Dip. Lavoro PCI Federazione di Brescia
L’atmosfera è tesa e determinata ai cancelli della Stanadyne di Castenedolo (BS) dove i lavoratori e le lavoratrici (circa un centinaio) sono in presidio permanente dal 4 Dicembre, data nella quale la direzione aziendale ha comunicato la messa in liquidazione del sito produttivo da parte del fondo finanziario statunitense che la amministra dall’Aprile 2023, la Cerberus (nome omen) Capital Management con sede a New York.

L’ennesimo sito produttivo e in attivo dell’indotto automotive in Italia (l’azienda produce iniettori per motori diesel) cancellato con un click da oltreoceano.
I lavoratori non ci stanno e sono disposti ad andare avanti ad oltranza con il presidio e il blocco delle merci in uscita (la produzione è ricominciata da qualche giorno) non solo per difendere il proprio posto di lavoro ma anche per la difesa del tessuto produttivo e della “cultura operaia del lavoro” che in passato ha fatto della nostra provincia la “locomotiva d’Italia”. Come dal comunicato FIOM-CGIL la richiesta è di “verificare tutti i possibili interessi industriali, locali e nazionali, la chiusura di Stanadyne sarebbe “la sconfitta di tutti” di fronte all’ennesima multinazionale che tutto prende e nulla da, generando, oltre alla perdita diretta di 100 posti di lavoro, ulteriore impoverimento del tessuto industriale del nostro paese mettendo in seria difficoltà altre aziende ed altri lavoratori legate all’attività del sito di Castenedolo”.

Nel video l’intervista a Piero (RSU Fiom-CGIL):
Come accaduto per la Tinkem di Villa Carcina (BS) e per altre fabbriche in tutta Italia la mannaia del capitalismo finanziario colpisce aziende storiche in attivo, con lavoratori ad alta professionalità e alta sindacalizzazione (in entrambe le fabbriche l’unico sindacato presente è la Fiom…), dove per accordo non entrano lavoratori interinali o somministrati, dove i contratti a tempo determinato si risolvono al termine con il passaggio a tempo determinato, dove i lavoratori sanno che ai “doveri” si affiancano i “diritti” e non sono disposti a rinunciarvi. Difficile non leggere in questo la volontà di sfiancare e recidere quel poco che resta, in Italia, della coscienza e dell’orgoglio operaio. D’altronde, come disse l’imprenditore e “filantropo” statunitense Warren Buffet: «È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo».
Forse sarebbe il caso di cominciare a reagire.
