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100 ANNI FA IL “TOTALITARISMO” DELLA GUERRA. OVVERO: NON E' TEMPO DI MEMORIALISTICA DELL'EROISMO E DEL SACRIFICIO

Scritto da Diego Angelo Bertozzi - Segreteria Provinciale PCdI Brescia.

Il 24 maggio 1915 l'Italia entra in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia: gli avversari sono gli imperi di Germania e Austria-Ungheria. Per la propaganda si tratta di prendere parte ad una guerra di civiltà che avrebbe distrutto l'autoritarismo – rappresentato dagli imperi centrali – liberato le nazioni oppresse e dato un contributo definitivo alla vittoria della libertà e della democrazia. Una vera e propria “missione” in armi alla quale si adegua via via anche parte del movimento operaio italiano e la gran parte dei partiti che si riconoscevano nella Seconda internazionale: i voti a favore dei crediti di guerra dei socialisti francesi e dei socialdemocratici tedeschi spazzano via le tante risoluzioni internazionaliste e pacifiste adottate negli anni precedenti (l'ultima a Basilea nel 1912). Troppi distinguo e accorgimenti tattici hanno reso semplice carta straccia l'impegno a «compiere ogni sforzo» per impedire la guerra «con tutti i mezzi ritenuti più opportuni» e «sfruttare con tutte le forze la crisi economica e politica creata dalla guerra per scuotere gli strati più profondi della popolazione e accelerare la caduta del dominio capitalista»

LE PENSIONI VANNO RIMBORSATE, PAROLA DI CONSULTA

Scritto da Lucia Mango, responsabile Lavoro PCdI.

di Lucia Mango

La vicenda del mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita è l’ennesima pagina vergonosa che si scrive in questo paese. Il governo Monti stabilì questa misura nel 2011 col decreto ‘salva Italia’, colpendo ovviamente le pensione oltre 1250 euro, come se fossero tutte uguali. Oggi la consulta ha bocciato questo provvedimento, giudicandolo incostituzionale e pronunciando una sentenza che vale erga omnes, senza bisogno di un ricorso. Essa è, dunque, immediatamente applicativa.

Questo significa che con una semplice domanda all’Inps, avranno diritto al rimborso, sia coloro che, con pensioni poco più alte di mille euro, in questi anni hanno dovuto fare ‘salti mortali’ per sbarcare il lunario, sia coloro che percepiscono pensioni d’oro e che già oggi gravano sulle casse dello stato per 3.515 milioni di euro.

Nel frattempo, riguardo a questa vicenda, l’Unione Europea svela ancora una volta il proprio volto, non preoccupandosi, cioè, che venga restituito il maltolto ai lavoratori oggi pensionati che percepiscono una pensione medio bassa, ma ricordando all’Italia che è sotto stretta osservazione per quanto riguarda il pareggio di bilancio e i vincoli europei.

I Comunisti di tutto il mondo celebrano i 70 anni dalla vittoria sul Nazifascismo

Scritto da da www.solidnet.org Traduzione di Marx21.it.

**Dichiarazione sottoscritta da decine di Partiti Comunisti e Operai. Per l'Italia aderiscono PCdI e PRC.

*La liberazione di Berlino da parte delle truppe sovietiche, nel maggio 1945, è il segnale della vittoria dei popoli nella Seconda Guerra Mondiale e della sconfitta del nazi-fascismo – la più violenta forma di dominio di classe generata dal capitalismo e causa diretta della guerra e della morte di decine di milioni di esseri umani.

Il ruolo decisivo nella Vittoria del 9 maggio spettò all'Unione Sovietica, al suo popolo e all'Esercito Rosso, sotto la direzione del loro Partito Comunista. Fu sul Fronte Orientale che si svolsero le grandi battaglie che decisero l'esito della Seconda Guerra Mondiale.
Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l'eroismo, il coraggio e la determinazione di milioni di uomini e donne sovietic che, a costo di enormi sacrifici e più di 27 milioni di morti, resistettero e lottarono, dando il contributo determinante alla sconfitta della barbarie nazi-fascista. Celebrare il 70° anniversario della Vittoria è ricordare ed esaltare l'eroismo, il coraggio e la determinazione di altri milioni di resistenti e combattenti antifascisti di tutto il mondo che hanno dedicato e offerto le proprie vite alla lotta per la Vittoria.

Il Partito e la duplice lotta di liberazione

Scritto da Diego Angelo Bertozzi - Segreteria Provinciale PCdI Brescia.

Il partito? Uno strumento vecchio, troppo Novecentesco, inutile, deleterio, poco trasparente, anti-democratico, fonte di corruzione. Da decenni – con sistematicità dall’inizio degli anni ’90 - ci raccontano tutto questo. Certo, le occasioni per dare ragione a simili accuse non sono mancate e non mancheranno, ma l’attacco allo strumento partito - che in Italia nel suo ruolo di “palestra della democrazia” ha permesso alle classi subalterne di liberarsi dall’egemonia liberale (la politica come esclusivo patrimonio del notabilato borghese) e successivamente di pensarsi come possibile classe dirigente - è parte integrante del grandioso piano di de-emancipazione politica oggi in atto che ha portato alla sostanziale fine della fase repubblicana post bellica. Proprio così: senza la presenza, politica e culturale, dei partiti di massa il nostro Paese non avrebbe goduto degli sviluppi democratici - certo contraddittori e segnati anche da tentativi di sabotaggio - seguiti alla caduta del fascismo.

Odessa un anno dopo, per non dimenticare.

Scritto da Giorgio Langella, Segretario Regionale PCdI Veneto.

Un anno fa a Odessa una orda di nazisti (gli stessi che erano stati chiamati, poche settimane prima, gli “eroi di Majdan”) massacrò decine di persone inermi nel palazzo dei sindacati. Le immagini che si possono trovare ancora sono raccapriccianti e descrivono quanto è successo.A distanza di un anno vogliamo ricordare quello che i nostri principali mezzi di informazione italiani hanno dimenticato. Vogliamo ricordare che, un anno fa, hanno tentato di accreditare come un “incidente che non è chiaro come sia potuto accadere” quella strage.

AMERICA!

Scritto da Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCdI Brescia.

Noi, modesti abitanti di una provincia dell'impero, come un tempo lo furono gli abitanti della Bitinia o del Ponto, noi e i nostri rappresentanti si vive la nostra vita come se fosse nostra, ragionando sul nostro benessere e sui nostri problemi, sui barbari, nostri nemici, ai confini, come se tutto fosse nelle nostre possibilità, ma non è così. Siamo, a tutti gli effetti, un paese sconfitto, sconfitto due volte, prima nell'assurda guerra che portammo al mondo e poi nel tentativo di riscattare gli errori commessi. Ad ogni passo ci viene ricordato che non tutte le scelte saranno approvate, non tutte le vie di crescita e sviluppo verranno accettate, né dall'Imperatore né  dal governatore che lo rappresenta. E, col passare degli anni, questa sudditanza è opportunamente sfumata premiando i comportamenti di immedesimazione, come se oggi fossimo noi quelli che comandano, come se, noi sconfitti, fossimo i protagonisti del nostro destino e, una volta omologati alla cultura dell'impero, altrettanto importanti.

Certo non è così, e vale la pena cercare di capire la logica di questo ordine internazionale e, in particolare, la logica di chi ci rappresenta a tutti gli effetti, di chi ci ha sconfitti, gli Stati Uniti, l'imperatore. Perché questo nostro comportamento, questo peccato apparentemente veniale, di accodarsi senza discutere più, sta imprimendo una svolta decisa al nostro modello di vita e lo conduce progressivamente ad assomigliare a quello oltreoceano. Cosa ci aspetta dunque?