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    20.249.000 euro, su un fatturato di oltre 70 milioni.

    Questo, secondo quanto riportato dal rapporto Brescia 1000 imprese a cura di Bresciaoggi, l'utile relativo all'esercizio 2017 di Invatec S.p.a. Queste dunque le performance finanziarie alla vigilia della decisione della multinazionale controllante Medtronic, primo player mondiale nel settore dei medical device, di cessare le attività in tutti e due gli stabilimenti bresciani rimasti attivi del gruppo e delocalizzare la produzione in Messico e Irlanda. Perché in fondo, in un'economia liberale, non conta quanto tu sia bravo a fare qualcosa, ma se esiste qualcuno disposto a farlo a meno.

    È questa meritocrazia? Forse sì, ma finché si confrontano aree economiche omogenee. quando si iniziano a confrontare le mele con le pere, l'Italia con il Messico o l'Irlanda (che, ricordiamo, è stata soggetta a più di una procedura infrazione per la prassi di "aggiustare" le aliquote fiscali alle multinazionali) ecco che la retorica liberale della meritocrazia perde tutto il suo potere immaginifico e si svela per ciò che é, ovvero la retorica dell'ipocrisia, del sottosviluppo, della povertà e della regressione. La stessa retorica che suona il requiem delle democrazie occidentali, ormai del tutto prone e succubi agli interessi finanziari internazionali dietro una patina sempre più sottile di legittimità costituzionale.

    COMMISSIONE LAVORO PCI BRESCIA

     
     
  • Riprendiamo dal Blog  Materialismo Storico un'intervista al compagno Diego Angelo Bertozzi sulle prospettive della Belt and Road Initiative (BRI) e sul futuro della Cina. 

     
    di Nicola Tanno, risponde D.A. Bertozzi
     
    La Nuova Via della Seta è il grande progetto della Cina del XXI secolo. Rifacendosi all’antica via commerciale del secondo secolo d.C. della dinastia Han, la Belt and Road Initiative (BRI) è un piano per la costruzione di infrastrutture di trasporto e logistiche che coinvolge decine di paesi di tutto il mondo per un valore di più di mille miliardi di dollari. Di questo ambizioso progetto ne ha parlato Diego Angelo Bertozzi in La Belt and Road Initiative. La Nuova Via della Seta e la Cina globale (Imprimatur). In questa intervista Bertozzi, già autore di altri volumi sul paese orientale, ha discusso sulle prospettive della BRI e sul futuro della Cina. 
  • La Cina è ancora socialista?

    Carlos Martinez per

    https://libya360.wordpress.com/2018/10/01/is-china-still-socialist/

    Traduzione a cura di comunistibrescia.org

    Fintanto che il socialismo non collasserà in Cina, avrà sempre la sua sede nel mondo. (Deng Xiaoping)i

    Il primo di ottobre ricorre la festa nazionale della Cina, il 69 ° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese. Con l'ascesa della Cina e la sua crescente importanza per l'economia globale, la Cina è un "tema caldo" nel mondo della politica e dell'economia. E, dopo quattro decenni di riforme economiche orientate al mercato, molti a sinistra chiedono: fino a che punto la Cina può ragionevolmente essere considerata un paese socialista?

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    L’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato, come risposta alle accuse e alle provocazioni commerciali dell’Amministrazione Statunitense, un libro bianco sui rapporti commerciali Cina-USA, che ribatte colpo su colpo ai luoghi comuni sul comportamento commerciale e politico della Cina e ribalta le accuse di distorsione del mercato globale contro gli Stati Uniti mettendo in luce come il protezionismo e il “bullismo commerciale” sia un pericolo non solo per l’economia globale dei partner economici degli USA ma creino soprattutto danno alla struttura economica stessa degli Stati Uniti e al popolo americano.

     

    Ne presentiamo ampi stralci tratti dalla traduzione integrale (scaricabile in PDF al link https://mega.nz/#!iax0wQIQ!cHIKgxMZgXukRXhC6HVaJB7sfw01mBlfwABqMbGdGdU ) a cura del Dipartimento Informazione della Federazione Di Brescia del Partito Comunista Italiano.

     

  • Dalle colonne del New York Times traduciamo e riportiamo un'articolo diAngus Deaton(professore di economia e affari internazionali presso la Princeton University, professore di economia alla University of Southern California e nel 2015 Premio Nobel per l'economia) sulla reale situazione della poverta' negli Stati Uniti.

    Si potrebbe pensare che il tipo di estrema povertà che riguarderebbe un'organizzazione globale come le Nazioni Unite sia da tempo scomparsa negli Stati Uniti. Eppure il relatore speciale Onu sulla povertà estrema e sui diritti umani, Philip Alston, ha recentemente eseguito e relazionato un tour investigativo negli Stati Uniti.

    Sicuri che nessuno negli Stati Uniti oggi sia povero come un povero in Etiopia o in Nepal? Oggi fare questi confronti è diventato molto più facile. La Banca Mondiale ha deciso in Ottobre di includere i paesi ad alto reddito nelle sue stime globali sulle persone che vivono in condizioni di povertà. Ora possiamo fare confronti diretti tra Stati Uniti e paesi poveri.

  • Pubblichiamo , come come contributo alla discussione , un articolo di Giulio Palermo, compagno ed economista dell'Università di Brescia, che analizza possibilità e conseguenze di un eventuale ripudio totale del debito pubblico da parte dell'Italia.

    DEFAULT TOTALE

    Giulio Palermo

    In questo articolo, propongo una riflessione ad ampio raggio sulla possibilità che il
    movimento contro il debito si sviluppi attivamente in ogni paese d’Europa, connotandosi in senso
    anticapitalista. Invece di tifare Grecia e sperare che il governo Tsipras strappi condizioni dignitose
    nelle trattative con i creditori che strangolano il paese, l’idea è di aprire fronti di lotta al debito
    pubblico in tutti i paesi. Non ovviamente nell’intento di stabilizzare il sistema finanziario — come
    vorrebbero alcune forze favorevoli a un default negoziato e parziale — ma per far saltare l’attuale
    assetto politico-finanziario e avviare un processo verso il socialismo.
    Gli effetti moltiplicativi di un simile coordinamento anticapitalista europeo sono ovvi. Sul
    piano politico, il rafforzamento del governo Tsipras in Grecia sarebbe immediato. Se ne tocchi uno,
    ci ribelliamo tutti! Questo è il migliore messaggio che sfruttati e oppressi d’Europa possono inviare
    ai signori dell’euro e della finanza.

  • Publichiamo due brevi critiche alla strategia di Syriza di Giulio Palermo, economista dell' Università di brescia, sperando che contribuiscano a sviluppare il dibattito a sinistra, prima che il governo greco e le forze anticapitaliste siano schiacciati dall'ascesa della destra.

    ANTICAPITALISMO E ANTIFASCISMO IN EUROPA:
    DUE CRITICHE ALLA STRATEGIA DI SYRIZA

    Syriza è in gravi difficoltà. Non per lo scontro con le istituzioni europee ma per le rivendicazioni del popolo greco. Ormai sono i fatti a dimostrarlo: il suo programma politico è internamente contraddittorio. Allentare la crisi sociale e umanitaria non è possibile all’interno delle regole dell’unione economica e monetaria. Questo è il dato. Le promesse di Syriza non possono essere mantenute.

  • A quanto pare la Merkel ha indotto Schäuble (che stava facendo saltare il compromesso raggiunto il 20 febbraio con Atene, già parecchio oneroso per quest'ultima) a più miti consigli riguardo alla Grecia. Questo su pressione di Obama, che ritiene che una uscita della Grecia dall'euro (e contestuale suo accordo con la Russia) indebolirebbe il fronte sud-est della Nato e quindi il suo controllo su quella parte del Mediterraneo.

    Le lezioni contenute in questa vicenda sono diverse:

  • Secondo uno studio commissionato dall'Istituto tedesco per la ricerca macroeconomica (IMK) e riproposto dal blog KTG, in Grecia le famiglie più povere hanno perso quasi l'86% del loro reddito, mentre i più ricchi solo il 17-20%.La pressione fiscale sui poveri è aumentata del 337%, mentre l'onere per le classi superiori di reddito è aumentato solo del 9% !!! Questo è il risultato di uno studio che ha analizzato 260.000 dati fiscali e redditi degli anni 2008-2012. 

    Questi gli altri principali risultati dello studio:

  • Il TTIP, Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti, è un accordo tra Stati Uniti e Commissione Europea, che regolerà la più grande area di libero scambio del mondo - 800 milioni di consumatori che rappresentano il 54% del PIL mondiale. Le trattative, che dovrebbero terminare entro il 2015, si svolgono per lo più in assoluta segretezza nei confronti dell'opinione pubblica (come ha tra l'altro denunciato lo stesso Parlamento Europeo...) tant'è che dei 154 meeting informativi solo 19 si sono svolti con gruppi di interesse pubblico mentre gli altri con le lobby industriali. Sono infatti le grandi corporation internazionali ad avere promosso i negoziati ed a spingere per la loro conclusione, in particolare le industrie agroalimentare ed informatica americana ed i gruppi industriali automobilistici europei ( do you remember Fiat? ne parliamo più avanti).

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    Cos'è il TTIP e sei ragioni per cui la risposta dovrebbe preoccuparvi.

     

    Articolo uscito su The Independent <http://www.independent.co.uk> traduzione di emmebi per comunistibrescia.org

    I negoziati per il commercio sono un assalto alla democrazia Io vorrei votare contro, solo che.....aspetta un attimo, Non posso!

    Avete sentito parlare del TTIP? Se la risposta è no, non preoccupatevi, è che non avreste dovuto...

    Il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP in inglese) è una serie di negoziati che sta avvenendo, per lo più in segreto, tra EU e USA.

  • Zoltan Zigedy
    Quando scrissi [1] di Thomas Piketty e del suo libro, un mese prima della pubblicazione dell'edizione inglese de “Il capitale nel XXI secolo”, ero fiducioso che sia lui che il suo libro avrebbero avuto un grande impatto anche al di fuori della comunità accademica. Di sicuro non mi aspettavo diventasse un best-seller, ma ho pensato che il libro potesse soddisfare un bisogno urgente di un particolare segmento dello spettro politico. Mentre altri hanno notato l'aspetto di attualità del libro sulla scia della catastrofe economica 2007-2008 e il suo arrivo in concomitanza con una maggiore sensibilità sollecitata dalla crescente tendenza alla disuguaglianza, la mia sensazione fu che il libro sarebbe stato accolto come una manna dal cielo dai liberali e dai socialdemocratici.

  • In un video i pericoli insiti nel trattato di libero scambio USA-UE (TTIP)

  • Per cominciare, una precisazione. Interpreto il titolo che è stato assegnato a questa relazione intendendo per “sopravvivenza dell’euro” una sopravvivenza cui si accompagni il ritorno della nostra economia su un percorso di crescita. Dico questo perché si sono dati casi in cui un’unione monetaria ha continuato a sussistere a dispetto della crescente divergenza delle condizioni economiche tra i territori che ne facevano parte (un buon esempio al riguardo è rappresentato dal nostro Mezzogiorno, che nei primi 90 anni dopo l’Unità d’Italia ha visto crescere – e in misura significativa – la distanza del reddito pro capite dei suoi abitanti rispetto a quelli del Centro e Nord della penisola).