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Dichiarazione del Partito Comunista del Cile (PCCH)

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Questo 23 ottobre, in manifestazioni e proteste di massa, centinaia e centinaia di migliaia di cileni in tutto il paese e all'estero hanno espresso il loro legittimo malcontento e hanno respinto la repressione e le briciole che il governo di Piñera ha promesso in queste ore.

Queste sono manifestazioni senza precedenti negli ultimi decenni e forse senza precedenti nell'ultimo ciclo storico del Cile.

Milioni di persone si sono mobilitate pacificamente per diversi giorni e tutto indica che le proteste e il malcontento non si fermano. Crescono

Il Cile esige e chiede cambiamenti adesso. E non misure cosmetiche.

Salutiamo e sosteniamo la chiamata fatta dalla MESA DE LA UNIDAD SOCIAL a uno sciopero generale che continuerà domani, giovedì. La giornata odierna è stata la massiccia risposta al pacchetto di misure annunciato da Piñera.

Riteniamo che i partiti politici che devono veramente ascoltare il popolo debbano sostenere questo spazio ampio, democratico e plurale di movimenti e organizzazioni sociali.

L'unico spazio per un dialogo legittimo e democratico è quello che considera, a parità di condizioni, la MESA DE LA UNIDAD SOCIAL. Il governo deve porre fine all'esclusione che cerca di imporre.

Fino ad oggi, il governo ha escluso ed emarginato il mondo sociale e popolare. È giunto il momento per lui di ascoltare davvero le maggioranze nazionali.

"Non sono 30 pesos, sono 30 anni di abusi": sindacalista spiega le proteste in Cile

Scritto da PCI Fed. Brescia.

"Non sono 30 pesos, sono 30 anni di abusi": sindacalista spiega le proteste in Cile
AMERICA LATINA
22.10.2019

Di Sergio Pintado
da sputniknews.com
Trad. di redazione comunistibrescia.com

Le massicce proteste contro il governo di Sebastián Piñera continuano in Cile nonostante il coprifuoco e aggiungono uno sciopero nazionale convocato martedì da diversi sindacati. Il leader Esteban Maturana ha detto a Sputnik che non vi sono state mobilitazioni del genere dall'ultima dittatura cilena.

"In 30 anni, il Cile non ha vissuto un'esplosione di rabbia popolare come quella in cui vive adesso", Esteban Maturana, leader della Confederazione Nazionale della Sanità Comunale (Confusam), uno dei sindacati che ha chiesto uno sciopero nazionale contro la repressione che la polizia ha scatenato per le strade.

"Le proteste in Cile sono un serio avvertimento per le autorità"
Maturana ha spiegato che la mobilitazione era stata originariamente chiamata per lamentarsi della mancanza di un budget per la salute pubblica, ma lo stato di emergenza e il coprifuoco decretato dal governo cileno hanno portato a un cambiamento nella piattaforma di chiamata.
Il leader ha sottolineato il sostegno delle organizzazioni sociali alle proteste, che sono sorte spontaneamente tra gli studenti che usano la metropolitana di Santiago ogni giorno. Il fattore scatenante è stata la decisione del gruppo di esperti del trasporto pubblico (organo responsabile della determinazione degli aumenti) di introdurre un adeguamento al rialzo di 30 pesos cileni.

MAGARI FOSSE...

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Di Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale PCI Brescia

L'ormai famigerata risoluzione del Parlamento Europeo datata 19 settembre, e votata dalle destre comprese quelle estreme insieme coi cristiani e i liberali e i socialisti, non si limita a equiparare nazismo e comunismo, va oltre e ascrive all'URSS la corresponsabilità della II Guerra Mondiale, tracciando di fatto una connessione tra anti-comunismo e la legittimità di rivisitazione della Storia. Ovvero se sono legittimato dai crimini di Stalin ad essere anti-comunista sono parimenti legittimato a condannare ogni intervento che Stalin possa aver fatto, anche quello che ha posto fine allo sterminio che poteva inghiottirci tutti. Con buona pace di coloro, tra cui W. Churchill, che piansero di gioia alla notizia della vittoria di Stalingrado.
Se devo essere sincero la notizia della risoluzione non mi stupisce, mi addolora o indigna perchè so che la Storia testimonia diversamente, perchè si insulta il sacrificio di decine di milioni di persone, ma non mi sorprende.
Esiste da un secolo, se non da sempre, un nocciuolo inossidabile di sentimento antisociale, di cui l'anticomunismo è solo una delle forme assunte, che ha dovuto nascondersi per decenni di fronte all'evidenza di quella follia genocida nazista che egli stesso aveva generato ma che permane costante e sordo a qualsiasi ragione. E' una bestia oscura allevata nelle cantine della gente perbene e che riemerge oggi a varie latitudini, compresa l'Europa.

13 ottobre 2019 - Una giornata particolare.

Scritto da Giorgio Langella (Dip, Lavoro PCI).

di Giorgio Langella (Dipartimento Lavoro PCI)

 

Se si leggono i giornali di oggi si possono leggere articoli, anche in prima pagina, che parlano delle vittime del lavoro. Finalmente, si potrà pensare, si presta attenzione su quello che è uno dei principali problemi (se non il principale) della nostra società: la (insufficiente) sicurezza sul lavoro.

 

I titoli riportano dati drammatici. Centinaia e centinaia di morti da inizio anno. I commenti sono concordi, le vittime del lavoro sono troppe, bisogna fare qualcosa. Lo si dice a chiare lettere, e lo dicono tutti. Ma cos'è successo? C'è un risveglio delle coscienze? Forse ma sorge il dubbio che quello che ha “scatenato” tutti questi articoli e le notizie è dovuto alla data di oggi. Il 13 ottobre, infatti, è la “giornata nazionale per le vittime del lavoro”. Non un giorno qualsiasi, quindi, ma una “ricorrenza” dedicata a ricordare chi è morto perché lavorava. E, in questa giornata, bisogna essere attenti al problema, bisogna pur dire qualcosa. Bisogna, soprattutto per chi governa o comanda, non tanto scuotere le coscienze ma lavarle. In particolare le proprie. Domani sarà un altro giorno, uguale a tanti altri. Si continuerà a morire per infortunio nei luoghi di lavoro o per malattie professionali. Il lavoro non sarà migliore ma precario e insicuro, come prima di oggi, come sempre. Tutto rientrerà nella norma. Una normale realtà tristemente brutale: di lavoro e nel lavoro si muore e, tranne qualche cenno di solidarietà nei confronti delle vittime, si fa poco o nulla. Vedrete che poco o nulla continuerà a farsi e che si ricadrà nell'indifferenza. Pensare questo non è cinismo è solo realismo. Un malinconico e triste realismo. Ogni anno, del resto, il 13 ottobre si mette inscena quello che è soltanto una specie di rito. E, allora, anche in questo giorno dedicato alle vittime del lavoro, è giusto ricordare, appoggiare e ringraziare chi ritiene che non ci sia bisogno di una giornata specifica ma che sia necessario informare e lottare ogni giorno per evitare che questo massacro avvenga. Chi non riesce ad arrendersi al fatto che nel nostro paese così civile e democratico, ogni benedetto (maledetto) giorno muoiano in media due persone nei luoghi di lavoro e ancora di più in itinere.

LE AMMINISTRAZIONI INCONTRANO I LAVORATORI E I CITTADINI SU COME AFFRONTARE LA CRISI DELL’IVECO

Scritto da PCI Fed. Brescia.

a seguito della petizione e della lettera aperta inviata a Comune e Provincia:

IL COMITATO FUTURO IVECO ORGANIZZA

Martedi’ 15 ottobre ORE 20,30

Sala Pubblica Via Sabbioneta, 14 – S.Polo (Brescia)

LE AMMINISTRAZIONI INCONTRANO I LAVORATORI E I CITTADINI

SU COME AFFRONTARE LA CRISI DELL’IVECO

ASSEMBLEA PUBBLICA

interverranno

Marco Fenaroli assessore Comune di Brescia

Guido Galperti vice presidente Provincia

Rappresentanti sindacali

Lamberto Lombardi portavoce Comitato

 

Lavoratori e Cittadinanza siete tutti invitati

per info: futuroiveco.wordpress.com – 3358302182

5 Ottobre - Ennesima giornata nera per i lavoratori.

Scritto da PCI Fed. Brescia.


La Federazione PCI di Brescia esprime cordoglio per i due agenti caduti sul lavoro a Trieste e contestualmente ricorda che oltre ai due poliziotti, Pierluigi Rotta 34 anni e Matteo Demenego 31, morti in una sparatoria in questura ci sono stati, nella stessa giornata, altri 4 morti sul lavoro in Italia. Nell’astigiano è morto un giovane di 23 anni mentre stava vendemmiando in un’azienda agricola, era su un rimorchio su cui stava lavorando, è caduto dal mezzo battendo violentemente la testa, riportando un trauma , con emorragia celebrale, che gli è stato fatale. S.I era un richiedente asilo: Il povero giovane lavorava in regola. Un operaio, Mauro Angiono, di 48 anni, è morto stamani a Crotone, per la caduta da un’impalcatura, da un’altezza di 15 metri. Vincenzo Caccia, artigiano di 57 anni, è morto sul lavoro, per essere caduto da un terrapieno, da un’altezza di 4 metri la tragedia in provincia di Bergamo. Un anziano agricoltore è morto in provincia di Pescara mentre bruciava sterpaglia. Una strage continua e che non conosce soste. Sono già 10 i lavoratori morti sui luoghi di lavoro in ottobre, 550 dall’inizio dell’anno, con i morti sulle strade e in itinere si superano già i 1100 morti, 117 di questi schiacciati dal trattore.
(Dati da cadutisullavoro.blogspot.com)

CNHI, FONDO ELLIOT E LE SCOMMESSE ALLE SPALLE DEI LAVORATORI

Scritto da PCI Fed. Brescia.

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’acquisto da parte del Fondo di Investimento ELLIOT di una quota del 3% delle azioni di EXOR, la holding Agnelli-Elkann che controlla FCA e CNHI, la multinazionale di qui fa parte IVECO.

La notizia di per se’ potrebbe passare inosservata, operazioni come quella sono al’ordine del giorno nell’alta finanza, se non fosse per due motivi:

- L’operazione coincide con l’annuncio di un probabile spin-off di IVECO, il famigerato piano Transform 2 Win” annunciato da Hubertus Mühlhäuser il 3 Settembre che separerà la produzione di mezzi “su strada” da quelli “Off Highway” (attività non stradali) che comprende mezzi agricoli, mezzi per movimento terra e veicoli speciali.

- Il Fondo Elliot (già presente in Italia in LUXOTTICA, TIM e MILAN) è noto per essere un activist investors”, fondi poco interessati ai progetti e alle prospettive delle aziende in cui impiegano il proprio denaro. Per loro queste aziende sono un contenitore di ricchezza da aggredire per distribuirla agli azionisti. Come essi stessi affermano canditamente, la loro missione è quella di “estrarre valore” dalle imprese allo scopo di “premiare” gli shareholders. In pratica, una voltra entrati con quote di minoranza, La stategia adottata è quella di, avvalendosi delle normative a tutela degli azionisti di minoranza, ostacolare in ogni modo le iniziative degli amministratori incalzandoli affinché si adoperino per creare liquidità da destinare agli azionisti mediante un contenimento dei costi, tagli del personale, la cessione di un ramo d’azienda o della stessa impresa nella sua interezza.

Per dirla in breve, stiamo parlando dei Re degli squali di Wall Street, gente in grado di mettere in ginocchio le economie di interi paesi. Nel “curriculum” di Paul Singer, deus-ex-machina del fondo e grande finanziatore di Trump, ci sono infatti una serie di attacchi speculativi a Paesi Emergenti in default come il Perù (dove Singer perde una causa ma riesce poi a promuovere la rimozione della legge che aveva infranto), il Congo (dove la vicenda si chiude con una transazione di 90 milioni di dollari a favore del Fondo) e dell’Argentina (dove, per ottenere la speculazione sulle quote di debito acquistate, il Fondo ha agito per vie legali in tutto il mondo, arrivando ad attaccare i fondi pensione e a far sequestrare mercantili argentini, fino ad ottenere un pagamento dallo Stato di 2,4 miliardi di dollari con un profitto del 2000% sul capitale investito).

Lunghissima è poi la lista delle aziende private di tutto il mondo devastate dall’uragano Elliot e i cui soci di maggioranza sono stati costretti a cedere la guida, vendere le aziende, cedere interi rami produttivi, bloccare tutti i loro piani di ristrutturazione aziendale per “creare dividendi” per gli azionisti o a ricomprarsi a peso d’oro le quote del Fondo Elliot pur di liberarsene, tanto che il tentato ingresso in Bayern è stato bloccato dal consiglio di amministrazione e quello in TyssenKrupp è stato definito dal CEO “un atto di psicoterrorismo”.

Intanto i titoli dell’azienda salgono, il mercato finanziario “scommette” sui futuri dividendi mentre in fabbrica si annunciano altre ore di cassa integrazione, si vocifera di riduzione del personale e l’unica cosa a salire è l’incertezza dei lavoratori.