato i libri, le opere, di Domenico e l’insegnamento è immenso.

CONGRESSO PROVINCIALE PCI BRESCIA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Domenica 24 Giugno
Sala Comunale Via Villa Glori, 13 Brescia
Congresso Provinciale PCI Brescia
ordine dei lavori
Ore 9,30
Elezione della Presidenza del Congresso
ore 10,00
Saluti delle forze politiche, sindacali ecc.
ore 10,30
Relazione del Segretario Provinciale e della Segreteria
ore 11,00
Discussione sulle Tesi Congressuali e proposta di eventuali emendamenti da portare al Congresso Regionale del 1 Luglio
Ore 12.30
Elezione degli Organismi Provinciali (Segretario, Segreteria e Direttivo Provinciale)

BRESCIA SENZA INDUSTRIE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La campagna elettorale è terminata, il lavoro da fare resta!

Comunicato congiunto PCI Federazione di Brescia e Partito dei CARC – Brescia.

Con la fine della campagna elettorale non si esaurisce la necessità di mettere al centro la questione del lavoro come asse portante della vita sociale della città e oltre. Una necessità ulteriormente affermata dalla vicenda Invatec – Medtronic, con il suo portato drammatico di centinaia di posti di lavoro messi in discussione. Il freno a questa china discendente lo troviamo nella lotta per ricreare un contesto che riporti al centro il protagonismo dei lavoratori, troppo spesso relegati a massa di manovra o numeri di esuberi in sede di trattativa sindacale.

C’è bisogno di una prospettiva politica e del protagonismo della classe operaia e di questo abbiamo parlato all’incontro pubblico “Brescia, le elezioni e il futuro dell’Iveco”, svoltosi lunedì 4 giugno presso la Sala Civica di via Villa Glori a Brescia.

Malgrado la sempre crescente richiesta di qualità urbanistica da parte della cittadinanza, gli ultimi trent'anni segnati dalla cosiddetta deregulation ci hanno consegnato tessuti urbani profondamente feriti, ed in alcuni casi devastati, dalla terziarizzazione, ovvero dalla dismissione degli impianti produttivi per lasciare i lavoratori al loro destino nell'ambito del settore dei 'servizi'. Come se l'incipiente era dei centri commerciali potesse garantire gli stessi livelli occupazionali e lo stesso benessere. Non si tratta solo di interessi nella cessione di aree ex-industriali alla speculazione edilizia, né si tratta solo di crisi industriale. C'è stata una scelta a mente fredda di spostare impianti, di frammentare le produzioni, oltre che il disinteresse a tutelare le produzioni stesse quando le difficoltà erano solo di ordine finanziario. La sorte di Torino valga come monito per tutti: una città industriale ridotta ad un cimitero di capannoni ed una popolazione che per la sua parte maggioritaria si prepara ad entrare di fatto ed in silenzio nel sottoproletariato o nella miseria in mezzo ai quartieri dormitorio.

A Brescia sta accadendo lentamente la stessa cosa: gli impianti storici dismessi (ATB, Pietra, ecc.) si contano a decine e il più grande di quelli rimasti, l'Iveco, sta lentamente svuotando il proprio stabilimento, pur non obsoleto, preferendo deportare tutte le mattine centinaia di propri dipendenti verso altri impianti tra Mantova e Piacenza.

UNA CRITICA MARXISTA AL REDDITO DI CITTADINANZA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Riceviamo e pubblichiamo quale contributo alla discussione post-elettorale e pre-congressuale, dal compagno Giulio Palermo (economista dell'Università degli Studi di Brescia), un saggio sulla critica marxista al Reddito di Cittadinanza

"Da un punto di vista marxista, l’idea di migliorare le condizioni materiali della popolazione semplicemente distribuendo nuovi redditi nasce dalla confusione teorica tra sfere della produzione e della circolazione. Intervenendo solo nella circolazione il RdC agevola la vendita delle merci ma non modifica di una virgola lo sfruttamento del lavoratore nella produzione. Anzi, nel quadro del processo di riforma del mercato del lavoro, favorisce la generalizzazione del lavoro precario e il conseguente arretramento nelle condizioni lavorative e retributive.

Dal punto di vista della lotta di classe, il RdC ha un impatto doppiamente negativo: primo, perché aumenta le divisioni interne al proletariato e il differenziale retributivo tra lavoratori regolari e irregolari; secondo, perché sposta l’asse rivendicativo dalla lotta per la difesa degli interessi di classe dei lavoratori alla cooperazione interclasse in nome del bene comune. Infine, la parallela ritirata dello stato sul fronte della spesa pubblica apre nuovi spazi al mercato e favorisce lo sviluppo del processo di mercificazione della società.

...

I problemi del capitalismo non si risolvono distribuendo redditi ma combattendo il capitale e arginando i suoi effetti. I diritti del lavoratore, incluso il diritto a un salario dignitoso, si conquistano con la lotta sul posto di lavoro. E lì che si valorizza il capitale ed è lì che i lavoratori hanno i migliori strumenti per impedire che il capitale li ingoi del tutto. Ma fuori dei posti di lavoro, il capitale non termina certo la sua azione. E allora la lotta anticapitalista deve generalizzarsi e svilupparsi in ogni settore in cui il capitale prova ad espandersi.

Al malato non servono soldi ma un sistema sanitario che funzioni bene e gratis. La ricerca medica non può essere al servizio del profitto se deve garantire la salute e le medicine non possono essere una merce se devono arrivare a chi ne ha bisogno. Ai ragazzi bisogna fornire scuole che facciano pensare, non che insegnino a piegarsi al capitale. Bisogna dare loro strutture sportive in cui crescere sani, educare il loro corpo e divertirsi. Per ridurre le asimmetrie di genere, si deve socializzare il lavoro domestico, ancora troppo a carico delle
donne, non monetizzarlo. Per dare risposta concreta ai bisogni della popolazione si devono fornire beni e servizi, fuori dal circuito del mercato e fuori dalla logica del profitto. Si deve demercificare la società non sviluppare la mercificazione. Questa è la conclusione cui giunge il marxismo dopo aver criticato il capitale e i suoi meccanismi. Non c’è posto per nessun RdC in questo percorso."

Scarica l'articolo completo al seguente link:

 https://drive.google.com/file/d/1UgFzEncyGTHCBgTffL0q_5sxEojqpJvj/view