NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

ILLUMINISMO

Scritto da Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCdI - Brescia.

La tragicità degli eventi di Parigi, la strage e l'omicidio di Charlie Hebdo, e ora le vicende tunisine, ci costringono a fare il punto del chi siamo in relazione al resto del mondo.
E il punto, a qualche mese di distanza dagli inizi di questa campagna terroristica, si approccia forse più serenamente, con qualche tentazione in meno di essere indulgenti con noi stessi in quanto vittime.
Tra i tanti commenti a caldo ricordiamo quello di Curzio Maltese: difendiamo l'oasi illuministica. Lo citiamo perché sintetico e divenuto argomento centrale più volte ripreso nelle considerazioni dei media, quasi un tormentone per citazioni, molte delle quali a vanvera, di intellettuali e opinionisti.


Ma è anche, a nostro parere, quell'argomento che si presenta come esaustivo di questo dibattito e delle sue contraddizioni, arrivando a parlare di culture diverse e di conquiste intellettuali di massa, tracciando un confine non tra noi e gli altri ma all'interno del nostro stesso mondo, che, nel suo complesso, tanto convintamente illuminista non ci appare, se non altro perché assolutamente incapace di diffondersi come tale. Infatti l'oasi che pur diciamo di difendere, di cui facciamo vessillo, non ci sembra davvero il nostro criterio di relazione col resto del mondo.
Quegli attentati forsennatamente crudeli ci appaiono come un rimprovero indiretto, irrazionalmente portato, ma non immotivato. Ci viene fatta, nel modo più violento, la domanda: perché voi potete vivere nel lusso intellettuale dell'illuminismo tollerante mentre la nostra vita viene mantenuta nella perenne trincea dell'oscurantismo? Perché le nostre esistenze si consumano in contesti sociali e culturali tanto differenti anche se viviamo gomito a gomito, anche se Francia e Inghilterra sono giunti dalle nostre parti secoli fa?

Va ricordato che i terroristi non provengono da plaghe desolate nel deserto, sono nati e vissuti a Parigi, eppure nulla e nessuno li ha illuminati. Anzi, la loro esistenza  ha sembrato trovare senso solo nell'essere ricondotta in trincea. La ricostruzione più probabile delle loro esistenze recenti è quella che li vede usati nella guerra contro la Siria, magari mercenari ma opportunamente integralisti islamici, opportunamente, come sempre, carne da macello, e contro chi poi, se non uno dei pochi stati laici rimasti in medio oriente? Poi da alleati son diventati scomodi e avversari, come dire un doppio tradimento, quello che attende le pedine inconsapevoli su di uno scacchiere ampio e complicato, scacchiere che li vede nemici dei 'lumi' ma al servizio degli illuminati, nel corto circuito che li vede per sempre esclusi dalla comprensione di quello che stanno realmente facendo.
Che illuminismo è quello che si nutre dell'oscurantismo degli altri promettendo loro la luce? E quale è l'illuminismo che non si accorge di farlo? Quali illuministi salutano come un grande successo lo squartamento in piazza dell'ultimo presidente afghano Najibullah, ad opera dei talebani ? La risposta è: il nostro, noi, ma a questo punto definirci tali è arduo per non dire pretestuoso, festeggiando l'eliminazione di una delle poche fonti di luce in quei paesi, glorificando e usando l'oscurantismo.
Varrebbe la pena, su questo argomento, che prima o poi si tracci un bilancio di quale sia lo stato reale della diffusione di questa 'vocazione' dell'occidente, vocazione che si vorrebbe dirimente nel definire le gerarchie degli 'aventi diritto', di coloro che danno le carte e le patenti di modernità a livello internazionale.
Del resto i comportamenti dell'ISIS, tra civili sgozzati o arsi vivi, non trovano spiegazioni convincenti neanche se parliamo di integralismo religioso. Ci appare sempre più come la disperazione di chi è stato abbandonato per sempre nel deserto da coloro che più ha amato e invidiato, e che lo hanno tradito. E ancora lo tradiscono. E allora via alle decapitazioni in diretta, via alle esplosioni a distruggere il patrimonio archeologico che tanto piace a noi turisti della storia, ma patrimonio la cui comprensione non riguarda quei popoli che lo posseggono, perché nessuna storia li riguarda che non sia violenza e sopraffazione.
L'evidenza è che esiste uno stato di guerra permanente, praticamente in tutto il globo, che viene alimentato dalla sapienza di chi sa di poter controllare ogni conflitto ma di non  poter controllare  la pace. Ed ogni conflitto si alimenta di arretratezza e la produce. Crudele è l'ironia dei rimproveri illuminati: vi facciamo fare la guerra, sempre, ed ecco siete dei selvaggi.
Siamo costretti a considerare che l'illuminismo, così come la democrazia, sarebbero cosa ben diversa dal cinismo del materialismo del libero mercato, eppure, eppure è così che abbiamo mischiato le carte, in modo tale che lo splendore del nostro vivere civile diventasse una terra promessa raggiungibile però solo attraverso lo sfruttamento, il denaro e la violenza. Del resto proprio il liberalismo fu una corrente illuministica ed oggi non si distingue in nulla dall'ideologia della sopraffazione. Non così fu per noi, capaci di ripudiare la guerra ed il profitto prima di conoscere settant'anni di pace.
La tolleranza è confusa con l'indifferenza, e l'indifferenza  è divenuta il cinismo di tollerare, e quindi usare, due pesi e due misure, l'una per noi e l'altra per il resto del mondo.
Non avete fatto la Rivoluzione francese? Fatevela! Qui andrebbe ricordata l'amara vicenda della rivoluzione Haitiana, che nell'ottocento si liberava dalla schiavitù, primo paese al mondo, per poi dover combattere con l'esercito repubblicano francese e pagare per i danni, procurati dalla liberazione degli schiavi agli schiavisti francesi, fino agli anni sessanta del novecento.
Ma, guardando meglio, illuminando, per restare in tema, lo scenario, quell'incursione violentissima nel cuore della Francia, della Tunisia e dell'Occidente appare qualcosa oltre che un gesto globalizzante,  gesto che ricondurrebbe al mittente parte di ciò che ha seminato lontano, appare anche come espressione naturale della violenza reale che ci governa. Per quanto io veda e senta, mai ho visto tanta violenza governare le relazioni tra persone. Non esiste rapporto di lavoro saltuario o prolungato che non sia segnato dal sopruso quotidiano, dalla sopraffazione, dal disprezzo per il sottoposto. La gente viene assunta per non essere pagata, per essere licenziata dopo poco, per essere angariata. Ogni gesto disperato viene enfatizzato, ogni violenza gettata nell'arena a chiamare altra violenza, a reclamare la legge del taglione. E l'immigrazione è arma per questi soprusi, sugli immigrati e sugli operai.
Il problema non è il solo ritorno di violenza dai soprusi praticati, non è solo la marea di profughi che ci assale dalle guerre da noi disseminate.  Il problema è che c'è solo quello, non c'è speranza , pace, nuove esperienze felici, insegnamenti inaspettati che ci arrivino in gommone. E ne avremmo bisogno, soli come siamo rimasti davanti al dilemma benessere o umanità.
Parola vuota, dunque, illuminismo, dogma di fede più che pratica consapevole, così fissata com'è in un passato senza repliche. Parola che non vale più nulla ora che le è stata strappata la sua naturale evoluzione, il socialismo, creatura delicata e progredita che parlava a tutti.

Commenti   

0 #1 vitall.it 2015-08-12 12:01
Molto bene e in tema, ma questa è solo la mia opinione
naturalmente
Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna