PCI Federazione di Brescia
IRAN – Intervista del 22/02/26 a Roberta Rivolta

Riprendiamo dal nostro canale Youtube l'intervista del 22 Febbraio alla compagna Roberta Rivolta su quanto accaduto in Iran tra Gennaio e Febbraio.

D – Considerata l’attuale situazione di tumulto in Iran, Quale interesse ha l’Occidente nel cavalcare questa situazione? Quali sono state le azioni negli ultimi cinque anni per arrivare a questa situazione?

Riferendoci ai disordini avvenuti all'inizio di gennaio, non so se utilizzerei il verbo "cavalcare". Ricapitoliamo brevemente cosa è successo.

A causa delle sanzioni, si è verificato un crollo della moneta iraniana. Questo ha aggravato una situazione economica già preesistente, creando un problema molto concreto per i commercianti. I commercianti vendono in moneta locale, quindi con prezzi in rial, ma acquistano sul mercato estero in dollari. Si è così creato un fortissimo scompenso tra spese e guadagni. I commercianti sono scesi in piazza per protestare e chiedere al governo un sostegno economico. Il governo li ha anche ascoltati, e sappiamo che non ci sono stati né scontri né arresti.

A un certo punto, queste manifestazioni sono state infiltrate da elementi violenti, la cui presenza è stata immediatamente rivendicata con messaggi pubblici sia dal Mossad sia da Mike Pompeo. Le manifestazioni dei commercianti sono terminate perché le persone che erano andate a protestare per chiedere un intervento economico del governo non avevano alcuna intenzione di mettere in discussione la Costituzione o le autorità. Gli infiltrati, invece, si sono resi protagonisti di azioni violente: sono girati decine di video in cui si vedono attacchi contro la polizia iraniana, distruzione di strutture, ambulanze incendiate, molotov lanciate contro autobus civili e civili uccisi. Più che cavalcare le manifestazioni, di fatto le hanno uccise.

Qual è l'interesse dell'Occidente? In teoria, ci sarebbe una differenza tra gli interessi dell'Europa e quelli degli Stati Uniti. L'Europa aveva rapporti commerciali molto forti con l'Iran e relazioni internazionali solide e antiche. Tuttavia, l'Europa ormai non è più capace di una politica indipendente e segue gli Stati Uniti. Quando gli Stati Uniti hanno imposto le sanzioni secondarie contro l'Iran, l'Europa ha fatto un tentativo molto blando di sottrarvisi, creando un meccanismo chiamato INSTEX che avrebbe dovuto aiutare chi voleva continuare ad avere rapporti commerciali con l'Iran. Di fatto, però, non l'ha mai messo in pratica. Stiamo quindi seguendo una politica funzionale agli Stati Uniti, non a noi.

Gli interessi degli Stati Uniti sono molteplici. Mi limito a citare i due principali.

Sul piano regionale, l'Iran è il paese che guida la resistenza al tentativo di occupazione politica e militare dell'area da parte degli Stati Uniti attraverso Israele, che funge da stato proxy nella regione. L'Iran ha una Costituzione dichiaratamente anticolonialista e ha sempre sostenuto ogni movimento anticolonialista nella regione. Qasem Soleimani, eroe nazionale in Iran, ucciso da Trump nel 2020, era chiamato l'architetto dell'asse della resistenza. Aveva eccezionali capacità sia militari che diplomatiche ed è intervenuto in tutte le aree in cui c'erano forme di resistenza: a Gaza, in Libano a sostegno di Hezbollah, nello Yemen, persino in Venezuela. È la figura simbolo del ruolo dell'Iran nella regione.

Sul piano mondiale, l'Iran è un forte partner sia della Cina che della Russia. È uno dei dieci stati membri dei BRICS e uno dei dieci stati membri della Shanghai Cooperation Organization. Attaccare l'Iran significa attaccare i BRICS, che è uno degli obiettivi principali di Trump in questo momento. È lo stesso motivo per cui ha attaccato il Venezuela: la Cina acquistava l'80% del petrolio venezuelano. Quando Trump ha rapito Maduro, la Cina si è rivolta all'Iran. Oggi abbiamo una situazione di disordine in Iran, con mezzi navali statunitensi che si avvicinano alle coste iraniane. Una delle ipotesi è che questi mezzi abbiano l'obiettivo di creare un blocco navale, impedendo così il commercio tra Cina e Iran. L'obiettivo è molto più ampio: Trump, nonostante le dichiarazioni, non ha alcuna intenzione di fermare la guerra contro la Russia – l'ha semplicemente scaricata sugli europei – ma il suo vero obiettivo è separare la Cina dalla Russia e bloccare il programma dei BRICS.

D – Il partito Tudeh che posizioni sta assumendo e come si sta muovendo?

Per quanto riguarda il Partito Tudeh, attualmente si trova all'estero, con sedi principali in Germania e a Londra. È un partito che ha perso gran parte della sua forza propulsiva e della sua base di adesione. Esistono documenti della CIA risalenti al 1980 che già allora monitoravano la situazione per capire chi sostenere all'interno dell'Iran per bloccare la rivoluzione islamica. Quei documenti affermavano che il Tudeh non era un candidato papabile, poiché il suo sostegno popolare era bassissimo a causa delle sue relazioni con Mosca. Va ricordato che la rivoluzione islamica ha innanzitutto espresso un desiderio di indipendenza del popolo iraniano.

Oggi i think tank statunitensi ribadiscono che il partito è molto frammentato. I suoi membri si sono dispersi in molte organizzazioni. Non credo che abbia un'attività politica significativa dal punto di vista dell'analisi, anche perché è un organo online piuttosto contraddittorio. Da un lato paga lo scotto di essere stato estromesso dall'Iran, per cui comprensibilmente nutre rancori nei confronti del paese. Dall'altro, questo lo porta a elaborare analisi poco coerenti con la realtà.

Per esempio, in Siria, il Tudeh ha giustamente denunciato la guerra contro il presidente Assad come guerra imperialista. Ma dall'altra parte ha sostenuto il progetto separatista dei curdi, dichiarando che i curdi del cosiddetto Rojava stavano pagando per essersi opposti al progetto imperialista statunitense. Sappiamo benissimo, invece, che il progetto curdo è stato sostenuto dagli Stati Uniti: dall'assedio di Kobane sono usciti grazie ai bombardamenti statunitensi e di fatto hanno consegnato un pezzo di Siria agli Stati Uniti.

Il Tudeh è anche uscito con un comunicato riguardo ai disordini di gennaio, offrendo una lettura della realtà piuttosto particolare. Sospetto che siano influenzati dall'Europa in cui vivono. Parlano di Khamenei come di un dittatore, il che mi sembra strano da parte di iraniani. Khamenei è una figura eletta da un'Assemblea degli Esperti, a sua volta eletta dal popolo. In Iran c'è un parlamento, un primo ministro e un presidente eletti ogni quattro anni. Non ha senso parlare di Khamenei come dittatore.

Hanno poi affermato che le rivolte erano completamente endogene, mentre Pompeo, il Mossad e l'account X di Mossad Israel hanno tutti rivendicato la presenza di agenti del Mossad in Iran. La loro proposta di abbattere il sistema e indire un referendum è, a mio avviso, impensabile in un momento del genere. Se il governo iraniano crollasse, l'Iran farebbe la fine della Siria. Dopo aver sostenuto la Siria denunciando il progetto imperialista, è molto strano che non vedano che si sta ripetendo lo stesso identico copione, con lo stesso esito prevedibile. Per questo non lo trovo molto significativo come partito politico in questo momento.

D – Quale ruolo stanno svolgendo le donne in questo processso di rivolta?

Contrariamente a quanto è sembrato emergere in alcuni commenti, la questione femminile non era centrale nelle rivolte. Le manifestazioni erano dovute al crollo della moneta e ai problemi economici creati dalle sanzioni. La questione femminile non è mai stata citata.

Tra l'altro, dopo i tumulti del 2022 per la vicenda di Mahsa Amini, il governo ha deciso di allentare molto i controlli sul velo. Formalmente il velo è ancora obbligatorio perché fa parte della Costituzione. Ricordo che la Costituzione iraniana si basa sulla legge islamica, ma è stata redatta da un'assemblea costituente eletta per voto popolare e successivamente sottoposta a referendum, vincendo con il 99,5% dei voti favorevoli. Non è un'imposizione dall'alto, ma una Costituzione che il popolo iraniano ha scelto di darsi.

Detto questo, dopo i tumulti del 2022 le autorità hanno deciso di allentare i controlli. Io sono stata a Teheran tra fine dicembre e inizio gennaio: tantissime donne ormai non portano il velo. Altre lo portano, sia perché è ancora previsto dalla legge, sia perché fa parte della loro cultura e delle loro tradizioni. Tra le giovani, la percentuale di coloro che non lo indossano è più alta, come naturale che sia.

La questione femminile, dunque, non era all'ordine del giorno nelle proteste di gennaio. Al contrario, c'è stata una forte partecipazione femminile nelle manifestazioni a sostegno del governo di Khamenei. La parte violenta delle rivolte ha conosciuto il suo apice l'8 gennaio, per poi scemare quando il governo ha tagliato internet e bloccato il sistema Starlink, introdotto di contrabbando, facendo perdere ai rivoltosi infiltrati i contatti con l'estero. Sono allora partite manifestazioni di sostegno straordinariamente partecipate: l'11 o il 12 gennaio si parla di 3 milioni di sole persone a Teheran, con manifestazioni contemporanee in tutte le città iraniane. In queste manifestazioni, milioni di persone sono scese in piazza a sostegno del governo, e tantissime donne erano presenti. Intervistate, dichiaravano di essere lì per sostenere Khamenei e la Costituzione.

Il primo gennaio, mentre ero in Iran, sono stata invitata a una conferenza internazionale che raccoglieva organizzazioni femminili. Ho ascoltato un intervento molto interessante di una donna che sosteneva che l'interesse dell'Occidente per le donne iraniane non è affatto un desiderio di liberarle dall'oppressione, ma un attacco specifico contro la parte della società a cui spetta il compito di mantenere vive le tradizioni: la donna. È la donna che educa, che trasmette di generazione in generazione il patrimonio culturale e l'identità della nazione. Era un'analisi molto lucida, ed è quello che in questo momento le donne in Iran stanno esprimendo.

D – Quali sono i possibili scenari futuri per l’Iran?

Questa è la domanda più difficile. L'obiettivo dell'Iran, attualmente, sembra essere quello di diventare uno "stato soglia" dal punto di vista nucleare. Gli stati soglia sono quelli che hanno la capacità e la possibilità tecnica di dotarsi di armi nucleari senza farlo materialmente. Il potere di deterrenza, però, sarebbe lo stesso, perché significherebbe che in poco tempo potrebbero dotarsene. Considerando che sono sotto attacco, gli analisti concordano nel ritenere che questo sia il loro obiettivo.

Gli Stati Uniti, però, non si fermano. Il loro progetto è antico: senza andare alla rivoluzione, almeno da Bush e dal progetto del "Nuovo Medio Oriente", gli Stati Uniti hanno prodotto documenti su documenti su come attaccare l'Iran e come produrre un cambio di regime.

Come si difenderà l'Iran? Diventare uno stato soglia sembra l'obiettivo attuale, peraltro richiesto anche dagli stati e dalle formazioni alleate, perché l'Iran è importante: se cadesse, sarebbe un disastro per molte componenti politiche sul piano internazionale. L'altra minaccia è il blocco dello Stretto di Hormuz, che sarebbe un disastro per l'economia globale.

Le autorità iraniane mi sembrano molto responsabili: si preoccupano sempre delle conseguenze delle loro politiche e delle ricadute sulle popolazioni, cosa che dall'altra parte non accade. Probabilmente è anche un gioco di ruoli: se so che tu ti fermi, posso fare un passo in più.

Non saprei prevedere cosa succederà. La cosa positiva è che le relazioni militari con Cina e Russia sono sempre più strette. La possibilità di bloccare Starlink, a quanto si dice, è stata offerta dalla Russia: Starlink è stato usato in Ucraina e Venezuela, e la Russia ha sviluppato la tecnologia per bloccarlo, passandola all'Iran. Le esercitazioni militari congiunte sono sempre più frequenti. Un altro potere di deterrenza potrebbe essere il rafforzamento della collaborazione militare e l'azione economica dei BRICS, che potrebbe diventare abbastanza importante da costringere gli Stati Uniti a rivedere i loro progetti.

Più di questo, sinceramente, non mi sento di fare previsioni.

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