NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

FUORI L'ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL'ITALIA

Scritto da PCdI Veneto.

Nelle pagine internet dei vari giornali nazionali non se ne trova traccia (e se esiste è ben nascosta). Nessuna notizia. Eppure ieri a Milano e Roma si sono svolte due manifestazioni contro la guerra e la Nato. Due manifestazioni che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone che hanno sfilato dietro a striscioni di denuncia delle guerre imperialiste scatenate dalla Nato, dagli USA e dai paesi della UE in varie parti del mondo. Una sorta di guerra permanente che dura da 25 anni.
Ieri migliaia di cittadini sono scesi in piazza con migliaia di bandiere rosse con la falce e il martello i simboli del lavoro, con quelle della Siria che combatte il terrorismo, con quelle delle repubbliche popolari del Donbass, con quelle palestinesi. Hanno manifestato per dire basta all'imperialismo, per combattere l'indifferenza, per lottare contro chi vuole ridurre il nostro pianeta in un enorme campo di battaglia.
Ieri, la protesta di migliaia di cittadini è stata ignorata dai principali giornali nazionali. Vogliono far sembrare che nulla è successo e niente si muove contro la guerra e contro la Nato. Se non è censura questa …
Bisogna rendersi conto che, ormai, in quello che viene considerato l'occidente “civile” e democratico, le notizie che “danno fastidio” vengono manipolate, oscurate, taciute. Succede con chi non si allinea al potere guerrafondaio, succede con le tragedie del lavoro, succede con tutte le notizie che evidenziano i fallimenti e gli orrori creati dal sistema capitalistico trionfante. Se non è dittatura questa …

Come e perché il Comitato No Guerra No Nato partecipa alla manifestazione del 16 Gennaio contro la Nato

Scritto da Comitato NO GUERRA NO NATO.

— Venticinque anni fa, nelle prime ore del 17 gennaio 1991, iniziava nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apriva la fase storica che stiamo vivendo.

Questa guerra, preparata e provocata da Washington, veniva lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stavano per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Approfittando della crisi del campo avversario, gli Stati Uniti rafforzavano con la guerra la loro presenza militare e influenza politica nell’area strategica del Golfo.

La coalizione occidentale, formata da Washington, inviava nel Golfo una forza di 750 mila uomini, di cui il 70 % statunitensi, agli ordini di un generale Usa. Per 43 giorni, l’aviazione statunitense e alleata effettuava, con 2800 aerei, oltre 110 mila sortite, sganciando 250 mila bombe, tra cui quelle a grappolo che rilasciavano oltre 10 milioni di submunizioni. Partecipavano ai bombardamenti, insieme a quelle statunitensi, forze aeree e navali britanniche, francesi, italiane, greche, spagnole, portoghesi, belghe, olandesi, danesi, norvegesi e canadesi. Il 23 febbraio le truppe della coalizione, lanciavano l’offensiva terrestre. Essa terminava il 28 febbraio con un «cessate-il-fuoco temporaneo» proclamato dal presidente Bush.

UN COMITATO CONTRO LA GUERRA PER OGNI CAMPANILE

Scritto da Fausto Sorini, resp. esteri PCdI, coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista.

di Fausto Sorini, resp. esteri PCdI, coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

L'intervento militare britannico in Siria (così come quello francese e Usa), diversamente da quello della Russia, avviene senza alcun accordo col governo siriano, viola il diritto internazionale e viola anche la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che prevede solo interventi che si muovano nel rispetto del diritto internazionale.

Altra cosa sarebbe un intervento su mandato Onu, nel quadro di un accordo tra Usa, Russia, Cina, Francia, GB e paesi arabi, concordato col governo siriano. In uno spirito effettivo di coalizione. Proprio quello che le potenze imperialiste e la Nato rifiutano. I termini della questione sono molto chiari.

L'Italia non deve farsi coinvolgere in alcun tipo di intervento militare che si muova al di fuori del diritto internazionale, del rispetto dell'art.11 della Costituzione e della ricerca contestuale di soluzioni politico-diplomatiche concordate.

Questa è la posizione dei comunisti italiani e della costituente comunista, che dobbiamo portare nel movimento contro la guerra. Lavoriamo allo sviluppo del movimento NO guerra NO Nato, di cui facciamo parte.

Lavoriamo sui territori alla costruzione di Comitati contro la guerra, unitari ma non subalterni alle compatibilità euro-atlantiche.

Fausto Sorini, resp. esteri PCdI, coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

ASSOCIAZIONE PER LA RICOSTRUZIONE DEL PARTITO COMUNISTA: BRESCIA C'E'!

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Domenica 22 novembre al Circolo Arci di Collebeato si è presentata nel Bresciano l'Associazione per la ricostruzione del Partito comunista. Al dibattito, aperto da esponenti del mondo politico, sindacale e dell'associazionismo, locale quanto nazionale, ha partecipato, complessivamente, un'ottantina di persone unite da una storia comune di impegno politico e sociale nell'ambito dei movimenti della sinistra italiana. E soprattutto, sia detto senza retorica alcuna, erano presenti tanti operai. Molti hanno sottoscritto la tessera di adesione all'associazione, contribuendo così a fornire un primo nucleo organizzativo e al finanziamento di iniziative e appuntamenti già in cantiere.

La presenza, davvero notevole in tempi di disaffezione e ritiro nel “privato”, di militanti, simpatizzanti e lavoratori, ha reso ancora più evidente quanto sia sentita l'urgenza di una presenza, certo rinnovata e e rispondente a un periodo di profondi cambiamenti, di un partito comunista autonomo dal punto di vista politico ed organizzativo, e formato da dirigenti e militanti legati da una forte affinità ideologica, di cultura politica e programmatica senza dispersioni inutili. Tutti i presenti erano uniti dalla percezione precisa dei danni e del pericolo rappresentati dall'attuale marginalità della presenza comunista – e in generale della sinistra di classe – in Italia.

NON RACCONTATECELA DI NUOVO "IN NOME DELL'UMANITA'"

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Parigi, ma potrebbe essere Beirut, Beslan o Kunming, come un aereo di turisti russi. Non è tempo di doppia morale. Perché questo terrorismo colpisce da anni non solo in Europa. Troppo comodo, a tratti meschino, di certo ipocrita, nonché segnale di poco rispetto per l'umanità, dirsi solo oggi "tutti francesi", quando non si è spesa una parola per gli oltre duecento russi morti nel recente attentato aereo (rivendicato dall'Isis), quando si è di fatto civettato con gli stessi terroristi lasciando la Siria sola nella lotta alla barbarie, quando di fronte all'orrore di Beslan (centinaia di morti, fra i quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti) si leggevano sui giornali persino giustificazioni sull'azione dei terroristi di origine cecena, paragonati a "partigiani" in lotta per la libertà (e una simile lettura è proposta anche per gli attentati nello Xinjiang cinese).

Quello consumatosi a Parigi - a pochi giorni dal doppio attentato a Beirut dove in un quartiere sciita, roccaforte del partito Hezbollah e anti Isis, sono morte oltre 40 persone - ha i connotati di vero e proprio attacco militare, probabilmente opera di terroristi "globali", "professionisti", che hanno frequentato con viaggi di andata e ritorno - grazie anche all'occhio benevolo dei governi occidentali e complicità di servizi segreti - i campi jihadisti in Siria o in Libia. Gruppi armati, addestrati, senza scrupoli, ai quali si è troppo lisciato il pelo perché utili all'opera di disintegrazione di Stati scomodi in Medio Oriente, Libia prima e Siria ora.

#FUORI TUTTI! Attacco ai lavoratori del commercio!

La Federazione di Brescia del PCd'I da pieno sostegno ai lavoratori del commercio che sabato 7 Novembre hanno partecipato alle 8 ore di sciopero indetto da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil per la difesa dei diritti dei lavoratori della grande distribuzione. I lavoratori della distribuzione cooperativa e della grande distribuzione organizzata, hanno il contratto scaduto da 22 mesi. I negoziati con i sindacati sono stati interrotti. Le associazioni cooperative vogliono ridurre il costo delle ore lavorate, rivedere in peggio i trattamenti economici per malattia, rivedere al ribasso i livelli di inquadramento. Le confederazioni Federdistribuzione e Confesercenti si dichiarano indisponibili a riconoscere aumenti salariali e hanno avanzato proprie richieste, in tema di permessi, distribuzione orario di lavoro, flessibilità, tredicesima e quattordicesima mensilità, lavoro domenicale, passaggi di livello e scatti d'anzianita, che comportano un forte arretramento nei diritti dei lavoratori.

Altissima la percentuale di partecipanti, tra il 70% e 80%. La mobilitazione, che è solo all'inizio, prevede anche, nel caso non ci sia un retrocedere delle richieste effettuate, un altro sciopero proclamato per il 19 Dicembre 2015

Il Dipartimento per la difesa Americano sfida l’appello globale per l'embargo sulle armi alla dittatura Saudita.

Scritto da Sarah Lazare per thantimedia.org - traduzione di emmebi per comunistibrescia.org.

24 ott 2015
 
(COMMONDREAMS) Sfidando il bando internazionale per un embargo sulle armi ai paesi accusati di crimini di guerra, il Dipartimento della Difesa (DoD) ha annunciato Martedì che ha approvato un accordo per vendere navi da combattimento in Arabia Saudita, che sta conducendo un attacco militare contro lo Yemen per più di sei mesi.
"La vendita di armi nel bel mezzo di una guerra, ovviamente, invia il messaggio che i sauditi possono fare quello che vogliono e farla franca," ha dichiarato Farea Al-Muslimi, scrittore yemenita con sede a Beirut e Visiting Scholar alla Carnegie Middle East Center University.

 
L'Agenzia statunitense di sicurezza e difesa Cooperazione, che fa parte del ministero della Difesa, ha annunciato Martedì che ha approvato l'esportazione di quattro "Multi-Mission Combatant (MMSC), navi e relative apparecchiature, componenti e supporto logistico per un costo stimato di $ 11,25 miliardi " in Arabia Saudita.
"Questa proposta di vendita contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, contribuendo a migliorare la sicurezza di un partner regionale strategico, che è stato, e continua ad essere, una forza importante per la stabilità politica e il progresso economico nella Medio Oriente ", ha dichiarato l'agenzia statunitense.