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CIAO COMPAGNO DOMENICO, ADDIO PROFESSOR LOSURDO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Comitato Centrale del PCI

E’ morto questa mattina, giovedì 28 giugno 2018, dopo una malattia tanto rapida quanto impietosa, il compagno Domenico Losurdo.

Un dolore profondo, agghiacciante, ci sta prendendo tutti e tutte. Per il grandissimo valore del suo pensiero filosofico, ideologico, storico e politico, avvertiamo già attorno a noi un vuoto immenso. Un vuoto che tuttavia lo stesso compagno Losurdo, combattente per tutta la  vita per gli ideali del comunismo, non ci permetterebbe di vivere e subire, poiché invece ci spronerebbe immeditatamente all’impegno, alla militanza organizzata, alla lotta politica e culturale in senso antimperialista e anticapitalista. In tantissime e tantissime abbiamo studiato i libri, le opere, di Domenico e l’insegnamento è immenso.

CONGRESSO PROVINCIALE PCI BRESCIA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Domenica 24 Giugno
Sala Comunale Via Villa Glori, 13 Brescia
Congresso Provinciale PCI Brescia
ordine dei lavori
Ore 9,30
Elezione della Presidenza del Congresso
ore 10,00
Saluti delle forze politiche, sindacali ecc.
ore 10,30
Relazione del Segretario Provinciale e della Segreteria
ore 11,00
Discussione sulle Tesi Congressuali e proposta di eventuali emendamenti da portare al Congresso Regionale del 1 Luglio
Ore 12.30
Elezione degli Organismi Provinciali (Segretario, Segreteria e Direttivo Provinciale)

BRESCIA SENZA INDUSTRIE

Scritto da PCI Fed. Brescia.

La campagna elettorale è terminata, il lavoro da fare resta!

Comunicato congiunto PCI Federazione di Brescia e Partito dei CARC – Brescia.

Con la fine della campagna elettorale non si esaurisce la necessità di mettere al centro la questione del lavoro come asse portante della vita sociale della città e oltre. Una necessità ulteriormente affermata dalla vicenda Invatec – Medtronic, con il suo portato drammatico di centinaia di posti di lavoro messi in discussione. Il freno a questa china discendente lo troviamo nella lotta per ricreare un contesto che riporti al centro il protagonismo dei lavoratori, troppo spesso relegati a massa di manovra o numeri di esuberi in sede di trattativa sindacale.

C’è bisogno di una prospettiva politica e del protagonismo della classe operaia e di questo abbiamo parlato all’incontro pubblico “Brescia, le elezioni e il futuro dell’Iveco”, svoltosi lunedì 4 giugno presso la Sala Civica di via Villa Glori a Brescia.

Malgrado la sempre crescente richiesta di qualità urbanistica da parte della cittadinanza, gli ultimi trent'anni segnati dalla cosiddetta deregulation ci hanno consegnato tessuti urbani profondamente feriti, ed in alcuni casi devastati, dalla terziarizzazione, ovvero dalla dismissione degli impianti produttivi per lasciare i lavoratori al loro destino nell'ambito del settore dei 'servizi'. Come se l'incipiente era dei centri commerciali potesse garantire gli stessi livelli occupazionali e lo stesso benessere. Non si tratta solo di interessi nella cessione di aree ex-industriali alla speculazione edilizia, né si tratta solo di crisi industriale. C'è stata una scelta a mente fredda di spostare impianti, di frammentare le produzioni, oltre che il disinteresse a tutelare le produzioni stesse quando le difficoltà erano solo di ordine finanziario. La sorte di Torino valga come monito per tutti: una città industriale ridotta ad un cimitero di capannoni ed una popolazione che per la sua parte maggioritaria si prepara ad entrare di fatto ed in silenzio nel sottoproletariato o nella miseria in mezzo ai quartieri dormitorio.

A Brescia sta accadendo lentamente la stessa cosa: gli impianti storici dismessi (ATB, Pietra, ecc.) si contano a decine e il più grande di quelli rimasti, l'Iveco, sta lentamente svuotando il proprio stabilimento, pur non obsoleto, preferendo deportare tutte le mattine centinaia di propri dipendenti verso altri impianti tra Mantova e Piacenza.

UNA CRITICA MARXISTA AL REDDITO DI CITTADINANZA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Riceviamo e pubblichiamo quale contributo alla discussione post-elettorale e pre-congressuale, dal compagno Giulio Palermo (economista dell'Università degli Studi di Brescia), un saggio sulla critica marxista al Reddito di Cittadinanza

"Da un punto di vista marxista, l’idea di migliorare le condizioni materiali della popolazione semplicemente distribuendo nuovi redditi nasce dalla confusione teorica tra sfere della produzione e della circolazione. Intervenendo solo nella circolazione il RdC agevola la vendita delle merci ma non modifica di una virgola lo sfruttamento del lavoratore nella produzione. Anzi, nel quadro del processo di riforma del mercato del lavoro, favorisce la generalizzazione del lavoro precario e il conseguente arretramento nelle condizioni lavorative e retributive.

Dal punto di vista della lotta di classe, il RdC ha un impatto doppiamente negativo: primo, perché aumenta le divisioni interne al proletariato e il differenziale retributivo tra lavoratori regolari e irregolari; secondo, perché sposta l’asse rivendicativo dalla lotta per la difesa degli interessi di classe dei lavoratori alla cooperazione interclasse in nome del bene comune. Infine, la parallela ritirata dello stato sul fronte della spesa pubblica apre nuovi spazi al mercato e favorisce lo sviluppo del processo di mercificazione della società.

...

I problemi del capitalismo non si risolvono distribuendo redditi ma combattendo il capitale e arginando i suoi effetti. I diritti del lavoratore, incluso il diritto a un salario dignitoso, si conquistano con la lotta sul posto di lavoro. E lì che si valorizza il capitale ed è lì che i lavoratori hanno i migliori strumenti per impedire che il capitale li ingoi del tutto. Ma fuori dei posti di lavoro, il capitale non termina certo la sua azione. E allora la lotta anticapitalista deve generalizzarsi e svilupparsi in ogni settore in cui il capitale prova ad espandersi.

Al malato non servono soldi ma un sistema sanitario che funzioni bene e gratis. La ricerca medica non può essere al servizio del profitto se deve garantire la salute e le medicine non possono essere una merce se devono arrivare a chi ne ha bisogno. Ai ragazzi bisogna fornire scuole che facciano pensare, non che insegnino a piegarsi al capitale. Bisogna dare loro strutture sportive in cui crescere sani, educare il loro corpo e divertirsi. Per ridurre le asimmetrie di genere, si deve socializzare il lavoro domestico, ancora troppo a carico delle
donne, non monetizzarlo. Per dare risposta concreta ai bisogni della popolazione si devono fornire beni e servizi, fuori dal circuito del mercato e fuori dalla logica del profitto. Si deve demercificare la società non sviluppare la mercificazione. Questa è la conclusione cui giunge il marxismo dopo aver criticato il capitale e i suoi meccanismi. Non c’è posto per nessun RdC in questo percorso."

Scarica l'articolo completo al seguente link:

 https://drive.google.com/file/d/1UgFzEncyGTHCBgTffL0q_5sxEojqpJvj/view


AMMINISTRATIVE BRESCIANE - COMUNICATO DELLA SEGRETERIA PROVINCIALE PCI

Scritto da PCI Fed. Brescia.

A BRESCIA IL PCI PARLA DI LAVORO E AGGIUNGE IL SUO 0,5% AD UNA SINISTRA IN DIFFICOLTA'

Il voto amministrativo bresciano si è tenuto sotto il peso di due ingombranti incognite ereditate dal voto politico nazionale di tre mesi fa: la protesta contro il PD e la rimonta di una destra radicalizzata sotto la guida di Salvini.

Ma il blocco sociale a sostegno della maggioranza PD in Loggia, poteri forti dietro un associazionismo spesso di facciata e un cooperativismo spesso pesantemente deteriorato, si presentava già come granitico consigliando ai principali notabili del centrodestra, Lega compresa, di declinare una candidatura da probabili perdenti.

In più la nuova coalizione alla guida del Paese si presentava, a Brescia, divisa, con i Cinque Stelle a correre da soli.

Il sindaco uscente Del Bono ha così rieditato una versione del cattolicesimo democratico tanto in voga da queste parti nella prima Repubblica, e senza mai fare una volta il nome del PD e senza mai invitare un esponente nazionale di quel partito è riuscito a smarcarsi rispetto al declino del centrosinistra incassando i voti legati ai suoi indubbi meriti ed al serrate le fila contro il nemico alle porte.

Tanto che anche la storica componente di sinistra della coalizione ne è risultata ridimensionata sino alla marginalità. L'astensionismo a destra gli ha consegnato una vittoria al primo turno, vittoria in cui è apparsa chiara l'ininfluenza della sinistra di governo che non è mai stata in grado di introdurre nella campagna elettorale temi che avessero attinenza col sociale.

La questione del lavoro, in tutte le sue componenti, è stata introdotta nella campagna elettorale solo dal PCI che, affacciandosi per la prima volta alla competizione elettorale, incassa uno 0,5% che va ad aggiungersi allo 0,8 di Potere al Popolo e al 3,1 della sinistra di governo. Un debutto incoraggiante che ne fa l'unica compagine di sinistra in crescita. Intanto a pochi chilometri chiude un'altra azienda e più di trecento lavoratori restano a casa. Si riuscirà, col solo velo dell'antifascismo, ad affrontare questi passaggi drammatici? La battaglia del PCI è appena cominciata.

L’ennesima crisi industriale colpisce il territorio Bresciano

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Nella giornata odierna è stata resa nota la notizia che Medtronic, primo player mondiale nel settore dei medical device, ha intenzione di cessare tutte le attività nei suoi due stabilimenti di Roncadelle e Torbole Casaglia entro il 2020. La decisione si inserisce in una strategia comunicata nei giorni scorsi dal CEO Omar Ishrak agli investitori, che prevede il progressivo allontanamento della multinazionale dalle attività manifatturiere in favore dei servizi. Primo passo di questa strategia è la dismissione di 15 siti operations nel mondo, tra cui figurano quelli bresciani. I processi svolti a Brescia verranno spostati in siti esteri (prevalentemente in Irlanda, Messico, e Stati Uniti)

Nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai lavoratori colpiti da questa chiusura, la federazione di Brescia del Partito Comunista Italiano non può esimersi dall’augurarsi l’unità delle forze politiche, comuniste e non comuniste, nell’affrontare l’ennesima crisi industriale nel nostro territorio e dall’effettuare una sintetica analisi politica:

Con Mimmo e gli operai FCA

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Lunedi' sera Mimmo de Stradis dell'FCA di Melfi, in collegamento telefonico con l'iniziativa sul futuro dell'Iveco a Brescia, ci ha raccontato delle dure lotte dei lavoratori contro il piano Marchionne. Oggi Mimmo Mignano, uno dei cinque operai, attivisti sindacali, licenziati dalla Fca con il pretesto di avere inscenato il funerale di Marchionne davanti alla fabbrica, si è incatenato davanti alla casa del neo-ministro del lavoro Luigi di Maio dopo che la Cassazione ha ribaltato il verdetto precedente che ne chiedeva il reintegro (mai avvenuto) e ha sentenziato la legittimità del licenziamento.

Mimmo si è cosparso di benzina e ha minacciato di darsi fuoco per protesta contro l'assenza dello Stato e del Governo. In serata Di Maio ha fatto sapere che "lo Stato c'è" e che si occuperà di Mimmo e dei suoi colleghi: non basta stare a vedere, dobbiamo stargli col fiato sul collo!

Mimmo non mollare!

A lui e a tutti gli operai dell'FCA la nostra solidarietà e il nostro appoggio politico, per quanto poco valga.

La Federazione bresciana del Partito Comunista Italiano.