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NOI STIAMO CON I LAVORATORI - ALITALIA TORNI PUBBLICA

Scritto da Mauro Alboresi - Segretario Nazionale PCI.

di Mauro Alboresi*

Il 67% dei  lavoratori di ALITALIA, chiamati ad esprimersi in merito all'ipotesi di accordo definita tra il Governo e parte delle Organizzazioni Sindacali, ad esclusione del sindacalismo di base, relativamente al futuro della compagnia aerea, ha detto no.

Un no, chiaro ed inequivocabile, alla drastica riduzione degli organici, ad un ridimensionamento delle condizioni economiche e normative sancite dal contratto di lavoro, proposte come unica condizione per la ricapitalizzazione della compagnia, da parte di Etihad e di altri investitori, per il suo rilancio.

Dai sostenitori dell'intesa è partita, come al solito, l'accusa di irresponsabilità nei confronti dei lavoratori che rifiutano  la logica di un progressivo peggioramento delle loro condizioni, di lavoro e di vita, quale unica soluzione per il salvataggio di quella che dovrebbe essere la compagnia di bandiera, e già si danno per scontato il commissariamento e la liquidazione della stessa.

Noi stiamo con chi ha detto no.

UN RIMORSO SI AGGIRA PER LA SINISTRA

Scritto da Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCI Brescia.

Sarà che siamo a marzo ma si sente l’aria del cambio di stagione, senza poter dire se quella che inizia sarà primavera. Perfino al congresso di Sinistra Italiana pare abbiano cantato l’Internazionale.

I fatti sono due, il referendum costituzionale del 4 dicembre e la fuoriuscita di Bersani dal PD fatti che, strettamente connessi tra loro, sembrano guidarci in una consecutio di considerazioni inaspettate sino a pochi mesi fa.

I dati relativi al voto referendario sono stati talmente imbarazzanti per l’establishment politico-intellettuale da venire presto, e in un modo apparentemente inspiegabile, accantonati. Pare sia successo che il popolo, inteso come sudditi o, come si intendeva marxisticamente, una classe in sé diversa dalla borghesia, si sia ritrovato a votare unito contro le riforme proposte dal Governo. Questo popolo non ha voluto sentire ragioni e, in modo talmente trasversale da riconoscersi come unico denominatore comune proprio quella identità di ceto sociale, ha snobbato e rimandato al mittente le proposte di meravigliose sorti e progressive raffazzonate dagli scribi dei signori.

Al punto che invece di una chiara vittoria le destre d’opposizione hanno subito capito di trovarsi tra le mani un problema non da poco: due terzi della popolazione, ovvero tutti coloro messi alla corda da dieci anni di crisi nera, si era ricordata nello stesso momento di tutte le false promesse che le erano state fatte in questi venticinque anni di seconda repubblica. E, per di più, l’occasione l’hanno colta schierandosi in difesa della costituzione del ’48, costituzione che non molti avevano letto sino a quel momento.

C’è n’è abbastanza, per Salvini & c. , per stare molto attenti e sorvolare, facendo finta di niente e riprendendo la campagna contro gli immigrati e la politica.

IL PCI E LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2017 _ Comunicato della Segreteria Nazionale

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Nella prossima primavera circa 1.000 Comuni Italiani saranno chiamati a rinnovare sindaci, consigli comunali e circoscrizionali.

E’ un appuntamento elettorale molto importante che interessa complessivamente una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti.

Tra gli altri, sono interessati al turno elettorale una Regione (Sicilia) e 25 Città Metropolitane e/o Capoluoghi di Provincia (Palermo, Genova, Verona, Padova, Taranto, Parma, Monza, Catanzaro, Piacenza, L'Aquila, Lecce, Frosinone, Rieti, Gorizia, La Spezia, Alessandria, Asti, Cuneo, Oristano, Trapani, Lucca, Pistoia, Belluno, Como, Lodi).

A questa importante scadenza elettorale amministrativa si giunge con i Comuni che sono ormai allo stremo, molti di essi addirittura a rischio bancarotta, a causa delle politiche governative che, particolarmente negli ultimi 10 anni, li hanno pesantemente colpiti e penalizzati, e con essi Regioni e Province.

Tra tagli e spending review, dal 2010 ad oggi, infatti, le Regioni e gli Enti Locali hanno subìto una riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale pari a circa 30 miliardi di euro.

Una cifra imponente che, in buona parte, presidenti di Regione e Province, sindaci, hanno controbilanciato aumentando le tasse locali, tagliando i servizi e/o aumentando il loro costo.

La politica nazionale, di fatto, ha congegnato un “delitto perfetto”.

Con i tagli alla spesa, lo Stato centrale è in parte rientrato nei limiti imposti dal patto di stabilità europeo, scaricando il problema sugli amministratori locali che hanno agito tali leve.

La minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive, che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali per tutti i servizi pubblici, dall’acqua ai rifiuti, dagli asili nido alle mense scolastiche, etc.

A partire dal 2010, anno in cui il governo Berlusconi ha approvato il Decreto Legge n. 78 che ha dato avvio alla stagione del rigore e dell’austerità dei conti pubblici, i Comuni hanno subito un taglio di oltre 10 miliardi di euro.

Il quadro che emerge dopo 10 anni di tagli ai Comuni è fortemente allarmante.

Solidarietà ai compagni dei movimenti per la casa

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Brescia 16 febbraio 2017 

 
La segreteria della Federazione di Brescia del Pci esprime, a nome del Partito, la propria solidarietà ai compagni Beppe, Claudio ed Elena, attivisti dei comitati per il diritto alla casa, condannati ingiustamente nell'adempimento di una pratica elementare di sostegno a chi reclama il diritto alla casa, diritto costituzionalmente sancito.
 
 
per la segreteria 
 
Lamberto Lombardi
 
qui  il comunicato del Centro Sociale 28 Maggio

UN VOTO DI CLASSE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Segreteria PCI Brescia

Gli elementi più significativi della vistosa sconfitta referendaria del Governo Renzi sono nascosti nella composizione degli elettori dei rispettivi schieramenti.

Ben prima delle analisi successive al voto, per chi abbia avuto la possibilità di ascoltare i vari sentire di ambienti sociali distanti tra loro, dai mercati rionali alle cene di una borghesia pur illuminata fino agli ambienti intermedi posti nei luoghi della politica partitica, il risultato referendario racconta un dato sorprendente per i nostri tempi: questo è stato un voto di ceti sociali contrapposti, è stato un voto di classe.

Il governo ha potuto raccogliere attorno a sé, millantando un progetto di rinnovamento rivoluzionario, le classi agiate e gli strati sociali ad esse totalmente subalterni. Quel progetto, che ha avuto dalla sua solo la quantità dei finanziamenti, degli appoggi, delle leve informative, è stato
sconfitto, per ora, a causa di tre difetti fondamentali: la scarsa qualità tecnica, la scarsa qualità politica e la sostanziale e palese subalternità ad una necessità di riforma della società che non veniva dal Paese ma piuttosto dagli ambienti europei e della finanza internazionale. Il tentativo è
stato (e sarà) quello di fare della costituzione del nostro paese il clone di un modello predefinito.

Non potendo costruire una costituzione globale si è cercato (e si cercherà) di globalizzare le singole costituzioni manomettendole secondo le necessità dei mercati.

In questo modo e su questa strada, nonostante che le pulsioni al cambiamento che animavano i migliori dello schieramento del SI fossero sincere e positive , quelle pulsioni e quella fiducia si sono dimostrate mal riposte, l'operazione referendaria più che riformista si è manifestata come eversiva. Si è provato, in realtà, a scardinare quel che resta dei meccanismi che fanno delle istituzioni della rappresentanza parlamentare il luogo della elaborazione politica per trasformarle nel luogo dell'esecuzione passiva delle direttive del mercato globale. Questo aspetto eversivo, evidente, è stato aggravato, nella nostra percezione ed in quella collettiva, da quell'atteggiamento da 'facciamo in fretta e liberiamoci di questi ciarpami' motivato dalla scarsa qualità politica della compagine promotrice e, a sua volta, origine della scadente qualità tecnica della proposta referendaria.

La risoluzione approvata dal Comitato Centrale del PCI del 11 dicembre 2016

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Ufficio stampa

La grande vittoria del “NO” al referendum dello scorso 4 Dicembre – alla quale il PCI ha dato, su scala nazionale, il proprio contributo unitario – può inaugurare una nuova fase di cambiamento sociale e politico. La vittoria del “NO” va anche e certamente interpretata, oltre che come difesa della Costituzione e della democrazia, anche come un atto di accusa, di massa, alle politiche liberiste, antidemocratiche e antipopolari imposte dall’Ue e assunte e praticate in Italia innanzitutto dal PD e dal governo Renzi.

Di fronte a quest’esito, l’incarico a Gentiloni e la riproposizione dell’asse governativo renziano per il nuovo esecutivo appare una provocazione inaccettabile. E’ necessaria l’adozione immediata di una legge elettorale proporzionale pura, con cui chiamare subito il popolo alle urne. E’ a partire da tali constatazioni che il PCI respinge, come progetto sbagliato e di retroguardia, la proposta dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, volta a ricomporre il centro sinistra, trascinando nell’accordo con il PD i comunisti e la sinistra italiana.

Ma è proprio a partire dall’attuale natura politica del PD – che non casualmente ha cercato con il “Sì” al referendum una stretta autoritaria in grado di offrirsi come cavallo di Troia politico-istituzionale dell’intero impianto liberista dettato dalla Ue – che il PCI, le altre forze comuniste e la sinistra del nostro Paese debbono respingere inequivocabilmente la proposta Pisapia che, se assunta e praticata, suonerebbe come campana a morto dell’intero fronte della sinistra italiana.

Comunicato alla stampa di Mauro Alboresi, segretario nazionale Pci

Scritto da PCI Fed. Brescia.

“Prendiamo atto che Pisapia, dopo aver brillato per il suo sostegno alla controriforma costituzionale, si propone come il costruttore della sinistra unita e per di più alleata con Renzi. Temiamo però che l’ex sindaco di Milano non abbia capito cosa è successo il 4 dicembre. Legando fortemente la difesa della Costituzione ad obiettivi di giustizia e di eguaglianza, il popolo italiano ha mantenuto la Carta costituzionale ed ha mandato a casa Renzi e il suo governo. Ha detto un No chiaro e forte a politiche che hanno impoverito il Paese e reso ancor più laceranti le disuguaglianze.

Per questo quella di Pisapia ci appare come una proposta vecchia, superata e del tutto improponibile”.