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Grecia: KKE - La resistenza popolare può bloccare la politica del governo

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Articolo tratto da it.kke.gr

Dall'inizio del 2016 in Grecia si stanno rafforzando le mobilitazioni operaie e popolari di fronte ai cambiamenti di natura reazionaria che il governo SYRIZA-ANEL sta portando nel campo della sicurezza sociale e nel sistema pensionistico, spazzando via importanti conquiste dei lavoratori, aumentando i contributi a carico dei lavoratori per la sicurezza sociale, così come l'età pensionabile, riducendo le pensioni e tagliando le prestazioni sociali, come capita ad esempio con le persone che necessitano di assistenza particolare.

Centinaia di organizzazioni sindacali in tutto il paese, riunite nel Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME), in queste prime settimane del 2016 si sono mobilitate effettuando picchetti, manifestazioni, occupazioni simboliche di edifici pubblici, dimostrazioni e scioperi. Il 26 gennaio il PAME ha organizzato nuove manifestazioni ad Atene e in altre città. I manifestanti di Atene hanno raggiunto il Parlamento nel momento in cui si svolgeva il dibattito tra i leader dei partiti politici sugli imminenti cambiamenti antipopolari al sistema di sicurezza sociale. Le forze del PAME hanno anche un ruolo di primo piano nell'organizzazione dello sciopero generale convocato per il 4 febbraio. La rivendicazione di base del PAME è che il governo ritiri i suoi piani, la "legge ghigliottina", così come i lavoratori chiamano i piani del governo "di sinistra" di SYRIZA.

L'esercito Turco colpisce forze governative siriane e obbiettivi curdi. Da RT news.

Scritto da PCI Fed. Brescia.


L'esercito turco ha bombardato forze governative siriane e obiettivi curdi vicino alla città di Azaz nel nord-ovest della Siria, tra cui una base aerea di recente riconquistata dall'esercito.

L’ agenzia di stampa Anatolia ha riferito che l'esercito turco ha colpito le forze governative siriane Sabato, aggiungendo che il bombardamento era stato una risposta all’attacco a un posto di guardia militare turca nella regione meridionale di Hatay della Turchia.

L'artiglieria turca ha colpito le forze siriane una seconda volta sempre Sabato, secondo una fonte militare citata da RIA Novosti. L'attacco ha colpito la città di Deir Jamal nel governatorato di Aleppo.

L'agenzia ha anche citato i dettagli di un precedente attacco su posizioni dell'esercito del governo siriano a nord-ovest di Latakia, importante città portuale al confine con la Turchia.

La gioventù comunista siriana : Non ci arrenderemo mai!

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Intervista speciale a Wessam Kahel, membro della Commissione Relazioni Internazionali dell'Unione della Gioventù Comunista di Siria – Bagdash

da icp.sol.org.tr

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Come consideri le dinamiche interne e le posizioni sui diversi temi nella Siria di oggi?

Vorrei dare alcune informazioni sugli ultimi eventi. L'Esercito Siriano è avanzato in diversi posti. Come sapete, siamo un paese piuttosto grande. Così l'Esercito Siriano non può sparpagliare tutte le forze su tutto il territorio. Questa avanzata è dovuta alla Russia, ma ci torneremo in seguito.

Aleppo, per esempio. Il sud di Aleppo è controllato principalmente dall'Esercito Siriano e i ribelli reazionari sono stati tutti spazzati via. Questo forte e veloce avanzamento dell'Esercito Siriano è stato sostenuto dalla Russia. Più di 75 luoghi nel sud di Aleppo sono ora controllati dall'Esercito Siriano. Non solo la città, ma l'aperta campagna. In alcune piccole città l'Esercito ha spazzato via i ribelli in poche ore. Siamo stati sorpresi da questa velocissima avanzata.


Anche nell'Ovest di Aleppo sono stati fatti importanti progressi, contro Daesh questa volta. Nel sud ci sono le principali organizzazioni terroriste, il Fronte Al Nusra che è affiliato ad al Qaida, e alcune altre piccole organizzazioni terroriste controllate dal Fronte Al Nusra. Nell'Ovest di Aleppo ci sono stati progressi verso Rakka, la cosiddetta capitale di Daesh.

Siamo stupiti di questi progressi ma siamo al contempo speranzosi. Anche intorno a Damasco, dove la maggior parte dei posti sono sotto il controllo del governo, nella provincia, e specialmente nell'Ovest, c'è il Fronte Islamico, un'organizzazione controllata dall'Arabia Saudita. Il leader di questa organizzazione è stato ucciso da un'operazione siriana e russa. Il suo nome era Zehran Hallush. Questo rappresenta un grosso problema per questa organizzazione poiché erano dipendenti  da un'unica persona, non da un'ideologia.

Nel sud di Damasco, a Dara, vicino alla Giordania e ad Israele, dove c'è anche il Fronte Al Nusra, l'Esercito Siriano ha riconquistato il controllo di alcune grandi città e di luoghi importanti. Questa è un'ampia regione ma l'Esercito Siriano ha fatto molti progressi in tutti i posti.

Nel centro della Siria, ad Homs, c'era una piccola base dove i ribelli erano acquartierati. L'Esercito Siriano li ha accerchiati, ha combattuto e ha obbligato i ribelli a lasciare la città. Homs è stata ora ripulita. Anche il territorio verso il Libano è ora ripulito.

Leggi l'articolo su Marx21

L’arte della guerra Dietro la maschera «anti-Isis»

Scritto da Manlio Dinucci per "Il Manifesto".

Manlio Dinucci
 

Quest’anno il Carnevale romano si apre il 2 febbraio, quando si esibisce alla Farnesina lo «small group», il piccolo gruppo ministeriale (23 paesi più la Ue) della «Coalizione globale anti-Daesh/Isis», co-presieduto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Ne fanno parte, mascherati da antiterroristi, i maggiori sponsor del terrorismo di «marca islamica», da decenni usato per minare e demolire gli Stati che ostacolano la strategia dell’impero.

Alla testa della sfilata in maschera gli Stati uniti e l’Arabia Saudita. Quelli che – documenta una inchiesta del New York Times (24 gennaio)  – armano e addestrano i «ribelli» da infiltrare  in Siria per l’operazione «Timber Sycamore», autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013, condotta dalla Cia e finanziata da Riyad con milioni di dollari.  Confermata dalle immagini video del senatore Usa John McCain che, in missione in Siria per conto della Casa Bianca, incontra nel maggio 2013 Al Baghdadi, il «califfo» a capo dell’Isis.

È l’ultima delle operazioni coperte Usa-Saudite, iniziate negli anni Settanta e Ottanta: per destabilizzare l’Angola e altri paesi africani, per armare e addestrare i mujahiddin in Afghanistan, per sostenere i contras in Nicaragua. Ciò spiega perché gli Stati uniti non criticano l’Arabia Saudita per la violazione dei diritti umani e la sostengono attivamente nella guerra che fa strage di civili nello Yemen.

Fanno parte del gruppo mascherato anche la Giordania e il Qatar dove, documenta il New York Times, la Cia ha costituito le basi di addestramento dei «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», da infiltrare in Siria e altri paesi. Il Qatar fornisce per tali operazioni anche commandos, come fece quando nel 2011 inviò in Libia almeno 5mila uomini delle forze speciali. «Noi qatariani eravamo tra i ribelli libici sul terreno, a centinaia in ogni regione», dichiarò poi il capo di stato maggiore Hamad al-Atiya (The Guardian, 26 ottobre 2011).

Tra gli «antiterroristi» che si esibiscono alla Farnesina ci sono anche gli Emirati Arabi Uniti, che hanno formato dal 2011 tramite la Blackwater un esercito segreto mercenario di circa 2mila contractor, di cui circa 450 (colombiani e altri latinoamericani) sono ora impegnati nell’aggressione allo Yemen.

PACIFISMO O PROPAGANDA? - Nota a margine della manifestazione del 16 Gennaio

Scritto da Lamberto Lombardi - Segr. Prov. PCdI Brescia.

In una situazione internazionale gravida di tensioni e di conflitti su numerosi quadranti geopolitici esiste un movimento per la pace che cerca faticosamente di acquisire consistenza e di fare sentire la propria voce. Una prima manifestazione nazionale si è svolta il 16 gennaio ed è giunta (se si escludono generose iniziative di singoli movimenti  e organizzazioni che hanno osato rompere il silenzio in solitudine) dopo un lungo silenzio, un assordante silenzio se si considerano gli innumerevoli fatti bellici che si sono susseguiti incontrastati negli ultimi venticinque anni.  E le considerazioni sulla riuscita dell’evento devono tenere anche conto dei dubbi sulla reale tenuta politica del fronte per la pace che lo ha faticosamente indetto o, meglio, sulla reale consistenza della piattaforma programmatica adottata.
Ci pare inevitabile collegare i silenzi precedenti con la difficoltà attuale e gli elementi che le due fasi hanno in comune sono evidentemente di natura politica.
E’ tutta politica l’incapacità  di contrastare la visione di ‘guerra giusta’ che ha impedito di reagire contro la guerra fatta  a Saddam Hussein che fece un milione e mezzo di vittime tra quelle sul campo e quelle delle sanzioni internazionali. Lo stesso dicasi per i bombardamenti su Belgrado, per l’esecuzione di Gheddafi, per la guerra i Siria e per la guerra nel Donbass, per citare solo alcuni dei tanti fatti bellici.

FUORI L'ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL'ITALIA

Scritto da PCdI Veneto.

Nelle pagine internet dei vari giornali nazionali non se ne trova traccia (e se esiste è ben nascosta). Nessuna notizia. Eppure ieri a Milano e Roma si sono svolte due manifestazioni contro la guerra e la Nato. Due manifestazioni che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone che hanno sfilato dietro a striscioni di denuncia delle guerre imperialiste scatenate dalla Nato, dagli USA e dai paesi della UE in varie parti del mondo. Una sorta di guerra permanente che dura da 25 anni.
Ieri migliaia di cittadini sono scesi in piazza con migliaia di bandiere rosse con la falce e il martello i simboli del lavoro, con quelle della Siria che combatte il terrorismo, con quelle delle repubbliche popolari del Donbass, con quelle palestinesi. Hanno manifestato per dire basta all'imperialismo, per combattere l'indifferenza, per lottare contro chi vuole ridurre il nostro pianeta in un enorme campo di battaglia.
Ieri, la protesta di migliaia di cittadini è stata ignorata dai principali giornali nazionali. Vogliono far sembrare che nulla è successo e niente si muove contro la guerra e contro la Nato. Se non è censura questa …
Bisogna rendersi conto che, ormai, in quello che viene considerato l'occidente “civile” e democratico, le notizie che “danno fastidio” vengono manipolate, oscurate, taciute. Succede con chi non si allinea al potere guerrafondaio, succede con le tragedie del lavoro, succede con tutte le notizie che evidenziano i fallimenti e gli orrori creati dal sistema capitalistico trionfante. Se non è dittatura questa …