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La Controriforma Democratica

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale PCI Brescia 

La lista dei paesi soggetti a sanzione si allunga e cambia impercettibilmente carattere e fisionomia, sempre meno minaccia ad un paese, sempre più monito al mondo. 

Gli Stati Uniti, sempre più distanti dall'ONU, trascinano e condizionano lo schieramento occidentale, in sostanza i membri della Nato, ad uno scontro di civiltà contrapposte ponendosi al comando di questa parte che si ritiene legittimata dalla forza economica, da Dio e dalla Storia.

Negli anni in cui il Vaticano, al contrario, riprende con decisione la strada dell'ecumenismo religioso, la sanzione economica dell'Occidente contro interi paesi, la facoltà di decretare la miseria e il degrado di interi popoli assume invece il significato di una bolla di scomunica emanata però da un'autorità laica e temporale che va così ad assumere su di sé le prerogative un tempo esercitate dal Papato.

Oggi, come al tempo della Controriforma Cattolica di quattrocento anni fa, è in gioco e si fa pesare questo diritto 'divino' esclusivamente auto-attribuito nel definire e giudicare urbis etr orbis la corretta modalità di convivenza in una società.

E, come quattrocento anni fa, sulla base di questa esclusività, si finisce col determinare le alleanze e i campi di appartenenza senza tanto badare a quanto siano meritorie le pratiche etiche e a quanto sincere siano le spiritualità sottoposte a giudizio ma con l'occhio, piuttosto, alle materialissime necessità geopolitiche percepite come preminenti dal novello pontefice di Washington.

I novelli dogmi dottrinali, usati come verghe per separare le pecore dai capri, sono la democrazia e i diritti umani. 

E come per tutti i dogmi appare del tutto inutile eccepire incoerenze interpretative presso le autorità pontificie che, a quel punto, fanno valere l'altro dogma, quello della loro infallibilità.

Suggerire, ad esempio, che non è bello annoverare tra i propri alleati un'Arabia Saudita impegnata in una guerra di sterminio contro gli Huti nello Yemen, equivale all'eresia, eresia di cui nessuno degli alleati si macchierà se non vogliono incorrere prima nell'ammonimento e poi nella dannazione. Così il dogma si fonda sul mistero e la democrazia sfocia nella mistica democratica.

Lo sforzo dogmatico è rilevante, intenso, instancabile e tende a normalizzare e spegnere definitivamente ogni dibattito, in particolare quello attorno al reale significato di un concetto di democrazia che per tutto il XX secolo è stato assai controverso.

Il velo dogmatico copre e vuole far dimenticare che le democrazie di allora tollerarono, diedero spazio o addirittura finanziarono generosamente i conati nazifascisti che portarono al carnaio noto come Seconda Guerra Mondiale. L'oblio deve coprire quella verità che indica come fu irrinunciabile fattore di salute per la pace europea l'irrompere delle classi operaie organizzate, la loro capacità di fronteggiare e contenere lo strapotere delle classi sino ad allora dominanti e inaffidabili. Solo allora si affermò il suffragio universale. Quei segnali di vitalità andavano strangolati allora e cancellati oggi.

Riscrivere la Storia, come si favoleggia sia privilegio dovuto ai vincitori della Guerra Fredda, assume così la funzione di 'pacificare' e normalizzare la vita quotidiana del popolo credente, diventa ridisegnare il presente. Come Clemente XIII fece eliminare dagli affreschi i simboli controversi, si misero le mutande alle statue e si adornarono le opere d'arte con uno stuolo di onnipresenti puttini alati, così oggi si moltiplicano i fioretti ambientalisti, le ONG umanitarie, gli Enti Governativi no profit, le brulicanti santelle del 'politicamente corretto' sui diritti individuali, le icone pop di gente sorridente che ce l'ha fatta oggi come quelle dei santi martiri che ascendevano al regno dei cieli allora.

Tutto è armonioso e stucchevole in questo barocco pornografico e pretenzioso, e se proprio armonioso non fosse ci penserà la divina provvidenza occidentale a creare consenso anche tra chi è senzatetto, analfabeta, senza tutela sanitaria e senza lavoro. Operazione che alla chiesa di Washington è riuscita alla perfezione a casa propria. Finora.

Se poi riusciranno anche a far credere che più di due milioni di morti e duecento milioni di malati per pandemia sono stati un costo accettabile pur di non vivere come quei miscredenti che invece si sono adeguatamente curati, avremo assistito ad una grande vittoria della Controriforma Democratica. Quella per la quale non è democratico ciò che è democratico, non è diritto individuale ciò che è diritto individuale ma lo è quello che io dico che lo sia. Perchè? Perchè di sì. O, meglio, perchè ho trecento basi militari sparse per il globo che mi aiutano nel mio piano di evangelizzazione. A rinverdire il ricordo della Santa Inquisizione. Assange come Giordano Bruno.

Questa sterzata autoritaria, dolce da noi e tremenda nei punti di crisi, ci porta molto lontano da qualsiasi cosa abbiamo definito democrazia nell'ultimo dopoguerra, così come la Guerra dei Trent'anni sembrò cancellare sulla terra ogni traccia della divina provvidenza, per l'affermazione della quale quella guerra si diceva venisse combattuta.

I Presidenti del Consiglio, soprattutto se benvoluti dalla gente, vengono rimossi da uomini fidati della Curia Economica e i segretari di Partito vengono sostituiti senza congresso né dibattito ma per acclamazione delle Loro Eccellenze. Milioni di cittadini un tempo educati a chiedersi cosa succedesse nel mondo e nelle loro comunità, a parteggiare e partecipare cantando, oggi tacciono e non sanno più vedere oltre la cortina della Controriforma, muti e sordi, soffocati come Renzo nei Promessi Sposi dai pistolotti di don Abbondio, Fra Cristoforo, Federico Borromeo, l'Innominato e cento altri illuminati dalla grazia.

Chi ricorda come si definisse 'bloccata' quella nostra democrazia degli anni settanta che non prevedeva ricambi al vertice, oggi non saprebbe che aggettivo usare. Finta, formale, apparente, strumentale?

 

Oggi, come allora, la necessità di una controriforma è legata al tentativo di ordinare il nuovo mondo globalizzato per conferirgli un assetto stabile e gradito, al riparo da suggestioni definite ereticali solo in quanto autonome. Il trasferimento delle prerogative politiche dagli stati nazionali al Mercato globale deve trovare concretezza in un assetto sovrastatuale ben ordinato, che si riconosca in una struttura ideologica adeguata e rigida così come in una nuova e precisa dimensione geografica.

Se l'obiettivo è consolidare le conquiste e i privilegi di una ristretta èlite economica, tutto ciò non può avvenire senza l'adesione di una borghesia globale cui sia stata affidata la missione di gestire questo delicato passaggio che implica il definitivo snaturamento degli stati-nazione e la destrutturazione della loro autonomia politica e legislativa.

Questa nuova borghesia cosmopolita si sta costruendo dalla caduta del Muro e la sua mano si percepisce evidente nelle milioni di notizie non date, travisate, omesse oltre che nel pedissequo e instancabile lavorìo catechistico per il politically correct. Essa ha arruolato un numero imponente di parlamentari di tutti i paesi, quelli che inspiegabilmente operano, senza peraltro trovare argini, per l'indebolimento degli esecutivi di cui fanno parte, prima nazionali ma poi, a cascata, anche europei. Nella più assoluta trasversalità politica tra ex-destra ed ex-sinistra.

L'unica struttura mai toccata da critiche politiche o proposte di ridimensionamento è la Nato, che resta il vero riferimento per dare a questa visione del mondo una dimensione concretamente geografica. Questa entità sovrastatuale di cui parliamo, potremmo chiamarla il Nuovo Sacro Impero, trova così, non paradossalmente, un suo punto di prima identificazione in una struttura dalla originaria funzione militare.

Ed i regimi nazionali si conformano alle sue necessità geopolitiche. Alle nazioni ai confini con gli infedeli, al confine con gli 'altri', è così concesso di far leva su un nazionalismo che trova la sua ragione d'essere nella necessità di uno scontro perenne col nemico. Nazionalismo che sia stolido, tipicamente di destra, che fonda la retorica bellicista dell'indipendenza col servilismo nei confronti dell'Impero stesso. Che questo Sacro Impero si autodefinisca Democratico non sembra turbarlo, al momento. E' un fascismo pragmatico, conta i soldi e affila le armi.

Sono paesi a cui si deve il rinascere di forme di un fascismo democraticamente compatibile senza che alla nostra nuova borghesia cosmopolita passi per la mente di farne una critica adeguata.

Nelle altre aree il compito della controriforma, e della sua borghesia, è 'solo' quello di gestire senza strappi eccessivi il contemporaneo azzeramento della conflittualità di classe e dei diritti costituzionali del lavoro. Riducendo, se possibile, la politica a un elegante minuetto di cui si possa parlare all'infinito. Dicasi pacificazione del popolo credente.

Senza arrivare a comprendere il nesso stretto tra la pervasività della cultura imperiale impegnata nella Controriforma Democratica, senza che si riesca a dare fisionomia precisa alla sua borghesia cosmopolita, senza percepire un bombardamento su Damasco come un licenziamento di massa a Milano, senza capire gli obiettivi politici che si prefiggono e che attengono ad ogni dettaglio delle nostre vite non si riuscirà a capire come opporsi. 

Oggi come allora la strada è quella stessa resa sostanzialmente impraticabile, quella dell'autonomia di pensiero, organizzativa, di classe, nazionale. Ogni volta che saremo riusciti a dare vita a spazi politicamente e relmente autonomi rispetto all'Impero avremo posto un tassello per allontanare la guerra e poi la miseria.

Si deve avere consapevolezza che la logica della Controriforma, nonostante l'abbondare della retorica bellicista, è eminentemente difensiva, è un modo per affrontare una crisi.

Quattrocento anni fa non finì bene. Dopo decine di milioni di morti nelle guerre religiose e dopo la battaglia di Rocroi iniziò il lento declino di una visione monistica del mondo. Non vorremmo ricominciare daccapo ma la logica della Controriforma, anche se Democratica, non lascia spazio alla convivenza pacifica. O di qua o di là. E' in gioco il dollaro, l'America First. 

E si faccia ben attenzione, perchè ogni più piccolo popolo ha pagato dazio sotto il tallone dell'Impero Democratico e ha da ricordarsi degli ammonimenti cruenti, dei suoi Aldo Moro, Olof Palme, Salvador Allende o Thomas Sankara, lasciati sul terreno nello scontro per la normalizzazione controriformistica.

Noi, per parte nostra, di questa modalità di scontro poco capimmo allora, quando iniziò negli anni settanta, immersi come eravamo nel dramma, nella retorica della lotta al terrorismo e della successiva vittoria della democrazia. Proprio mentre in realtà quest'ultima subiva la più grave e cocente sconfitta sul piano militare e politico sancendo la drastica riduzione della nostra autonomia politica.

Da allora vige un nuovo codice, un nuovo vocabolario: i colpi di Stato si chiamano 'rivoluzioni o vittorie democratiche' e, immancabilmente sorrette dal dogmatismo pontificio, immancabilmente azzerano qualsiasi anelito autonomo tacciato di sovversivismo, crimini contro l'umanità, apologia del maligno. Et voilà, quasi fosse un gioco enigmistico, la mistificazione degli ultimi quarant'anni riesce a trasformare il golpismo atlantico in retorica rivoluzionaria, in un tripudio di diritti umani di cui non v'è traccia nel reale. I figuri come Navalny, dichiaratamente neonazisti divengono, al contempo, eroi emblema del martirio democratico. 

Ci presenteremo alle celebrazioni del XXV aprile piagati da questi insulti condivisi dalla nostra borghesia.

Capire oggi significa uscire dalla lunghissima fase della negazione di quella sconfitta e operare per indebolire la cortina omertosa, la cortina delle illusioni individualistiche che divide i popoli del Mondo, affrontando l'ormai capillare mistificazione della verità, di nuovo insieme.

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