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Il marxismo occidentale, il feticcio della sconfitta e l'influenza della religione cristiana.

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Il marxismo occidentale, il feticcio della sconfitta e l'influenza della cultura cristiana

Di Jones Manoel*

Da https://redsails.org/western-marxism-and-christianity/

Traduzione a cura della redazione di comunistibrescia.org 

C'è una contraddizione fondamentale in molti degli studi marxisti che vengono prodotti in Occidente. Ogni volta che parlano di marxismo in Asia - in Cina, Corea o Vietnam - o quando parlano di movimenti popolari in Africa come in Egitto o in Libia, mettono in evidenza l'influenza della religione su questi movimenti politici e l'adattamento nazionale del marxismo. Quando un ricercatore marxista studia, per esempio, il marxismo cinese, è obbligato ad affrontare l'influenza della filosofia di Confucio sulla cultura cinese in generale e sul marxismo cinese in particolare. Allo stesso modo, l'influenza che l'Islam ha su molti paesi africani è sempre presa in considerazione nell'analisi di nazioni socialiste come l'Algeria. 

Quando arriva il momento di guardare al marxismo nella politica occidentale, però, raramente si tiene conto dell'influenza del cristianesimo nella costruzione dell'universo simbolico, soggettivo e teorico di questo marxismo. È come se in Asia il confucianesimo avesse un'influenza sulla politica, in Africa l'Islam avesse un'influenza sulla politica, ma in Brasile, negli Stati Uniti, in Francia, in Portogallo, il cristianesimo non svolga un ruolo simile nella formazione della soggettività storica. Si tratta di un errore per un motivo molto semplice e oggettivo, che Antonio Gramsci sottolinea in diversi passaggi dei Quaderni del carcere: la Chiesa cattolica è l'istituzione più longeva in Occidente. Nessun'altra istituzione è riuscita a rimanere in vita così a lungo con la capacità di diffondere e far circolare idee e concetti, attraverso un corpo di sacerdoti, vescovi e teologi intellettuali, organizzati all'interno di una burocrazia come quella della Chiesa cattolica. Quindi è impossibile parlare seriamente di marxismo, politica, soggettività, cultura e campo simbolico in Occidente senza incorporare il ruolo del cristianesimo in ogni formazione sociale, in ogni paese specifico come elementi di analisi.

Credo sia impossibile comprendere il fenomeno che viene mal descritto come “populismo” (termine che non uso), di questo rapporto delle classi popolari con personaggi come Lula, Getúlio Vargas, Miguel Arraes, Brizola, Perón, Velasco Ibarra e Hugo Chávez senza comprendere le configurazioni fondamentali del rapporto cattolico tra devoti e santi. Ovviamente questa non è l'unica spiegazione, ma c'è un elemento simbolico nella struttura politica di questo rapporto. Ho pensato a questo per molto tempo. Non è una mia idea — Domenico Losurdo e Roland Boer hanno scritto di come il feticcio della sconfitta sia una delle caratteristiche fondamentali del marxismo occidentale e di come questo sia un derivato incompreso della cultura cristiana.

Innanzitutto, discutiamo di una grande tendenza nel marxismo occidentale. Secondo Perry Anderson c'è una separazione tra il marxismo occidentale e quello orientale, e il marxismo occidentale è fondamentalmente un tipo di marxismo che, come caratteristica chiave, non ha mai esercitato il potere politico. È un marxismo che si è sempre più occupato di questioni filosofiche ed estetiche. Si è tirato indietro, per esempio, dalla critica all'economia politica e dal problema della conquista del potere politico. Ha preso sempre più una distanza storica dalle esperienze concrete di transizione socialista in Unione Sovietica, Cina, Vietnam, Cuba e così via. Questo marxismo occidentale si considera superiore al marxismo orientale perché non ha offuscato il marxismo trasformandolo in un'ideologia di Stato come, ad esempio, il marxismo sovietico, e non è mai stato autoritario, totalitario o violento. Questo marxismo preserva la purezza della teoria a scapito del fatto che non ha mai prodotto una rivoluzione da nessuna parte sulla faccia della Terra: questo è un punto molto importante. Ovunque una rivoluzione socialista vittoriosa abbia avuto luogo in Occidente, come Cuba, è molto più strettamente associata al cosiddetto marxismo orientale che a questo marxismo occidentale prodotto in Europa occidentale, negli Stati Uniti, in Canada e in parti del Sud America. Questo marxismo è orgoglioso della sua purezza, e questa è la prima caratteristica elementare che deriva dal cristianesimo. 

Gramsci mostra che una delle principali preoccupazioni storiche della Chiesa cattolica è stata quella di controllare la lettura e la diffusione del cristianesimo, bloccando il sorgere e la diffusione di interpretazioni popolari, autonome e di basso livello e salvando così la purezza della dottrina storica. Pertanto, la Chiesa cattolica può dire che il cristianesimo è amore, uguaglianza, amore per il prossimo, compassione e non violenza, nonostante sia stato un'arma fondamentale nella legittimazione della schiavitù, delle crociate e del colonialismo, e nonostante l'intimità di vari elementi della Chiesa cattolica con il nazifascismo e le dittature militari. C'è una costante in tutta la storia del cristianesimo che è che questi elementi non corrompono la dottrina. O sono false espressioni del cristianesimo, o sono fatti, come patate in un sacco, che non hanno alcun significato teorico, politico o, soprattutto, teologico. Quindi, il fatto che la storia neghi l'affermazione che il cristianesimo sia basato sulla compassione e sulla pace non cambia né mette in discussione la dottrina.

Molti marxisti agiscono allo stesso modo. La loro più grande preoccupazione è la purezza della dottrina. Ogni volta che i fatti storici contestano la dottrina o mostrano la complessità dell'operatività pratica di elementi della teoria, negano che questi elementi facciano parte della storia della teoria e della dottrina marxista. Questo è, per esempio, ciò su cui sono costruite le dottrine del tradimento. Ogni movimento che sembra allontanarsi un po' da questi modelli “puri” che sono stati creati a priori si spiega attraverso il concetto di tradimento, o si spiega come “capitalismo di stato”. Quindi niente è socialismo e tutto è capitalismo di stato. Niente è transizione socialista e tutto è capitalismo di stato. La rivoluzione è solo una rivoluzione durante quel momento glorioso della presa del potere politico. La rivoluzione è sempre un processo politico che ha due momenti: un momento di distruzione del vecchio ordine capitalista e di presa del potere, e un momento di costruzione di un nuovo ordine. A partire dal momento in cui si costruisce un nuovo ordine sociale, è finita. Le contraddizioni, i problemi, i fallimenti, gli errori, a volte anche i crimini, avvengono principalmente in questo momento di costruzione del nuovo ordine. Quindi, quando arriva il momento di valutare la costruzione di un nuovo ordine sociale - che è dove, a quanto pare, la pratica sembra sempre allontanarsi dalla purezza della teoria - lo specifico appare corrotto di fronte all'universale. È a questo punto che viene evocata l'idea del tradimento, che viene evocata l'idea della controrivoluzione e che appare l'idea del capitalismo di Stato per preservare la purezza della teoria.

Un grande esempio di ciò è stato quando l'Unione Sovietica è entrata nel suo processo di crisi terminale. All'avvicinarsi della fine dell'Unione Sovietica molti marxisti occidentali annunciarono che si trattava di un grande evento nella storia del marxismo perché finalmente il marxismo si era liberato da quell'esperimento nato durante la Rivoluzione d'Ottobre, che ha distorto il marxismo, che ha trasformato il marxismo in una mera ideologia di Stato. Ora, senza dover spiegare la palla al piede dell'Unione Sovietica, il marxismo potrebbe finalmente essere liberato e raggiungere il suo potenziale di emancipazione.

Un altro fattore molto comune nella sinistra occidentale è trattare la sofferenza e l'estrema povertà come elementi di superiorità. È molto comune nella cultura di sinistra occidentale sostenere i martiri e le sofferenze. Salvador Allende piace a tutti oggi. Perché? Salvador Allende è una vittima, un martire. Fu assassinato nel colpo di Stato di Pinochet. Quando Hugo Chávez era vivo, molti settori della sinistra gli hanno storto il naso. Se fosse stato ucciso, per esempio, nel tentativo di golpe del 2002, sarebbe adorato dall'immensa maggioranza della sinistra occidentale di oggi, come simbolo di sofferenza e martirio. Poiché ha continuato a esercitare il potere come leader di un processo politico che, per necessità, aveva diverse contraddizioni, è stato sempre più abbandonato, con il passare del tempo - non devo nemmeno menzionare ciò che poi è successo a Maduro. Questi stessi settori che celebrano e sostengono l'idea di Allende perché ha difeso il socialismo democratico non vedono o non vogliono vedere che Allende governasse quasi interamente per decreti. All'epoca, la costituzione cilena aveva un meccanismo giuridico che consentiva all'esecutivo di governare con decreti che non dovevano essere approvati dal parlamento o dalla Corte Suprema. Quindi Allende è stato in grado di fare leggi attraverso decreti che hanno aggirato il Congresso e la Corte Suprema. Dal momento che Allende non aveva la maggioranza al Congresso e soffriva molto dell'opposizione borghese, governò sostanzialmente per decreto durante tutto il suo mandato. Questo tipo di azione oggi è una giustificazione sufficiente per etichettare qualsiasi leader di sinistra che la pratichi come autoritario, per paragonarlo a Trump, Bolsonaro o Orban. Se Allende fosse vivo oggi sarebbe criticato,

Un altro esempio di ciò è la situazione con Che Guevara e Fidel Castro. Per la maggior parte della sinistra occidentale, Che Guevara rappresenta un sognatore ribelle. Nella vita reale non lo era, ma hanno costruito questa immagine intorno a lui. Che Guevara morì immolato nelle giungle della Bolivia, quindi ora è un simbolo di sacrificio, martirio e agonia della sconfitta. Fidel è rimasto a Cuba come leader della Rivoluzione cubana e di tutte le contraddizioni di questo processo. Oggi è visto come un burocrate, senza fascino né appeal, da molti se non dalla maggioranza della sinistra occidentale. Che Guevara è un simbolo eterno di resistenza, di sogno, di utopia che non si realizza a causa della morte.

Un altro esempio di ciò è il contrasto nel modo in cui viene trattata la Repubblica popolare di Corea rispetto alla Palestina. Entrambe le nazioni si sono impegnate nella stessa lotta: la lotta anticoloniale per l'indipendenza nazionale. Nel caso della Corea, la lotta è stata condotta da una prospettiva socialista. La Corea ci è riuscita, nonostante sia un paese fratturato dall'imperialismo. Ha un'economia relativamente forte, con un livello di industrializzazione ragionevolmente alto, un esercito nazionale molto forte e la capacità di lanciare armi nucleari. Quindi, la Corea non è una nazione indifesa. I palestinesi sono un popolo profondamente oppresso, in una situazione di estrema povertà, che non ha un'economia nazionale perché non ha uno Stato nazionale. Non hanno un esercito o un potere militare o economico. Pertanto, la Palestina è l'incarnazione totale della metafora di Davide contro Golia, tranne che questo David non ha la possibilità di battere Golia in un conflitto politico e militare. Pertanto, quasi a tutti nella sinistra internazionale piace la Palestina. Le persone diventano estasiate guardando quelle immagini - che non credo siano molto fantastiche - di un bambino o di un adolescente che usa una fionda per lanciare un sasso contro un carro armato. Guarda, questo è un chiaro esempio di eroismo ma è anche un simbolo di barbarie. Questo è un popolo che non ha la capacità di difendersi di fronte a una potenza coloniale imperialista armata fino ai denti. Non hanno la stessa capacità di resistenza, ma questo è romanzato. Alla sinistra occidentale piace questa situazione di oppressione, sofferenza e martirio. 

Un altro caso molto noto è quello del Vietnam. Tutti hanno sostenuto il Vietnam quando era sotto attacco, distrutto e bombardato per oltre 30 anni. Il Vietnam ha battuto il Giappone nella seconda guerra mondiale, poi ha dovuto combattere la Francia e poi ha dovuto combattere gli Stati Uniti. Sono passati 30 anni di fila senza poter costruire una maledetta scuola o ospedale perché una bomba sarebbe caduta, prima dalla Francia e poi dagli Stati Uniti, e l'avrebbe distrutta. Quando il paese è stato finalmente in grado di battere tutte le potenze coloniali e neocoloniali e ha avuto l'opportunità di iniziare a pianificare, di costruire autostrade, impianti elettrici, scuole e università senza che le bombe atterrassero su di loro il giorno successivo e distruggessero tutto ciò che veniva fatto, il paese fu abbandonato dalla maggioranza della sinistra. Ha perso il suo fascino, ha perso il suo incanto. C'è un feticcio per la sconfitta nella sinistra occidentale.

Un chiaro esempio di questo feticcio è nel caso del golpe in Bolivia. Slavoj Žižek, il famoso pensatore critico, ha scritto un articolo intitolato Bolivia: l'anatomia di un colpo di stato , e qual era la sua grande preoccupazione? Era dimostrare che Evo Morales fosse democratico, che Evo Morales non ha epurato o imprigionato traditori durante i tentativi di colpo di stato in passato, e che ora queste stesse persone hanno commesso un colpo di stato contro di lui. In altre parole, Žižek loda proprio l'elemento che ha portato alla sconfitta della rivoluzione in Bolivia come prova di superiorità etica e morale. Guarda come è meravigliosa la Bolivia oggi. Ogni giorno un attivista viene assassinato o incarcerato, ma hanno la consolazione morale di non essere stati repressivi o autoritari con la borghesia boliviana.

Un terzo elemento comune alla sinistra occidentale deriva dal concetto cristiano che la salvezza non è un prodotto delle azioni di una persona, ma una decisione presa da Dio. È l'idea che, sebbene tu lavori per compiere buone azioni, per seguire la legge biblica, per essere una brava persona e così via, la tua salvezza è una decisione di Dio. Gli sforzi soggettivi legati al punto centrale del marxismo, che è la conquista del potere politico (come diceva Lenin, “tutto al di fuori del potere politico è un'illusione”), sono stati svalutati a causa di questa influenza della cultura cristiana, anche se la maggior parte degli intellettuali marxisti sono atei. Invece, il valore più alto diventa un'eterna posizione di resistenza, che produce un senso di orgoglio. Quando Bernie Sanders ha perso le primarie democratiche per la seconda volta, un famoso professore marxista dell'Università di San Paolo ha pubblicato su Facebook: “Abbiamo combattuto come mai prima d'ora. Abbiamo perso come al solito ma la lotta continua. Ora, Alexandra Ocasio Cortez è il futuro del socialismo negli Stati Uniti". La logica marxista di pensare a tutti i conflitti politici in termini di strategia, tattica, politica di coalizione, programmi, di analizzare criticamente gli errori per evitare di ripeterli, di colpire il nemico da un punto di vista politico o addirittura militare per prendere il potere è semplicemente svanita , sostituito da un eterno movimento di resistenza come fosse una prova della grazia divina. La stessa logica che dovrebbe essere l'essenza della politica, che è la logica della strategia, viene svalutata poiché la resistenza diventa fine a se stessa. 

Insieme, i tre elementi che ho appena descritto creano una sorta di orgasmo narcisistico di sconfitta e purezza. Il soggetto è orgoglioso di non avere alcun rapporto con l'intero movimento storico concreto delle rivoluzioni socialiste e di liberazione della classe operaia. Sono orgogliosi di non avere alcun legame teorico o politico con le rivoluzioni in Cina, Russia, Vietnam, Algeria, Mozambico e Angola. Sono, invece, orgogliosi della presunta purezza che la loro teoria non sia contaminata dalla fatica dell'esercizio del potere, dalle contraddizioni dei processi storici. Essere puri è ciò che provoca questo orgasmo narcisistico. Questa purezza è ciò che li fa sentire superiori. Li fa sentire di avere un punto di vista morale ed etico privilegiato rispetto agli altri esponenti della sinistra che, ad esempio, riconoscere la Rivoluzione cinese o la Rivoluzione cubana e, quindi, accettare l'autoritarismo e accettare un'economia che non si basi sulla realizzazione totale dell'autogestione. Questo tipo di marxismo non ha potere critico. Può produrre e produce molte buone analisi della realtà ma è incapace di produrre un movimento strategico e rivoluzionario che miri a prendere il potere politico. Pertanto, il processo di ricostruzione di un marxismo rivoluzionario in Occidente deve riconoscere questi elementi simbolici, che sono diventati radicati nel marxismo occidentale, che sono stati contrabbandati come contrabbando dal cristianesimo. Questi elementi devono essere sottoposti a critica radicale e superati.

*Jones Manoel da Silva ( Recife , 9 gennaio del 1990 ) è uno storico , marxista , YouTuber , un professore di storia, comunicatore popolare, scrittore e militante del Partito Comunista Brasiliano (PCB),

La Controriforma Democratica

Scritto da PCI Fed. Brescia.

di Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale PCI Brescia 

La lista dei paesi soggetti a sanzione si allunga e cambia impercettibilmente carattere e fisionomia, sempre meno minaccia ad un paese, sempre più monito al mondo. 

Gli Stati Uniti, sempre più distanti dall'ONU, trascinano e condizionano lo schieramento occidentale, in sostanza i membri della Nato, ad uno scontro di civiltà contrapposte ponendosi al comando di questa parte che si ritiene legittimata dalla forza economica, da Dio e dalla Storia.

Negli anni in cui il Vaticano, al contrario, riprende con decisione la strada dell'ecumenismo religioso, la sanzione economica dell'Occidente contro interi paesi, la facoltà di decretare la miseria e il degrado di interi popoli assume invece il significato di una bolla di scomunica emanata però da un'autorità laica e temporale che va così ad assumere su di sé le prerogative un tempo esercitate dal Papato.

Oggi, come al tempo della Controriforma Cattolica di quattrocento anni fa, è in gioco e si fa pesare questo diritto 'divino' esclusivamente auto-attribuito nel definire e giudicare urbis etr orbis la corretta modalità di convivenza in una società.

E, come quattrocento anni fa, sulla base di questa esclusività, si finisce col determinare le alleanze e i campi di appartenenza senza tanto badare a quanto siano meritorie le pratiche etiche e a quanto sincere siano le spiritualità sottoposte a giudizio ma con l'occhio, piuttosto, alle materialissime necessità geopolitiche percepite come preminenti dal novello pontefice di Washington.

I novelli dogmi dottrinali, usati come verghe per separare le pecore dai capri, sono la democrazia e i diritti umani. 

E come per tutti i dogmi appare del tutto inutile eccepire incoerenze interpretative presso le autorità pontificie che, a quel punto, fanno valere l'altro dogma, quello della loro infallibilità.

Suggerire, ad esempio, che non è bello annoverare tra i propri alleati un'Arabia Saudita impegnata in una guerra di sterminio contro gli Huti nello Yemen, equivale all'eresia, eresia di cui nessuno degli alleati si macchierà se non vogliono incorrere prima nell'ammonimento e poi nella dannazione. Così il dogma si fonda sul mistero e la democrazia sfocia nella mistica democratica.

Lo sforzo dogmatico è rilevante, intenso, instancabile e tende a normalizzare e spegnere definitivamente ogni dibattito, in particolare quello attorno al reale significato di un concetto di democrazia che per tutto il XX secolo è stato assai controverso.

Il velo dogmatico copre e vuole far dimenticare che le democrazie di allora tollerarono, diedero spazio o addirittura finanziarono generosamente i conati nazifascisti che portarono al carnaio noto come Seconda Guerra Mondiale. L'oblio deve coprire quella verità che indica come fu irrinunciabile fattore di salute per la pace europea l'irrompere delle classi operaie organizzate, la loro capacità di fronteggiare e contenere lo strapotere delle classi sino ad allora dominanti e inaffidabili. Solo allora si affermò il suffragio universale. Quei segnali di vitalità andavano strangolati allora e cancellati oggi.

Riscrivere la Storia, come si favoleggia sia privilegio dovuto ai vincitori della Guerra Fredda, assume così la funzione di 'pacificare' e normalizzare la vita quotidiana del popolo credente, diventa ridisegnare il presente. Come Clemente XIII fece eliminare dagli affreschi i simboli controversi, si misero le mutande alle statue e si adornarono le opere d'arte con uno stuolo di onnipresenti puttini alati, così oggi si moltiplicano i fioretti ambientalisti, le ONG umanitarie, gli Enti Governativi no profit, le brulicanti santelle del 'politicamente corretto' sui diritti individuali, le icone pop di gente sorridente che ce l'ha fatta oggi come quelle dei santi martiri che ascendevano al regno dei cieli allora.

Tutto è armonioso e stucchevole in questo barocco pornografico e pretenzioso, e se proprio armonioso non fosse ci penserà la divina provvidenza occidentale a creare consenso anche tra chi è senzatetto, analfabeta, senza tutela sanitaria e senza lavoro. Operazione che alla chiesa di Washington è riuscita alla perfezione a casa propria. Finora.

Se poi riusciranno anche a far credere che più di due milioni di morti e duecento milioni di malati per pandemia sono stati un costo accettabile pur di non vivere come quei miscredenti che invece si sono adeguatamente curati, avremo assistito ad una grande vittoria della Controriforma Democratica. Quella per la quale non è democratico ciò che è democratico, non è diritto individuale ciò che è diritto individuale ma lo è quello che io dico che lo sia. Perchè? Perchè di sì. O, meglio, perchè ho trecento basi militari sparse per il globo che mi aiutano nel mio piano di evangelizzazione. A rinverdire il ricordo della Santa Inquisizione. Assange come Giordano Bruno.

Questa sterzata autoritaria, dolce da noi e tremenda nei punti di crisi, ci porta molto lontano da qualsiasi cosa abbiamo definito democrazia nell'ultimo dopoguerra, così come la Guerra dei Trent'anni sembrò cancellare sulla terra ogni traccia della divina provvidenza, per l'affermazione della quale quella guerra si diceva venisse combattuta.

I Presidenti del Consiglio, soprattutto se benvoluti dalla gente, vengono rimossi da uomini fidati della Curia Economica e i segretari di Partito vengono sostituiti senza congresso né dibattito ma per acclamazione delle Loro Eccellenze. Milioni di cittadini un tempo educati a chiedersi cosa succedesse nel mondo e nelle loro comunità, a parteggiare e partecipare cantando, oggi tacciono e non sanno più vedere oltre la cortina della Controriforma, muti e sordi, soffocati come Renzo nei Promessi Sposi dai pistolotti di don Abbondio, Fra Cristoforo, Federico Borromeo, l'Innominato e cento altri illuminati dalla grazia.

Chi ricorda come si definisse 'bloccata' quella nostra democrazia degli anni settanta che non prevedeva ricambi al vertice, oggi non saprebbe che aggettivo usare. Finta, formale, apparente, strumentale?

 

Oggi, come allora, la necessità di una controriforma è legata al tentativo di ordinare il nuovo mondo globalizzato per conferirgli un assetto stabile e gradito, al riparo da suggestioni definite ereticali solo in quanto autonome. Il trasferimento delle prerogative politiche dagli stati nazionali al Mercato globale deve trovare concretezza in un assetto sovrastatuale ben ordinato, che si riconosca in una struttura ideologica adeguata e rigida così come in una nuova e precisa dimensione geografica.

Se l'obiettivo è consolidare le conquiste e i privilegi di una ristretta èlite economica, tutto ciò non può avvenire senza l'adesione di una borghesia globale cui sia stata affidata la missione di gestire questo delicato passaggio che implica il definitivo snaturamento degli stati-nazione e la destrutturazione della loro autonomia politica e legislativa.

Questa nuova borghesia cosmopolita si sta costruendo dalla caduta del Muro e la sua mano si percepisce evidente nelle milioni di notizie non date, travisate, omesse oltre che nel pedissequo e instancabile lavorìo catechistico per il politically correct. Essa ha arruolato un numero imponente di parlamentari di tutti i paesi, quelli che inspiegabilmente operano, senza peraltro trovare argini, per l'indebolimento degli esecutivi di cui fanno parte, prima nazionali ma poi, a cascata, anche europei. Nella più assoluta trasversalità politica tra ex-destra ed ex-sinistra.

L'unica struttura mai toccata da critiche politiche o proposte di ridimensionamento è la Nato, che resta il vero riferimento per dare a questa visione del mondo una dimensione concretamente geografica. Questa entità sovrastatuale di cui parliamo, potremmo chiamarla il Nuovo Sacro Impero, trova così, non paradossalmente, un suo punto di prima identificazione in una struttura dalla originaria funzione militare.

Ed i regimi nazionali si conformano alle sue necessità geopolitiche. Alle nazioni ai confini con gli infedeli, al confine con gli 'altri', è così concesso di far leva su un nazionalismo che trova la sua ragione d'essere nella necessità di uno scontro perenne col nemico. Nazionalismo che sia stolido, tipicamente di destra, che fonda la retorica bellicista dell'indipendenza col servilismo nei confronti dell'Impero stesso. Che questo Sacro Impero si autodefinisca Democratico non sembra turbarlo, al momento. E' un fascismo pragmatico, conta i soldi e affila le armi.

Sono paesi a cui si deve il rinascere di forme di un fascismo democraticamente compatibile senza che alla nostra nuova borghesia cosmopolita passi per la mente di farne una critica adeguata.

Nelle altre aree il compito della controriforma, e della sua borghesia, è 'solo' quello di gestire senza strappi eccessivi il contemporaneo azzeramento della conflittualità di classe e dei diritti costituzionali del lavoro. Riducendo, se possibile, la politica a un elegante minuetto di cui si possa parlare all'infinito. Dicasi pacificazione del popolo credente.

Senza arrivare a comprendere il nesso stretto tra la pervasività della cultura imperiale impegnata nella Controriforma Democratica, senza che si riesca a dare fisionomia precisa alla sua borghesia cosmopolita, senza percepire un bombardamento su Damasco come un licenziamento di massa a Milano, senza capire gli obiettivi politici che si prefiggono e che attengono ad ogni dettaglio delle nostre vite non si riuscirà a capire come opporsi. 

Oggi come allora la strada è quella stessa resa sostanzialmente impraticabile, quella dell'autonomia di pensiero, organizzativa, di classe, nazionale. Ogni volta che saremo riusciti a dare vita a spazi politicamente e relmente autonomi rispetto all'Impero avremo posto un tassello per allontanare la guerra e poi la miseria.

Si deve avere consapevolezza che la logica della Controriforma, nonostante l'abbondare della retorica bellicista, è eminentemente difensiva, è un modo per affrontare una crisi.

Quattrocento anni fa non finì bene. Dopo decine di milioni di morti nelle guerre religiose e dopo la battaglia di Rocroi iniziò il lento declino di una visione monistica del mondo. Non vorremmo ricominciare daccapo ma la logica della Controriforma, anche se Democratica, non lascia spazio alla convivenza pacifica. O di qua o di là. E' in gioco il dollaro, l'America First. 

E si faccia ben attenzione, perchè ogni più piccolo popolo ha pagato dazio sotto il tallone dell'Impero Democratico e ha da ricordarsi degli ammonimenti cruenti, dei suoi Aldo Moro, Olof Palme, Salvador Allende o Thomas Sankara, lasciati sul terreno nello scontro per la normalizzazione controriformistica.

Noi, per parte nostra, di questa modalità di scontro poco capimmo allora, quando iniziò negli anni settanta, immersi come eravamo nel dramma, nella retorica della lotta al terrorismo e della successiva vittoria della democrazia. Proprio mentre in realtà quest'ultima subiva la più grave e cocente sconfitta sul piano militare e politico sancendo la drastica riduzione della nostra autonomia politica.

Da allora vige un nuovo codice, un nuovo vocabolario: i colpi di Stato si chiamano 'rivoluzioni o vittorie democratiche' e, immancabilmente sorrette dal dogmatismo pontificio, immancabilmente azzerano qualsiasi anelito autonomo tacciato di sovversivismo, crimini contro l'umanità, apologia del maligno. Et voilà, quasi fosse un gioco enigmistico, la mistificazione degli ultimi quarant'anni riesce a trasformare il golpismo atlantico in retorica rivoluzionaria, in un tripudio di diritti umani di cui non v'è traccia nel reale. I figuri come Navalny, dichiaratamente neonazisti divengono, al contempo, eroi emblema del martirio democratico. 

Ci presenteremo alle celebrazioni del XXV aprile piagati da questi insulti condivisi dalla nostra borghesia.

Capire oggi significa uscire dalla lunghissima fase della negazione di quella sconfitta e operare per indebolire la cortina omertosa, la cortina delle illusioni individualistiche che divide i popoli del Mondo, affrontando l'ormai capillare mistificazione della verità, di nuovo insieme.

Piazza Loggia - Il sangue dei martiri scorre ancora!

Scritto da PCI Fed. Brescia.

28 Maggio 1974 - 2021

 

A 47 anni dalla bomba il sangue della classe lavoratrice scorre ancora.

 

Il 28 Maggio 1974, in Piazza Loggia, una bomba colpiva lavoratrici e lavoratori, comunisti e antifascisti. 

Con quell'attentato si dava il via ad un piano che aveva un preciso obbiettivo: colpire e disgregare l'unità di classe dei lavoratori, bloccare la loro avanzata verso l'egemonia politica e la guida del paese, impedire per sempre ogni ipotesi di trasformazione socialista della società e dei rapporti di produzione.

 

Dobbiamo con tristezza constatare che quel piano reazionario si realizzò pienamente negli anni successivi. 

 

Oggi il sangue degli otto martiri e dei 100 feriti di Piazza Loggia continua a scorrere: più di 1000 morti sul lavoro ogni anno, decine di migliaia di infortuni e malattie professionali, precarietà lavorativa ed esistenziale, repressione violenta delle lotte operaie, disoccupazione, povertà, degrado culturale. 

 

È questo il brodo di coltura nel quale la classe dominante lascia fermentare l'odio, la violenza e l'intolleranza; il fascismo e il razzismo striscianti nella società italiana e mai con sufficienza e fermezza respinti e combattuti dalle istituzioni repubblicane. 

 

Per noi Comunisti bresciani esiste solo un modo per onorare la memoria dei compagni e delle compagne morte quel giorno; lavorare senza tregua per la ricomposizione di quell'unità della classe lavoratrice, per la riattivazione della coscienza e della solidarietà di classe. 

Per la democrazia! 

Per il socialismo!

 

Per gli iscritti e i simpatizzanti del PCI l'appuntamento è alle 8,30 per la deposizione dei fiori alla stele di Piazza Loggia e poi nel pomeriggio, dalle 18, per le iniziative serali.

Vaccini - Lettera aperta al Sindaco di Brescia

Scritto da PCI Fed. Brescia.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Federazione di Brescia

LETTERA APERTA

Stimato Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia

ci rivolgiamo a Lei quale primo tutore della salute dei suoi concittadini.

Brescia è una delle città più colpite dal Covid-19, forse la più colpita in assoluto.

Il quadro sanitario che si protrae da più di un anno e che emerge dai dati epidemiologici si delinea sempre più preoccupante, compromettendo in profondità la tenuta economica, già fragile, di ampi strati della popolazione e arrivando a coinvolgere sempre più vaste categorie di età con ampie e non quantificabili ricadute sul disagio psicologico della città, particolarmente delle fasce più deboli e delle nuove generazioni.

Se pure non ci è sfuggita la Sua preoccupazione, l'attenzione e lo sforzo posti alla soluzione dei problemi di ordine strutturale ed organizzativo inerenti al fronteggiare, per la parte amministrativa che Le compete, questa tragica emergenza, sull'ipotesi di una soluzione sufficientemente rapida pesa in maniera determinante l'incognita dei vaccini realmente disponibili.

La invitiamo a riconoscere a questo stato di eccezione il primato rispetto a qualsiasi altra considerazione di ordine burocratico, politico o economico.

La vaccinazione di massa risulta essere ogni giorno di più l'unica possibilità per poter immaginare una fuoriuscita da questa situazione in tempi brevi, la impediscono e rallentano logiche privatistiche, geopolitiche e mercantilistiche che per nessun motivo dovrebbero essere considerate prioritarie rispetto alla Salute Pubblica e agli interessi dei cittadini: già nella normale amministrazione e tanto meno nella gestione di un emergenza sanitaria.

Abbiamo ragione di ritenere che un approvvigionamento di vaccini di comprovata efficacia ed in tempo utile, sul mercato internazionale, sia una possibilità a sua disposizione senza che, così facendo, si possano produrre danni ad altri, ma anzi aprendo la strada ad una più rapida uscita dall'emergenza per tutto il Paese.

Cordiali saluti

Lamberto Lombardi segretario PCI della federazione di Brescia

IVECO: MEGLIO CHIUSI CHE CINESI? MEGLIO TUTELARE I LAVORATORI!!!

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Fino a un anno fa la sorte del settore automotive italiano sembrava segnata.

Avviato sulla strada del declino anche lo stabilimento storico dell’Iveco di Brescia in un infinito susseguirsi di casse integrazioni, riduzioni del personale, deportazione di lavoratori in altri siti produttivi , senza l’ombra di un investimento. C’erano voluti anni di impegno da parte di un pugno di lavoratori e di forze politiche rappresentate nel Comitato Futuro Iveco perché quantomeno si alzasse l’interesse della politica cittadina sul destino di un impianto che costituisce patrimonio economico, sociale e culturale di un’intera città. I cambi societari, le fusioni, gli scorpori non avevano cambiato il tenore delle comunicazioni quanto a impianti da chiudere e da ridimensionare. Poi il COVID, la fusione con Peugeot, la prospettiva di imponenti finanziamenti pubblici e, soprattutto, in estate, una prima offerta di acquisto da parte dell’industria statale cinese. Questa offerta è stata reiterata pochi giorni fa.

Ed ecco il miracolo: partiti di opposizione, dopo decenni di coma sull’argomento , fanno manifestazioni in difesa dell’ italianità del settore ( della serie meglio chiusi che cinesi), parlamentari fanno interrogazioni, ministri si esprimono in diretta. I lavoratori Iveco e le migliaia dell’ indotto non credono ai loro occhi, forse qualcosa sta per cambiare davvero nel loro futuro, qualcuno sembra essersi accorto che esiste in Italia un patrimonio di professionalità su cui investire e non solo una vacca da cui mungere contributi statali.

Noi per ora dobbiamo registrare che un’attenzione come questa per ‘ l’ italianità di un settore strategico’ non è seria se viene sollevata solo davanti allo spauracchio cinese mentre è sempre stata taciuta prima. Da decenni invochiamo il deciso intervento strategico dello Stato in questo settore esattamente per questi motivi. Ciò non avverrà neppure questa volta e non ci resta che esigere che la priorità degli interessi in campo si rivolga alla tutela dei lavoratori e non solo alla recita della commedia di fedeltà atlantica, commedia destinata a tutelare solo l’immagine di lorsignori. Se ce ne fosse bisogno aggiungiamo che valuteremo solo la serietà e la congruità con gli interessi dei dipendenti di qualsiasi progetto di investimento, di qualsiasi proprietà.

Lamberto Lombardi 

PARTITO COMUNISTA ITALIANO FEDERAZIONE DI BRESCIA

Brescia - muore lavoratore in una cava

Scritto da PCI Fed. Brescia.

Ogni giorno in Italia un lavoratore si alza e sa che potrebbe non tornare più a casa, non rivedere più i suoi cari. Anzi, tre.

Ieri alla lista nera delle morti sul lavoro si è aggiunto Diego Vono, 44enne di Mazzano (Brescia), quattro figli, travolto da un banco di ghiaia in una cava di Virle Treponti, frazione di Rezzato, mentre stava operando con un escavatore.

La Sezione di Brescia del Partito Comunista Italiano si associa al lutto di familiari, amici e colleghi.

È il primo lavoratore a morire nella provincia Bresciana quest’anno, sono stati dieci nel 2020 senza calcolare i sanitari deceduti per Covid, il trentaduesimo in Italia secondo l’Osservatorio Morti Sul Lavoro di Bologna http://cadutisullavoro.blogspot.com, unico organo di informazione a fornire un report aggiornato quotidianamente dei lavoratori e delle lavoratrici che perdono la vita mentre svolgono le loro mansioni o in itinere.

Queste morti (più di mille all’anno in Italia) non sono una fatalità ineluttabile ma il risultato di anni di depontenziamento e definanziamento degli organi preposti alla sorveglianza, di regole di sicurezza disattese e infrante in nome della competitività e del profitto, di una mentalità padronale del lavoro che è stata fatta propria dai lavoratori e dalle lavoratrici in una sorta di ‘ritorno al passato’ dove la vita di un operaio, di un cavatore, di un portuale, di un rider, vale meno del diritto di ‘lorsignori’ a vedere fruttare il proprio investimento.

In altri tempi avremmo visto, su questo tema, scioperi generali e manifestazioni nelle piazze, oggi registriamo, anche da parte di sindacati, istituzioni e delle forze politiche, silenzi, rimozioni e frasi di circostanza.

Buon Compleanno P. C. I.

Scritto da PCI Fed. Brescia.

A nome di diverse forze politiche, di cittadini dalla differente cultura sociale, di tanti lavoratori e lavoratrici siamo orgogliosi di porre all'attenzione della città la celebrazione del centenario dalla fondazione del Partito Comunista in Italia.

Cento anni di una presenza che ha cambiato il volto della società italiana.

Cento anni che hanno sancito la piena cittadinanza ed il ruolo pieno, legittimo e non subalterno dei lavoratori e delle lavoratrici nella società.

Cento anni iniziati con il rifiuto fondamentale della guerra e continuati con il contributo alla Costituzione democratica, col suffragio universale e lo Statuto dei Lavoratori.Q

uesto anniversario va celebrato sapendo che da quella storia intricata, pericolosa e, a tratti, eroica è originato quel dono fatto al popolo italiano dal popolo dei lavoratori, per portarlo definitivamente fuori dalle arretratezze storiche che ne avevano segnato la marginalità nel consesso delle nazioni avanzate.

La parabola disegnata nel secolo dal Partito Comunista Italiano corrisponde così a quella disegnata dall'Italia, le cui massime fortune economiche hanno corrisposto col massimo delle conquiste sociali e queste con l'apice delle fortune elettorali di questo Partito.

Dobbiamo oggi porre l'accento sul declino del nostro Paese ricordando che fare dei lavoratori il nemico da battere ha fatto male all'Italia tutta. A cento anni di distanza possiamo sostenere che l'esperimento di gestire la democrazia senza il contributo consapevole dei lavoratori sta fallendo.

E a cento anni di distanza, in una stagione gravida di minacce di guerra i comunisti rilanciano a tutte le cittadine e i cittadini, a tutte le forze politiche la bandiera della pace che per primi, con pochi altri, sollevarono nel nostro Paese.

L'appuntamento è per il 21 Gennaio alle 14,30 in Piazza Loggia a Brescia, l'iniziativa verrà trasmessa in diretta dalla pagina Facebook nazionale del Partito Comunista Italiano con collegamenti da altre piazze Lombarde e interviste a compagni e compagne e esponenti politici e sindacali. 

Seguite gli aggiornamenti sui social della Federazione Bresciana (Facebook - Twitter - Instagram) 

ADERISCONO ALL'INIZIATIVA :

PARTITO COMUNISTA ITALIANO 

RIFONDAZIONE COMUNISTA 

C. S. 28 MAGGIO

PARTITO DEI CARC

SINISTRA ANTICAPITALISTA